La procura generale di Roma chiede il non doversi procedere per l’ex presidente della Camera e i Tulliani. Una vicenda diventata uno dei simboli della rottura nel centrodestra.
Il procuratore generale di Roma, Roberto Felici, ha chiesto di dichiarare la prescrizione del reato di riciclaggio contestato a Gianfranco Fini, Elisabetta Tulliani, al fratello Giancarlo e al padre Sergio nel processo d’appello sulla casa di Montecarlo. La sentenza è attesa a febbraio.
Felici considera condivisibile la sentenza di primo grado, ma ritiene intervenuta la prescrizione. Gli avvocati di Fini, Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, chiedono invece prioritariamente l’assoluzione perché il fatto non sussiste e, in subordine, la prescrizione.
La storia parte dall’appartamento di boulevard Princesse Charlotte 14, lasciato in eredità ad Alleanza Nazionale dalla contessa Annamaria Colleoni e venduto nel 2008. Secondo i giudici di primo grado, Fini autorizzò la vendita dopo le insistenze dei fratelli Tulliani, superando una precedente decisione contraria del partito.
Nell’aprile 2024 Fini fu condannato a due anni e otto mesi, Elisabetta e Sergio Tulliani a cinque anni e Giancarlo a sei.
La vicenda aveva però assunto una dimensione politica molto prima delle condanne. Nell’estate del 2010, mentre esplodeva la rottura tra Fini e Silvio Berlusconi, la casa di Montecarlo diventò il centro di una campagna di stampa e di una pressione pubblica sull’allora presidente della Camera. Il fatto che nell’immobile abitasse Giancarlo Tulliani, fratello della sua compagna, alimentò le contestazioni sulla gestione di un bene appartenuto al partito. Il Giornale promosse anche una raccolta di firme per chiedere le dimissioni di Fini da Montecitorio.
Il caso si intrecciò con la crisi del Popolo della Libertà e con la nascita dei gruppi parlamentari di Futuro e Libertà, annunciata alla fine di luglio 2010. Fini denunciò la propria estromissione dal Pdl e rivendicò la permanenza alla presidenza della Camera. La controversia sull’appartamento divenne così un terreno dello scontro tra due leader che avevano contribuito a costruire lo stesso progetto politico.
Nel settembre di quell’anno Fini dichiarò che avrebbe lasciato la presidenza della Camera qualora fosse emerso che l’appartamento apparteneva a Giancarlo Tulliani. Una presa di posizione che legò ulteriormente il suo ruolo istituzionale agli sviluppi della vicenda.
La successiva uscita di Futuro e Libertà dal Parlamento, dopo le elezioni del 2013, segnò la fine di quella esperienza parlamentare. Sarebbe tuttavia riduttivo attribuire quell’esito soltanto al caso Montecarlo, dentro una fase di profonde trasformazioni del centrodestra.
Oggi il procedimento torna al centro dell’attenzione per la richiesta del procuratore generale. Resta alla Corte d’appello la decisione: la prescrizione richiesta dall’accusa e l’assoluzione sollecitata dalla difesa sono esiti distinti.
