Nonostante El Niño, il 2026 è finora l’anno più piovoso mai registrato in Australia tra quelli caratterizzati dallo stesso fenomeno climatico. Due fasce di umidità tropicale porteranno nuove precipitazioni nel sud-est, mentre le stazioni sciistiche attendono ancora la neve naturale
L’inverno australiano sembra essere rimasto in attesa.
A quattro settimane dall’inizio della stagione più fredda, gran parte del Paese continua a registrare temperature decisamente superiori alla media, mentre le località alpine mostrano pendii ancora quasi completamente verdi.
Nei prossimi giorni, inoltre, una nuova massa di aria tropicale carica di umidità attraverserà il continente, portando piogge diffuse dal Queensland meridionale fino alla Tasmania.
Una situazione insolita per un anno caratterizzato da El Niño, fenomeno generalmente associato a condizioni più calde e asciutte in molte regioni dell’Australia orientale.
Il 2026 è infatti, fino a questo momento, l’anno più piovoso mai osservato nel Paese tra quelli segnati da El Niño.
Una contraddizione soltanto apparente, perché il clima australiano non dipende da un unico fattore. Altri meccanismi atmosferici stanno temporaneamente contrastando l’effetto essiccante proveniente dal Pacifico tropicale.
IL FREDDO RESTA LONTANO DALL’AUSTRALIA
In un normale inverno australiano, una serie di fronti freddi provenienti dall’Oceano Antartico dovrebbe attraversare regolarmente le regioni meridionali, portando aria gelida, vento, pioggia e neve sulle Alpi.
Quest’anno, invece, i venti occidentali e i fronti si sono spostati molto più a sud, mantenendo le masse d’aria più fredde lontane dal continente.
Il risultato è un inverno particolarmente mite.
Sydney potrebbe raggiungere i 23 gradi giovedì, circa sei gradi sopra la media abituale di luglio.
A Brisbane sono attesi 25 gradi, mentre a Canberra, normalmente caratterizzata da gelate frequenti, le temperature minime notturne potrebbero rimanere intorno ai sette gradi.
Anche Melbourne e Hobart stanno vivendo un inizio di stagione eccezionalmente caldo.
Nella capitale del Victoria, la temperatura media di giugno è stata circa tre gradi sopra la norma, mentre Hobart si avvia a registrare il giugno più mite degli ultimi decenni.
Sydney ha vissuto un’anomalia ancora più evidente.
La temperatura media mensile, calcolata combinando le minime e le massime, si è mantenuta intorno ai 16,3 gradi, più di tre gradi sopra la media climatica.
Si tratta dell’inizio d’inverno più caldo mai registrato nella città.
IL RUOLO DEL SOUTHERN ANNULAR MODE
La principale spiegazione di questo andamento si trova nel comportamento dei venti che circolano intorno all’Antartide.
Il fenomeno viene chiamato Southern Annular Mode, conosciuto con la sigla SAM.
Quando il SAM entra in una fase positiva, la fascia dei venti occidentali tende a ritirarsi verso il Polo Sud. Di conseguenza, i fronti freddi attraversano meno frequentemente il continente australiano.
L’indice del SAM ha raggiunto in questi giorni un valore estremamente elevato, il più alto osservato dal maggio 2023.
Il fenomeno dipende in parte dalla naturale variabilità atmosferica, ma gli scienziati hanno individuato anche una tendenza di lungo periodo verso fasi positive più frequenti, collegata ai cambiamenti climatici.
La conseguenza immediata è che l’Australia meridionale riceve meno aria fredda proveniente dall’Oceano Antartico.
Allo stesso tempo, le masse d’aria più calde presenti sul continente riescono a trattenere una maggiore quantità di umidità, creando le condizioni ideali per nuove precipitazioni.
DUE FASCE DI PIOGGIA ATTRAVERSERANNO IL SUD-EST
Nei prossimi giorni due differenti correnti di umidità tropicale produrranno altrettante fasce di pioggia sopra l’Australia sud-orientale.
La prima ha già raggiunto l’Australia Occidentale e si intensificherà gradualmente mentre si sposterà verso est.
Tra lunedì e martedì dovrebbe portare precipitazioni diffuse comprese tra cinque e 40 millimetri sul bacino del Murray.
Una seconda fascia nuvolosa potrebbe poi svilupparsi sopra gli Stati sud-orientali da mercoledì.
Le precipitazioni complessive della settimana potrebbero raggiungere tra 25 e 50 millimetri nella Tasmania occidentale e settentrionale, in gran parte del Victoria, nelle zone interne del New South Wales e nel Queensland sud-occidentale.
In alcune aree dell’entroterra, 50 millimetri rappresentano l’equivalente di circa due mesi di precipitazioni.
Non si escludono accumuli isolati fino a 100 millimetri nel nord-est del Victoria e lungo i versanti e le catene montuose occidentali del New South Wales.
Le piogge saranno accolte positivamente in molte aree agricole, ma potrebbero anche provocare allagamenti locali, rendere pericolose alcune strade rurali e causare improvvisi aumenti del livello dei corsi d’acqua.
