Menia propone otto aree, ma cambia anche il modo di scegliere gli eletti

Roberto Menia non si limita a chiedere la cancellazione della riforma. Presenta un modello alternativo che modifica sia la geografia della Circoscrizione Estero sia il modo con il quale verrebbero individuati i parlamentari eletti.

Per il Senato manterrebbe le quattro ripartizioni della legge Tremaglia: Europa, America meridionale, America settentrionale e centrale, Africa-Asia-Oceania-Antartide. Ogni ripartizione continuerebbe quindi a costituire un collegio elettorale.

Per la Camera introdurrebbe invece otto aree di voto:

  • tre in Europa;
  • due in Nord America;
  • due in Sud America;
  • una per Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Gli otto deputati eletti all’estero avrebbero quindi otto aree di riferimento. Ma la proposta non stabilisce direttamente quali Paesi debbano essere inseriti in ciascuna area. La composizione territoriale verrebbe decisa successivamente con un decreto del ministro dell’Interno, adottato insieme al ministro degli Affari esteri.

Per esempio, soltanto in una fase successiva verrebbe deciso come dividere l’Europa nelle tre aree e quali Stati inserire nei due collegi nordamericani e nei due sudamericani.

Per l’Australia cambierebbe poco sul piano geografico

La suddivisione proposta da Menia renderebbe più piccoli alcuni collegi, soprattutto in Europa e nelle Americhe. In teoria, questo potrebbe avvicinare i candidati agli elettori e rendere le campagne elettorali meno dispersive.

Per l’Australia, tuttavia, il problema delle distanze rimarrebbe quasi interamente irrisolto.

Africa, Asia, Oceania e Antartide continuerebbero a formare una sola area di voto. Un candidato residente a Sydney, Melbourne o Perth dovrebbe quindi confrontarsi ancora con un territorio immenso, comprendente comunità italiane distribuite dall’Africa al Giappone, dall’India alla Nuova Zelanda.

L’Australia non avrebbe un proprio collegio autonomo e non sarebbe nemmeno separata dall’Asia e dall’Africa.

La proposta Menia ridurrebbe dunque le dimensioni dei collegi europei e americani, ma lascerebbe sostanzialmente invariata l’enorme area nella quale si trovano gli italiani residenti in Australia.

I seggi sarebbero distribuiti tra le liste a livello mondiale

La parte più complessa della proposta riguarda l’assegnazione dei seggi.

Le otto aree servirebbero per presentare i candidati e raccogliere i voti. Il risultato complessivo delle liste, però, verrebbe calcolato sull’intera Circoscrizione Estero.

In altre parole, i voti raccolti dalla stessa lista in Europa, America, Australia, Asia e Africa verrebbero sommati per determinare quanti parlamentari spettano complessivamente a quella forza politica.

Soltanto dopo si stabilirebbe quali candidati della lista risultano eletti.

Questo significa che le otto aree non garantirebbero automaticamente un deputato a ciascun territorio. Una lista potrebbe ottenere più seggi grazie al risultato mondiale e far eleggere i propri candidati che hanno raggiunto le percentuali individuali migliori.

Di conseguenza, un candidato potrebbe ottenere un buon risultato nella propria area senza essere eletto, mentre un altro candidato della stessa lista potrebbe prevalere grazie a una percentuale più alta raggiunta in un collegio differente.

Perché Menia propone di calcolare percentuali e non soltanto voti

Le aree avrebbero numeri di elettori molto diversi. Un candidato europeo potrebbe ricevere molte più preferenze in valore assoluto rispetto a un candidato dell’Australia o dell’Africa, semplicemente perché in Europa vivono più cittadini italiani.

Per limitare questo squilibrio, Menia propone di non confrontare soltanto il numero assoluto dei voti ottenuti.

Il risultato personale di ogni candidato verrebbe calcolato in percentuale rispetto al totale dei voti validi espressi nella sua area.

Facciamo un esempio semplice.

Un candidato raccoglie 20 mila voti in un collegio nel quale votano 200 mila persone. Ha ottenuto il 10 per cento.

Un altro candidato raccoglie 8 mila voti in un collegio più piccolo, nel quale votano 40 mila persone. Ha ottenuto il 20 per cento.

Pur avendo ricevuto meno voti in termini assoluti, il secondo candidato avrebbe una cifra individuale più alta perché ha convinto una parte maggiore degli elettori del proprio territorio.

Il sistema cerca quindi di rendere confrontabili candidati che si presentano in aree con popolazioni elettorali molto differenti.

