Legge elettorale, Carè attacca: “Gli italiani all’estero non sono cittadini di serie B”

L’ipotesi di ridurre le circoscrizioni estere nella riforma elettorale accende lo scontro politico. Nicola Carè, deputato Pd eletto all’estero, denuncia il rischio di cancellare la rappresentanza di intere aree del mondo, dall’Indo-Pacifico al Nord America. Al centro della polemica l’idea di passare dalle attuali quattro ripartizioni a una circoscrizione mondiale per il Senato e due sole aree per la Camera.

La riforma elettorale riaccende il caso estero

La riforma elettorale italiana apre un nuovo fronte sulla rappresentanza degli italiani nel mondo.

Secondo quanto riportato  da Allora !, nella discussione della legge elettorale  sarebbe emersa una norma per ridurre le attuali circoscrizioni estere. Oggi gli italiani residenti fuori dall’Italia votano in quattro ripartizioni: EuropaAmerica MeridionaleAmerica Settentrionale e CentraleAfrica-Asia-Oceania-Antartide.

La proposta attribuita alla maggioranza prevederebbe una sola circoscrizione mondiale per il Senato e due sole circoscrizioni per la Camera: una per l’Europa e una per tutto il resto del mondo.

Una modifica che, se confermata, avrebbe effetti enormi sugli equilibri della rappresentanza parlamentare estera.

Carè: “No alla riduzione delle circoscrizioni estere”

Il deputato del Partito Democratico Nicola Carè, eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, ha criticato duramente l’ipotesi.

“Gli italiani all’estero non possono essere ricordati solo quando conviene e poi messi sistematicamente in secondo piano quando si parla di diritti, rappresentanza e partecipazione democratica”, ha dichiarato Carè.

Secondo il parlamentare, ridurre le circoscrizioni estere significherebbe colpire milioni di cittadini italiani che vivono fuori dai confini nazionali ma continuano ad amare, sostenere e rappresentare l’Italia nel mondo.

Per Carè, il messaggio è chiaro: “Gli italiani all’estero non sono cittadini di seconda fascia”.

Il rischio per l’Indo-Pacifico

Il nodo più delicato riguarda la ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide.

In un momento in cui l’area dell’Indo-Pacifico assume un peso strategico sempre maggiore per economia, sicurezza, commercio, energia e relazioni internazionali, l’Italia rischierebbe di non avere più un parlamentare eletto direttamente da quella parte del mondo.

Carè, residente da decenni a Sydney, ha sottolineato proprio questo punto: l’area che comprende Australia, Asia, Africa e Oceania verrebbe di fatto assorbita in un grande collegio extraeuropeo dominato dai numeri più alti del Sud America.

Il rischio, secondo i critici, è che comunità geograficamente lontane e molto diverse tra loro perdano ogni possibilità concreta di eleggere un proprio rappresentante.

Sud America favorito, Oceania penalizzata

La contestazione politica è semplice: con una circoscrizione unica extraeuropea alla Camera e una circoscrizione mondiale al Senato, i candidati provenienti dalle aree con più elettori avrebbero un vantaggio naturale.

Il Sud America, dove la presenza italiana è storicamente molto numerosa, potrebbe raccogliere molte più preferenze rispetto a Nord America, Oceania, Asia e Africa.

Questo non significa che una comunità valga meno di un’altra. Ma significa che, in un sistema basato sulle preferenze, le aree meno popolose rischiano di sparire dalla rappresentanza parlamentare.

È questo il punto sollevato anche da altri deputati eletti all’estero, secondo cui il ridisegno delle circoscrizioni potrebbe trasformare la rappresentanza geografica in una competizione squilibrata.

Dodici parlamentari in gioco

La circoscrizione Estero elegge oggi 12 parlamentari8 deputati e 4 senatori.

La legge attuale distribuisce questi seggi tra le quattro ripartizioni, garantendo almeno una voce parlamentare anche ad aree meno numerose ma strategicamente importanti.

L’Europa, con circa 3,4 milioni di italiani, elegge oggi 3 deputati e 1 senatore. Il Sud America elegge 2 deputati e 1 senatore. Il Nord America elegge 2 deputati e 1 senatore. Africa-Asia-Oceania-Antartide elegge 1 deputato e 1 senatore.

Con la nuova ipotesi, questa architettura salterebbe.

“Convenienza politica di parte”

Carè accusa la maggioranza di voler ridisegnare il voto estero per convenienza politica.

