Una nuova polemica politica sta investendo il governo del New South Wales guidato da Chris Minns dopo le rivelazioni pubblicate dal Saturday Telegraph secondo cui alcune donne australiane rientrate dalla Siria e considerate in passato collegate all’ISIS avrebbero ricevuto un trattamento speciale finanziato con fondi pubblici al loro arrivo in Australia.

Secondo il quotidiano, le donne e i loro figli sarebbero stati assistiti attraverso un articolato dispositivo logistico e di sicurezza, che avrebbe incluso trasporti dedicati, sistemazioni temporanee e perfino la fornitura di pasti, circostanza che ha acceso il dibattito politico e mediatico.
Le accuse parlano di un presunto utilizzo di risorse pubbliche per garantire una sorta di “VIP treatment” al gruppo rientrato dalla Siria. Fonti citate dal giornale sostengono che sarebbero stati mobilitati anche agenti della Public Order and Riot Squad per evitare quello che viene definito un possibile “circo mediatico” all’aeroporto di Sydney.
La vicenda ha immediatamente provocato reazioni nel mondo politico. Tra le più dure quella del sindaco di Fairfield, Frank Carbone, che attraverso i social media ha accusato il governo Minns di non essere trasparente sull’utilizzo del denaro dei contribuenti.
«La prossima volta che la mia famiglia arriverà dall’estero invierò il conto al governo del New South Wales per Uber, alloggio e pizza», ha scritto sarcasticamente Carbone, sostenendo che i cittadini meritano spiegazioni su come vengono spesi i fondi pubblici.
Il sindaco ha inoltre affermato di non avere nulla contro l’assistenza alle persone in difficoltà, ma ha contestato il principio secondo cui alcune categorie riceverebbero sostegno mentre altre, come i senzatetto o le famiglie australiane in difficoltà economica, continuerebbero ad attendere aiuti adeguati.
La controversia arriva in un momento particolarmente delicato per il governo statale, già sotto pressione per le difficoltà legate al costo della vita, alla crisi abitativa e alle crescenti richieste di investimenti nei servizi pubblici.
Al momento il governo Minns non ha fornito una risposta dettagliata alle accuse riportate dalla stampa. Resta inoltre da chiarire quali misure di assistenza siano state effettivamente adottate e quali siano state finanziate direttamente dalle autorità pubbliche.
La questione rischia ora di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro politico, con l’opposizione che chiede maggiore trasparenza e una rendicontazione completa delle spese sostenute per il rientro delle donne e dei minori provenienti dalle aree precedentemente controllate dall’ISIS.
Nel frattempo il dibattito continua a dividere l’opinione pubblica australiana tra chi ritiene necessario garantire assistenza e reintegrazione ai cittadini rimpatriati e chi considera inaccettabile qualsiasi forma di trattamento percepito come privilegiato a carico dei contribuenti.