Nomi prestampati: non è un capolista, ma la scelta si restringe

Il progetto Menia interviene anche sulla scheda.

Oggi, secondo la legge Tremaglia, l’elettore vota una lista e può scrivere il cognome del candidato prescelto nello spazio riservato alla preferenza.

Anche il testo base della riforma arrivato al Senato mantiene le preferenze nella Circoscrizione Estero. Per la Camera sarebbe possibile esprimere una preferenza nelle aree alle quali fosse assegnato un solo deputato e due nelle aree con almeno due deputati. Per il Senato, diventando la Circoscrizione Estero un collegio mondiale con quattro seggi, sarebbero previste due preferenze. Lo conferma il dossier ufficiale del Senato.

Menia propone un’impostazione differente. Il nome del candidato sarebbe già stampato nel riquadro della lista presente sulla scheda. Verrebbero eliminate le disposizioni che oggi permettono all’elettore di scrivere uno o due cognomi.

Nella singola area ogni lista presenterebbe quindi il proprio candidato e l’elettore sceglierebbe quel binomio: simbolo politico e candidato collegato.

Non si tratterebbe tecnicamente di un “capolista bloccato”, perché non ci sarebbe una lista con un primo candidato destinato automaticamente a precedere tutti gli altri. Non sarebbe corretto usare questa definizione.

Tuttavia, la libertà di scelta dell’elettore verrebbe ridotta. L’elettore non potrebbe scegliere tra più candidati appartenenti alla stessa lista nella propria area: troverebbe il nome già prestampato del candidato individuato dal partito.

La formula giornalisticamente più corretta è quindi questa:

La proposta Menia non introduce un capolista bloccato, ma un candidato prestampato e predeterminato per ciascuna lista nell’area di voto. L’elettore sceglierebbe insieme il simbolo e il candidato collegato, senza poter indicare un nome alternativo della stessa lista.

Negli altri emendamenti Estero non compaiono capilista bloccati

La verifica dell’intero fascicolo permette di chiarire anche questo punto: nei 52 emendamenti direttamente dedicati alla Circoscrizione Estero e al voto per corrispondenza non compaiono le espressioni “capolista bloccato” o “lista bloccata”.

Gli emendamenti del Partito democratico, ai quali partecipa Francesco Giacobbe, sono prevalentemente soppressivi. Vogliono cancellare la nuova articolazione territoriale e, se approvati, lascerebbero in vigore il sistema delle preferenze previsto dalla legge Tremaglia.

Il grande emendamento presentato da Scalfarotto, Musolino e Paita introduce l’alternanza di genere nell’ordine delle candidature, ma non elimina le preferenze. L’ordine alternato serve a impedire che le liste vengano composte privilegiando un solo genere; non trasforma automaticamente il primo candidato in un capolista eletto senza preferenze.

Gli altri emendamenti intervengono sulla sicurezza dei plichi, sulla stampa delle schede, sulla protezione dei dati, sui controlli consolari, sulla residenza dei candidati e sull’entrata in vigore della riforma. Nessuno introduce esplicitamente un capolista bloccato nella Circoscrizione Estero.

Le liste bloccate riguardano soprattutto il sistema nazionale

Il tema delle liste bloccate esiste nel disegno di legge, ma riguarda principalmente l’elezione dei parlamentari sul territorio italiano.

Nel sistema nazionale proposto, l’elettore voterebbe la lista senza esprimere preferenze e i candidati verrebbero eletti seguendo l’ordine deciso nella fase di presentazione. In quel caso la posizione occupata nella lista, a cominciare dal capolista, avrebbe un peso determinante.

Non bisogna però trasferire automaticamente questa regola alla Circoscrizione Estero.

Nel testo base della riforma, gli italiani all’estero continuerebbero a esprimere preferenze. Gli eletti sarebbero determinati dai voti personali ottenuti dai candidati, non semplicemente dall’ordine imposto dal partito.

L’eccezione da spiegare è proprio la proposta Menia: non crea un capolista bloccato tradizionale, ma sostituisce la scelta tra più candidati della stessa lista con un candidato già collegato al simbolo in ogni area.

È una differenza tecnica, ma politicamente sostanziale. Il nome sarebbe visibile sulla scheda, tuttavia sarebbe il partito a decidere in anticipo quale unico candidato proporre ai propri elettori in quel territorio.

Nota metodologica: come leggere la simulazione sulla proposta Menia

La simulazione pubblicata da Allora! News non è un sondaggio, non rappresenta una previsione delle prossime elezioni politiche e non indica anticipatamente quali partiti o candidati verrebbero eletti nella Circoscrizione Estero.

