Le campionesse australiane dominano il Mondiale femminile di rugby league, ma una controversia sull’inno nazionale e sulle bandiere delle popolazioni originarie rischia di mettere in secondo piano i risultati sportivi. L’ex nazionale Corban Baxter invita a rispettare le diverse identità culturali.
Le Jillaroos, la nazionale femminile australiana di rugby league, stanno disputando un Mondiale straordinario. Due partite, due vittorie, 118 punti realizzati e nessuno subito. Eppure, mentre la squadra si prepara ad affrontare il Galles a Sydney, l’attenzione di una parte dell’opinione pubblica si è spostata dal campo a una polemica che riguarda l’identità nazionale, l’inno australiano e le bandiere delle popolazioni indigene.
Al centro della controversia ci sono alcune giocatrici che, durante le cerimonie precedenti agli incontri, non sono apparse intente a cantare Advance Australia Fair, l’inno nazionale australiano.
A suscitare ulteriori critiche è stata la scelta di alcune atlete di avvolgersi nelle bandiere aborigena e delle Isole dello Stretto di Torres, simboli ufficialmente riconosciuti dell’identità e della storia delle popolazioni originarie australiane.
Per alcuni critici, questi comportamenti vengono interpretati come manifestazioni di dissenso politico. Altri, invece, considerano l’espressione delle proprie radici culturali pienamente compatibile con l’orgoglio di rappresentare l’Australia.
Corban Baxter: «La cultura e le proprie origini devono essere celebrate»
A intervenire in difesa delle giocatrici è stata Corban Baxter, ex nazionale australiana e vincitrice della Rugby League World Cup nel 2017.
Intervistata a Sydney da NewsWire, Baxter ha sottolineato quanto sia importante per un’atleta poter rappresentare pubblicamente la propria identità culturale.
Secondo l’ex campionessa, indossare una bandiera legata alle proprie origini significa riconoscere il valore della propria storia, delle tradizioni familiari e degli antenati.
Baxter, che ha origini Māori, ha ricordato di provare lo stesso sentimento quando partecipa agli eventi All Stars e ha l’opportunità di mostrare la bandiera della propria comunità.
Per l’ex giocatrice, il gesto delle Jillaroos non dovrebbe essere interpretato automaticamente come un rifiuto dell’identità australiana, ma come una manifestazione di appartenenza culturale.
Una posizione che riporta al centro una questione particolarmente sentita nella società australiana: il rapporto tra identità nazionale e riconoscimento delle culture aborigene e delle popolazioni delle Isole dello Stretto di Torres.
La polemica sull’inno divide l’opinione pubblica
Il dibattito è esploso dopo che alcune immagini televisive delle cerimonie precedenti alle partite hanno mostrato giocatrici apparentemente in silenzio durante l’esecuzione dell’inno.
Sui social network sono comparsi commenti critici, con alcuni osservatori che ritengono il canto dell’inno un gesto di rispetto dovuto da chi indossa la maglia della nazionale.
Altri commentatori ed ex giocatori hanno invece difeso la libertà individuale degli atleti, osservando che rappresentare il proprio Paese non implica necessariamente l’obbligo di cantare.
L’ex capitano australiano Laurie Daley ha ricordato, per esempio, di non aver sempre cantato l’inno durante la propria carriera, senza che questo significasse una mancanza di orgoglio nazionale.
Non esistono elementi sufficienti per attribuire a tutte le giocatrici rimaste in silenzio una medesima motivazione politica.
Il tema delle bandiere riguarda inoltre una tradizione di rappresentanza culturale che esiste da anni nel rugby league australiano.
Un Mondiale dominato dalle australiane
Mentre prosegue il dibattito, i risultati delle Jillaroos parlano da soli.
La nazionale ha aperto il torneo battendo Samoa per 40-0, per poi travolgere l’Inghilterra con un impressionante 78-0 a Perth.
Complessivamente, nelle prime due partite, le australiane hanno realizzato 22 mete senza concederne alcuna alle avversarie.
La vittoria sull’Inghilterra ha già garantito alle Jillaroos la qualificazione alle semifinali.
Una dimostrazione di forza che conferma l’Australia tra le protagoniste del rugby league femminile internazionale.
Baxter ha espresso rammarico per il fatto che le polemiche abbiano sottratto attenzione non soltanto ai risultati australiani, ma anche alla crescita internazionale della disciplina.
L’ex campionessa ha richiamato il valore della partecipazione di nazionali come Fiji, Galles e Inghilterra, sottolineando quanto sia significativo per le atlete poter rappresentare il proprio Paese in una competizione mondiale.
Domenica la sfida contro il Galles a Sydney
Il prossimo impegno delle Jillaroos è in programma domenica 1° novembre alle 15:45, ora di Sydney, al CommBank Stadium di Parramatta, contro il Galles.
Sulla carta si presenta una partita difficile per le gallesi, reduci da due pesanti sconfitte: 70-6 contro l’Inghilterra e 76-0 contro Samoa.
L’Australia, già qualificata alle semifinali, cercherà di concludere la fase a gironi a punteggio pieno e mantenere inviolata la propria linea di meta.
Baxter non ha escluso che la squadra australiana possa raggiungere un punteggio particolarmente elevato, persino quota 100 punti, considerando la qualità del reparto offensivo.
Si tratta naturalmente di una possibilità evocata dall’ex giocatrice, non di un risultato prevedibile con certezza.
Il Galles avrà infatti l’opportunità di sfruttare l’esperienza acquisita nelle prime due partite per affrontare una delle squadre più forti del torneo.
Sport, cultura e identità: un dibattito che va oltre il campo
La controversia sulle Jillaroos evidenzia come lo sport australiano continui a essere uno spazio nel quale si incontrano identità culturali, tradizioni e differenti interpretazioni del sentimento nazionale.
Le bandiere aborigena e delle Isole dello Stretto di Torres rappresentano comunità che fanno parte della storia australiana e sono ufficialmente riconosciute dal Paese.
Allo stesso tempo, il dibattito sul canto dell’inno richiama opinioni diverse sul significato dei simboli nazionali e sulle responsabilità degli atleti che rappresentano l’Australia.
Per Corban Baxter, l’attenzione dovrebbe tornare soprattutto alle giocatrici e ai risultati sportivi.
Le Jillaroos stanno infatti contribuendo a dare visibilità internazionale al rugby league femminile, in un torneo che rappresenta un’occasione importante per la crescita della disciplina.
Mentre la discussione sulle bandiere continua, le Jillaroos hanno già conquistato un posto tra le semifinaliste del Mondiale. E il loro percorso sportivo merita di essere raccontato insieme al dibattito culturale che le circonda.