IL 2026 È GIÀ UN ANNO ECCEZIONALMENTE PIOVOSO
La nuova perturbazione arriva dopo sei mesi già molto umidi in gran parte dell’interno australiano.
La media nazionale delle precipitazioni dall’inizio dell’anno si avvicina ai 400 millimetri, circa 100 millimetri sopra la media storica.
Confrontando il dato con gli altri 28 anni caratterizzati da El Niño dal 1900, il 2026 rappresenta il periodo gennaio-giugno più piovoso mai registrato.
Questo non significa necessariamente che l’attuale El Niño sia completamente diverso dai precedenti.
L’influenza più forte del fenomeno sulle piogge australiane viene normalmente osservata tra l’inverno e la primavera, con il massimo effetto essiccante durante i mesi successivi.
È quindi ancora possibile che la seconda metà del 2026 presenti condizioni più secche in molte regioni.
Il terreno, i bacini idrici e le aziende agricole partono però da una situazione migliore rispetto a quella che si sarebbe verificata dopo un primo semestre asciutto.
Anche nel caso in cui dovesse svilupparsi una siccità, le abbondanti precipitazioni dei primi sei mesi potrebbero ridurne almeno inizialmente la gravità.
EL NIÑO NON È L’UNICO PROTAGONISTA
El Niño viene spesso considerato il principale indicatore delle condizioni climatiche australiane, ma non è sufficiente da solo a spiegare ogni stagione.
L’Australia è influenzata contemporaneamente da diversi meccanismi.
Oltre al Southern Annular Mode, hanno un ruolo importante le temperature dell’Oceano Indiano, le condizioni dei mari che circondano il continente, la posizione delle aree di alta pressione e le correnti di umidità provenienti dai tropici.
Questi fattori possono rafforzare oppure indebolire l’effetto di El Niño.
In questa fase, il SAM fortemente positivo ha impedito ai fronti freddi di raggiungere regolarmente il continente e ha favorito la permanenza di aria più calda e umida.
L’effetto è stato un mese di giugno che, in molte regioni, ha somigliato più a un prolungamento dell’autunno che all’inizio dell’inverno.
STAZIONI SCIISTICHE SENZA NEVE NATURALE
La situazione più preoccupante riguarda le località alpine.
A pochi giorni dall’inizio di luglio, le piste da sci presentano soltanto alcune strisce di neve artificiale, mentre manca quasi completamente una copertura naturale.
Le temperature sono rimaste troppo elevate anche durante la notte, limitando fortemente le possibilità di utilizzare gli impianti per l’innevamento programmato.
La mancanza di neve naturale all’inizio di luglio non si verificava dal 2015.
Nei dati raccolti da Snowy Hydro dal 1954, soltanto il 1957 e il 1967 avevano registrato una situazione paragonabile.
La preoccupazione è particolarmente forte perché le vacanze scolastiche stanno per iniziare e migliaia di famiglie hanno già prenotato soggiorni nelle principali località montane del New South Wales e del Victoria.
Alberghi, ristoranti, negozi e attività turistiche dipendono fortemente dalla stagione sciistica.
Un ulteriore ritardo dell’inverno potrebbe quindi produrre conseguenze economiche importanti per le comunità alpine.
IL FREDDO POTREBBE FINALMENTE ARRIVARE
Le previsioni mostrano comunque alcuni segnali di cambiamento.
L’indice del Southern Annular Mode potrebbe diminuire nei prossimi giorni, permettendo ai venti occidentali e ai fronti freddi di risalire verso l’Australia.
Due sistemi particolarmente intensi potrebbero raggiungere il continente dalla seconda metà della settimana.
Se saranno abbastanza forti, porteranno temperature molto più basse nelle regioni centrali e orientali entro il prossimo fine settimana.
Le Alpi potrebbero finalmente ricevere una nevicata consistente, proprio all’inizio delle vacanze scolastiche.
Per le località sciistiche sarebbe un cambiamento fondamentale, capace di salvare almeno una parte della stagione e consentire l’apertura di un maggior numero di piste e impianti.
Molto dipenderà però dalla traiettoria dei fronti, dalla quantità di aria fredda disponibile e dal livello al quale la pioggia riuscirà a trasformarsi in neve.
UN INVERNO ANCORA TUTTO DA SCRIVERE
Il clima australiano continua quindi a mostrare una grande variabilità.
Il Paese è ufficialmente sotto l’influenza di El Niño, ma sta vivendo contemporaneamente un inverno mite, umido e caratterizzato da precipitazioni frequenti.
Nei prossimi giorni la pioggia tornerà protagonista in gran parte del sud-est.
Successivamente, il possibile ritorno dei fronti antartici potrebbe riportare finalmente temperature più vicine alla normalità e la neve sulle montagne.
L’inverno non è scomparso.
È semplicemente arrivato in ritardo.
E mentre le città continuano a registrare temperature quasi primaverili, le comunità alpine guardano al cielo sperando che la nuova settimana porti finalmente il bianco atteso dall’inizio di giugno.
