FIFA, aumenta la pressione su Gianni Infantino: Figo chiede le dimissioni

Il presidente ha convocato i vertici dell’organizzazione in Marocco dopo il fallimento del progetto FIFA Forward Enterprise. Il piano prevedeva la raccolta di 4,2 miliardi di dollari attraverso la cessione di una quota di minoranza della nuova società commerciale, valutata complessivamente circa 20 miliardi

La posizione di Gianni Infantino alla guida della FIFA appare sempre più fragile.

Il presidente dell’organismo mondiale del calcio ha convocato in Marocco i principali dirigenti della federazione dopo il fallimento del progetto FIFA Forward Enterprise, la nuova struttura che avrebbe dovuto concentrare le attività commerciali e organizzative legate alle competizioni internazionali.

Il piano prevedeva di raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari americani attraverso la vendita a investitori privati di una quota di minoranza, pari a circa il 20%, della nuova società. La valutazione complessiva iniziale del progetto era invece di circa 20 miliardi di dollari. 

La proposta è stata ritirata dopo la forte opposizione di numerose federazioni e confederazioni, preoccupate per la possibile privatizzazione di una parte dei ricavi della Coppa del Mondo e per la scarsa trasparenza con cui il progetto sarebbe stato sviluppato. 

Riunione d’emergenza in Marocco

Infantino ha riunito i massimi dirigenti della FIFA a Rabat nel tentativo di ricomporre una crisi diventata ormai politica, finanziaria e istituzionale.

La riunione arriva dopo settimane di contestazioni interne e dopo il progressivo allontanamento di dirigenti e consulenti che avrebbero espresso riserve sulla nuova struttura commerciale.

Secondo quanto emerso, il progetto sarebbe stato promosso senza un confronto adeguato con tutte le componenti dell’organizzazione. Alcuni funzionari avrebbero preso le distanze dal piano, mentre altri avrebbero lasciato i propri incarichi. 

Il presidente deve ora dimostrare di essere ancora in grado di mantenere unita la FIFA e di conservare il sostegno necessario in vista della prossima elezione.

Figo: «Infantino deve andarsene»

L’attacco più duro è arrivato dall’ex campione portoghese Luís Figo.

In un intervento pubblico, l’ex calciatore ha chiesto le dimissioni immediate di Infantino, accusandolo di avere danneggiato l’autorità e la credibilità della presidenza FIFA.

Figo ha descritto il comportamento del dirigente svizzero con parole durissime, sostenendo che la gestione della vicenda abbia rappresentato uno dei momenti più bassi nella storia recente del governo mondiale del calcio.

L’ex capitano del Portogallo aveva sostenuto Infantino nella fase iniziale della sua ascesa alla presidenza. La sua richiesta di dimissioni rappresenta quindi una rottura politica particolarmente significativa. 

Il progetto FIFA Forward Enterprise

La FIFA aveva presentato FIFA Forward Enterprise come una società interamente controllata dall’organizzazione, destinata a riunire le attività commerciali e operative.

Secondo la proposta ufficiale, la FIFA avrebbe mantenuto il controllo esclusivo sulle competizioni, sul calendario, sulle decisioni sportive e sulla governance del calcio.

Gli investitori avrebbero acquistato soltanto partecipazioni di minoranza e senza poteri di controllo.

Il denaro raccolto avrebbe dovuto finanziare nuovi programmi di sviluppo e aumentare significativamente i contributi alle 211 federazioni affiliate. 

I critici hanno però temuto che l’ingresso di capitali privati potesse condizionare nel lungo periodo la gestione dei diritti televisivi, delle sponsorizzazioni e dei ricavi della Coppa del Mondo.

La rivolta delle federazioni europee

Diverse federazioni europee hanno ritirato o messo in discussione il sostegno precedentemente garantito a Infantino.

La UEFA ha espresso pubblicamente sfiducia nella sua leadership, chiedendo maggiore trasparenza e responsabilità dopo il fallimento del piano commerciale.