Secondo il deputato Pd, la riduzione delle circoscrizioni non sarebbe una semplice riforma tecnica, ma un intervento destinato a modificare gli equilibri parlamentari, favorendo le aree dove il centrodestra avrebbe maggiori possibilità di eleggere.

“Non accetteremo colpi di mano, scorciatoie o emendamenti calati dall’alto”, ha detto Carè.

La rappresentanza degli italiani all’estero, ha aggiunto, non può essere sacrificata “per convenienze politiche di parte”.

Il precedente dei brogli e il nodo del voto postale

Nel dibattito torna inevitabilmente anche il tema della sicurezza del voto all’estero.

Negli ultimi anni il sistema del voto postale è stato più volte criticato per fragilità, opacità e rischi di manipolazione. Il caso dell’ex senatore Adriano Cario, decaduto nel 2021 per irregolarità elettorali, resta uno dei precedenti più gravi nella storia della circoscrizione Estero.

Ma il problema dei brogli non può essere usato come argomento per ridurre la rappresentanza geografica.

Una cosa è rendere il voto più sicuro, tracciabile e moderno. Altra cosa è cancellare o accorpare intere ripartizioni, rendendo più debole il rapporto tra eletti ed elettori.

La riforma dovrebbe puntare a maggiore trasparenza, non a minore rappresentanza.

La rappresentanza non è un dettaglio tecnico

Il rapporto tra eletto ed elettore, soprattutto all’estero, non è una formalità.

Chi vive in Australia, Canada, Argentina, Brasile, Sudafrica, Stati Uniti, Germania o Regno Unito affronta problemi diversi: servizi consolari, passaporti, cittadinanza, AIRE, pensioni, lingua italiana, scuole, assistenza sociale, imprese, commercio, mobilità giovanile.

Accorpare tutto in maxi-circoscrizioni significa rendere più difficile ascoltare davvero queste differenze.

Il rischio è avere parlamentari eletti da grandi bacini numerici ma sempre più lontani da territori enormi, complessi e profondamente diversi.

Il caso Australia

Per la comunità italiana in Australia, la questione è particolarmente delicata.

L’Australia non è soltanto una storica destinazione migratoria italiana. È anche un Paese centrale nell’Indo-Pacifico, area oggi decisiva per commercio, sicurezza, università, materie prime, tecnologia, difesa e relazioni internazionali.

Cancellare una rappresentanza diretta da questa zona significherebbe indebolire la voce italiana in una regione che Roma stessa considera sempre più strategica.

È il paradosso denunciato da Carè: mentre l’Indo-Pacifico cresce di importanza, l’Italia rischia di ridurre la presenza politica dei suoi cittadini che vivono proprio in quell’area.

Riformare sì, cancellare no

Il voto estero ha certamente bisogno di una riforma.

Servono più controlli, maggiore sicurezza, strumenti digitali, un sistema meno vulnerabile alle manipolazioni, più trasparenza sui plichi, tempi più certi e una revisione seria del rapporto tra consolati, elettori e rappresentanza.

Ma riformare non significa comprimere.

Gli italiani all’estero chiedono servizi migliori, consolati più efficienti, procedure più rapide e una rappresentanza più vicina. Non una rappresentanza più lontana.

Uno scontro destinato a crescere

La battaglia è appena iniziata.

Se l’emendamento dovesse avanzare, lo scontro politico sulla circoscrizione Estero potrebbe diventare uno dei punti più sensibili della riforma elettorale.

Da una parte la maggioranza, che punta a ridisegnare il sistema. Dall’altra i parlamentari eletti all’estero e le comunità italiane nel mondo, preoccupati per il rischio di perdere voce, dignità e presenza istituzionale.

Carè promette opposizione dura.

“Gli italiani all’estero sono Italia”, ha detto. “Sono parte viva della Repubblica e meritano rispetto, ascolto e piena dignità costituzionale”.

La domanda politica

La domanda vera è una sola: l’Italia vuole ancora rappresentare davvero i suoi cittadini nel mondo?

Oppure vuole trasformare la circoscrizione Estero in un grande contenitore elettorale, utile nei numeri ma debole nel rapporto con le comunità?

Ridurre le circoscrizioni può sembrare una modifica tecnica.

Ma per milioni di italiani all’estero sarebbe un messaggio politico preciso: meno prossimità, meno ascolto, meno rappresentanza.

E in un tempo in cui l’Italia parla sempre più di diplomazia economica, Made in Italy, comunità globali e nuova mobilità, sarebbe una contraddizione difficile da spiegare.


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