FIFA, cresce la fronda contro Infantino: l’uscita del COO Lamour «è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso»

Si allarga il fronte interno contro Gianni Infantino. Dopo l’uscita del Chief Operating Officer Kevin Lamour, nuovi dirigenti FIFA e federazioni nazionali hanno ritirato il proprio sostegno al presidente, già sotto pressione per il progetto – poi abbandonato – di cedere a investitori privati una quota dei diritti commerciali dei Mondiali e di altre competizioni.

La posizione di Gianni Infantino alla guida della FIFA diventa sempre più delicata a pochi mesi dalle elezioni di marzo, quando il presidente punta a ottenere un quarto mandato fino al 2031.

A innescare l’ultima ondata di critiche è stata l’uscita del Chief Operating Officer Kevin Lamour, avvenuta poche settimane dopo che il dirigente aveva contestato pubblicamente il progetto di Infantino di vendere una partecipazione nei diritti commerciali della Coppa del Mondo e di altri tornei FIFA.

La FIFA ha comunicato che Lamour ha lasciato l’organizzazione. Ma per diversi esponenti del calcio internazionale la vicenda rappresenta un grave problema di governance.

Csanyi: «La goccia finale»

Il vicepresidente FIFA Sandor Csanyi, presidente della federazione ungherese e membro del FIFA Council, ha ritirato il proprio sostegno a Infantino.

In una lettera indirizzata al presidente, Csanyi ha definito l’uscita di Lamour «la goccia che ha fatto traboccare il vaso».

Secondo il dirigente ungherese, Lamour avrebbe svolto il proprio ruolo con elevati standard professionali ed etici e la sua uscita, maturata dopo le critiche alla proposta sui diritti commerciali, solleverebbe interrogativi seri sulla leadership e sulla capacità decisionale ai vertici della FIFA.

Lamour aveva sostenuto che il personale fosse stato tenuto all’oscuro di alcuni aspetti del progetto, arrivando a descriverlo come l’iniziativa di una sola persona.

Tre confederazioni contro Infantino

Le critiche non arrivano soltanto dall’Ungheria.

Tra i vicepresidenti FIFA che hanno attaccato apertamente la gestione di Infantino figurano il presidente UEFA Aleksander Ceferin, quello dell’AFC Sheikh Salman bin Ebrahim Al-Khalifa e il numero uno della CONCACAF Vittorio Montagliani.

Tre grandi confederazioni hanno quindi aumentato la pressione sul presidente chiedendo un cambio di rotta e, in alcuni casi, apertamente le sue dimissioni.

Anche Montenegro e Israele ritirano il sostegno

La federazione del Montenegro ha annunciato di aver ritirato la precedente lettera di sostegno alla candidatura di Infantino.

Il presidente federale Dejan Savicevic, membro del FIFA Council dal 2017, ha parlato di sviluppi «estremamente preoccupanti», denunciando mancanza di comunicazione e trasparenza non soltanto nei confronti delle federazioni nazionali, ma anche all’interno delle stesse strutture FIFA.

Secondo quanto riportato, anche Israele avrebbe ritirato il sostegno alla rielezione del presidente dopo una decisione unanime del consiglio della propria federazione.

Il Galles era stato invece il primo Paese a formalizzare il ritiro dell’appoggio già all’inizio di agosto.

Il chief executive della Football Association of Wales, Noel Mooney, ha accusato Infantino di aver tentato di «vendere i gioielli di famiglia» del calcio mondiale agli investitori di private equity.

Il progetto che ha aperto la crisi

Al centro dello scontro c’è il piano per coinvolgere capitali privati nei diritti commerciali della FIFA.

L’idea avrebbe dovuto valorizzare economicamente alcuni degli asset più importanti dell’organizzazione, compresi i Mondiali.

Ma il progetto ha incontrato una forte opposizione interna ed esterna, soprattutto per i timori legati al controllo futuro dei ricavi e alla trasparenza delle decisioni.

La stessa proposta è stata successivamente riconosciuta come problematica e accantonata.

È proprio questo ad avere aumentato le critiche: per gli oppositori, l’uscita di un dirigente che aveva contestato una strategia poi abbandonata pone un problema sulla gestione del dissenso interno.

Africa e Sud America restano con Infantino

Il fronte anti-Infantino non comprende però tutto il calcio mondiale.

La confederazione africana CAF e quella sudamericana CONMEBOL continuano al momento a sostenere il presidente.

Il numero uno della CAF, Patrice Motsepe, ha sottolineato che qualsiasi cambiamento alla guida della FIFA dovrà avvenire democraticamente attraverso il voto delle 211 federazioni affiliate nelle elezioni del prossimo anno.

La battaglia, quindi, è tutt’altro che chiusa.

Infantino conserva ancora importanti blocchi di sostegno, ma la frattura interna appare ormai evidente.

A pochi mesi dal voto, la questione non riguarda più soltanto una controversa operazione commerciale: riguarda la fiducia nella leadership, nella trasparenza e nel sistema di governo della FIFA stessa.