Anche organizzazioni appartenenti ad altre confederazioni avrebbero contestato il metodo utilizzato e la possibilità che un patrimonio fondamentale del calcio mondiale venisse aperto agli investitori privati senza un vero controllo collettivo. 

La frattura è particolarmente grave perché Infantino aveva recentemente dichiarato di avere ricevuto il sostegno di oltre 200 federazioni in vista della futura rielezione.

Quel consenso, che fino a poche settimane fa appariva quasi unanime, oggi non sembra più altrettanto solido. 

Il nodo della trasparenza

Al centro della crisi non c’è soltanto il valore economico del progetto.

La questione principale riguarda il modo in cui vengono prese le decisioni dentro la FIFA.

Le federazioni chiedono di conoscere chi abbia ideato il piano, quali investitori fossero coinvolti, quali garanzie fossero previste e quale sarebbe stato il reale equilibrio tra gli interessi del calcio e quelli del capitale privato.

Una struttura valutata 20 miliardi di dollari e costruita attorno ai ricavi della Coppa del Mondo non può essere considerata una semplice operazione finanziaria.

Riguarda il futuro economico del calcio internazionale e la distribuzione delle risorse tra federazioni ricche e Paesi più piccoli.

Il rischio di trasformare il Mondiale in un prodotto finanziario

La Coppa del Mondo rappresenta la principale fonte di ricavi della FIFA.

Diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietteria e ospitalità producono miliardi di dollari, successivamente utilizzati anche per finanziare lo sviluppo del calcio nei diversi continenti.

L’ingresso di investitori privati avrebbe potuto garantire risorse immediate, ma avrebbe anche creato aspettative di rendimento.

Un fondo che acquista una quota non lo fa per spirito sportivo. Si aspetta profitti, crescita dei ricavi e valorizzazione dell’investimento.

Il timore delle federazioni è che questa pressione possa influenzare il numero delle competizioni, il calendario, i prezzi, i diritti televisivi e le scelte commerciali.

Infantino conserva ancora sostegni importanti

Nonostante la crescente opposizione europea, Infantino mantiene ancora una base significativa di consenso.

Numerose federazioni africane e asiatiche continuano a sostenerlo, anche grazie all’aumento dei finanziamenti distribuiti dalla FIFA attraverso i programmi di sviluppo.

Il presidente ha costruito negli anni una rete politica molto forte tra le federazioni più piccole, che dispongono dello stesso voto delle grandi potenze calcistiche durante il Congresso FIFA.

Per questo la perdita del sostegno europeo non determina automaticamente la fine della sua presidenza.

Potrebbe però rendere più difficile una nuova candidatura e favorire la nascita di un fronte alternativo.

Manca ancora un vero sfidante

La pressione su Infantino cresce, ma al momento non è emerso un candidato capace di unire le diverse opposizioni.

Le federazioni contrarie dovranno decidere se limitarsi a criticare il presidente oppure costruire una candidatura credibile.

Senza un’alternativa condivisa, Infantino potrebbe ancora affidarsi al sostegno delle federazioni africane, asiatiche e di numerosi piccoli Paesi.

Le richieste di riforma dovranno quindi trasformarsi in un progetto politico concreto.

Una crisi che riguarda il futuro della FIFA

Il fallimento di FIFA Forward Enterprise ha aperto una delle crisi più serie della presidenza Infantino.

La riunione in Marocco servirà a capire se il dirigente riuscirà a ricostruire il consenso oppure se la frattura è ormai irreversibile.

La richiesta di dimissioni avanzata da Luís Figo ha dato alla protesta un volto conosciuto in tutto il mondo.

Ma la questione va oltre il destino personale del presidente.

In gioco c’è il modello futuro della FIFA: un’organizzazione al servizio delle federazioni e del calcio oppure una grande piattaforma commerciale sempre più vicina alla finanza internazionale.

Infantino ha costruito la propria leadership promettendo sviluppo, ricavi e investimenti senza precedenti.

Ora rischia di essere travolto proprio dal progetto con cui voleva trasformare definitivamente il potere economico della FIFA.