Si tratta di un esercizio controfattuale: abbiamo preso i voti effettivamente espressi dagli italiani all’estero nelle elezioni politiche del 25 settembre 2022 e abbiamo provato ad applicare a quei risultati il metodo di attribuzione dei seggi previsto dalla proposta presentata dal senatore Roberto Menia.

La domanda alla quale la simulazione cerca di rispondere è quindi molto precisa: che cosa sarebbe potuto accadere se il sistema proposto da Menia fosse stato già in vigore nel 2022?

Non cerca invece di stabilire che cosa accadrà alle prossime elezioni.

La base utilizzata

I calcoli si basano esclusivamente sui voti validi ottenuti dalle liste nella Circoscrizione Estero nel 2022. Non sono stati modificati i risultati, non sono stati redistribuiti voti tra partiti e non sono state aggiunte percentuali ipotetiche.

Per la Camera sono stati considerati 1.085.127 voti validi, mentre per il Senato la base di calcolo è stata di 1.089.340 voti.

I numeri possono apparire diversi tra Camera e Senato perché non tutti gli elettori avevano diritto a votare per entrambi i rami del Parlamento e perché il numero delle schede valide non fu identico.

Come sono stati calcolati i seggi della Camera

La proposta Menia mantiene otto deputati eletti all’estero, ma modifica la struttura territoriale della circoscrizione.

Il primo passaggio consiste nel sommare, per ciascuna lista, tutti i voti ottenuti nel mondo. I seggi vengono quindi distribuiti inizialmente sulla base del risultato complessivo della lista nell’intera Circoscrizione Estero.

Dividendo i 1.085.127 voti validi del 2022 per gli otto seggi disponibili si ottiene un quoziente elettorale di 135.640 voti, considerando la parte intera del risultato.

A ciascuna lista vengono attribuiti prima i seggi corrispondenti ai quozienti interi raggiunti. I seggi ancora disponibili vengono successivamente assegnati confrontando i resti più alti.

Applicando questo metodo ai risultati del 2022, la simulazione assegna:

  • due seggi al Partito Democratico;
  • due seggi al centrodestra;
  • un seggio al MAIE;
  • un seggio al Movimento 5 Stelle;
  • un seggio all’USEI;
  • un seggio ad Azione–Italia Viva.

Questo risultato indica soltanto quanti seggi spetterebbero alle singole liste. Non permette ancora di stabilire in quale territorio verrebbero eletti i deputati né quali candidati otterrebbero concretamente il mandato parlamentare.

Il problema delle nuove aree della Camera

La proposta Menia prevede per la Camera una nuova organizzazione territoriale formata da otto aree:

  • tre in Europa;
  • due nell’America settentrionale e centrale;
  • due in America meridionale;
  • una comprendente Africa, Asia, Oceania e Antartide.

La definizione concreta dei confini delle nuove aree interne non è però contenuta direttamente nell’emendamento. Dovrebbe essere stabilita successivamente attraverso un apposito decreto.

Questo è un limite decisivo per qualsiasi simulazione territoriale.

Nel 2022 i risultati furono raccolti e proclamati sulla base delle quattro ripartizioni allora esistenti: Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide. Non esiste quindi una corrispondenza automatica tra quei risultati e le otto future aree previste per la Camera.

Fino a quando non saranno stabiliti i confini dei nuovi collegi non è possibile sapere quali Paesi verrebbero riuniti, come sarebbero suddivisi gli elettori europei o americani e quali risultati locali dovrebbero essere confrontati per individuare gli eletti.

Per questa ragione la simulazione della Camera può indicare con ragionevole precisione la distribuzione degli otto seggi tra le liste, utilizzando i voti del 2022, ma non può attribuire correttamente quei seggi ai nuovi territori.

Qualsiasi ripartizione geografica proposta prima dell’adozione del decreto sarebbe soltanto un’ipotesi arbitraria.

Come sono stati calcolati i seggi del Senato

Per il Senato la proposta conserva le quattro grandi ripartizioni territoriali e i quattro seggi complessivamente riservati agli italiani all’estero.

Anche in questo caso il primo calcolo viene effettuato sommando su scala mondiale i voti ottenuti da ciascuna lista.

Dividendo i 1.089.340 voti validi del 2022 per i quattro seggi disponibili si ottiene un quoziente di 272.335 voti.

Il Partito Democratico e il centrodestra raggiungono direttamente un quoziente intero. Gli altri due seggi vengono attribuiti attraverso il confronto dei resti più alti, che premia il MAIE e il Movimento 5 Stelle.

La prima fase assegna pertanto un seggio a ciascuna delle quattro liste: PD, centrodestra, MAIE e Movimento 5 Stelle.

Nella seconda fase ogni seggio viene collegato alla ripartizione nella quale la lista interessata ha ottenuto il proprio risultato percentuale migliore. Applicando questo criterio ai voti del 2022, la simulazione produce:

  • PD in Europa;
  • MAIE in America meridionale;
  • centrodestra in America settentrionale e centrale;
  • Movimento 5 Stelle in Africa, Asia, Oceania e Antartide.

È importante comprendere che non si tratta di quattro competizioni maggioritarie separate. Il seggio non viene necessariamente assegnato al partito arrivato primo nella singola ripartizione. Prima si stabilisce, sulla base dei voti mondiali, quali liste hanno diritto ai quattro seggi; successivamente si individua il territorio nel quale collocare ciascun seggio.

Questo spiega perché, nella simulazione, il seggio di Africa, Asia, Oceania e Antartide viene collegato al Movimento 5 Stelle nonostante nel 2022 il centrodestra abbia ottenuto in quella ripartizione più voti del M5S. Il centrodestra aveva già conquistato un seggio nel calcolo mondiale e registrava la propria percentuale territoriale migliore nell’America settentrionale e centrale. Il Movimento 5 Stelle, a sua volta, raggiungeva il proprio risultato percentuale più alto proprio in Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Le nuove liste non sono state calcolate

Non sappiamo quali partiti, coalizioni e movimenti si presenteranno alle prossime elezioni nella Circoscrizione Estero. Non sappiamo nemmeno se le alleanze del 2022 verranno confermate, se alcune forze correranno separatamente o se nasceranno nuove liste destinate a modificare gli equilibri.

Un’eventuale lista autonoma riconducibile a Roberto Vannacci, così come qualsiasi altro movimento nato dopo le elezioni del 2022, non compare nella simulazione. Nel 2022, infatti, non esisteva per queste eventuali formazioni un risultato elettorale autonomo nella Circoscrizione Estero sul quale costruire un calcolo verificabile.

Attribuire oggi a una nuova lista una parte dei voti ottenuti nel 2022 dalla Lega, dal centrodestra o da altri partiti significherebbe formulare un’ipotesi politica non sostenuta da dati elettorali. Per correttezza metodologica abbiamo quindi evitato qualsiasi trasferimento immaginario di voti.

Lo stesso principio vale per eventuali nuove liste civiche, movimenti degli italiani all’estero, accordi tra partiti, scissioni o coalizioni differenti da quelle presentatesi nel 2022.

Anche i nomi degli eletti sono soltanto indicativi

Gli eventuali nomi riportati a corredo della simulazione devono essere considerati esclusivamente come riferimenti ai candidati presenti nelle liste del 2022. Non costituiscono una previsione sulle candidature future e, soprattutto, non rappresentano una proclamazione virtuale degli eletti.

Alle prossime elezioni i partiti potrebbero presentare candidati diversi, modificare l’ordine delle liste o costruire alleanze completamente nuove. Anche il voto di preferenza e la distribuzione territoriale dei consensi personali potrebbero produrre risultati differenti.

Il significato corretto della simulazione

Questi dati servono a spiegare il funzionamento della proposta Menia utilizzando una base elettorale realmente esistita e verificabile. Permettono di comprendere come il nuovo metodo avrebbe modificato la distribuzione politica dei seggi nel 2022, ma non consentono di anticipare il risultato delle prossime elezioni.

La simulazione deve essere letta come una fotografia rielaborata del voto del 2022, non come una proiezione del voto futuro.

Affluenza, composizione dell’elettorato AIRE, nuove cittadinanze, alleanze, candidature, campagne elettorali, nuovi movimenti e delimitazione delle future aree della Camera potranno cambiare profondamente lo scenario.

Nota conclusiva: tutti i dati riportati sono simulati esclusivamente sulla base dei voti espressi nelle elezioni politiche del 2022, ipotizzando che la proposta Menia fosse già in vigore. La simulazione non è un sondaggio, non è un pronostico elettorale e non comprende partiti o movimenti che nel 2022 non disponevano di un risultato autonomo nella Circoscrizione Estero. Per la Camera, l’attribuzione territoriale degli eletti non può essere determinata fino alla definizione, mediante il previsto decreto, dei confini delle nuove aree.