Sei persone isolate alle porte di Perth hanno completato il periodo di osservazione senza sviluppare sintomi e risultando sempre negative al virus. Tre passeggeri erano morti durante l’epidemia scoppiata sulla nave
È terminato dopo 42 giorni l’isolamento dei sei passeggeri della nave da crociera MV Hondius trasferiti nell’Australia Occidentale in seguito alla grave epidemia di hantavirus scoppiata a bordo.
I quattro cittadini australiani, un residente permanente e un cittadino neozelandese sono stati autorizzati a lasciare il Bullsbrook Centre for National Resilience, la struttura situata alla periferia di Perth e realizzata originariamente per ospitare pazienti e viaggiatori durante l’emergenza Covid-19.
Secondo le autorità sanitarie, tutte e sei le persone sono rimaste in buona salute durante l’intero periodo di osservazione e hanno continuato a risultare negative al virus.
Il governo australiano sta ora assistendo i passeggeri nell’organizzazione del trasferimento verso l’aeroporto e dei voli necessari per tornare nei rispettivi Stati di residenza.
Il conteggio iniziato dallo sbarco
La conclusione della quarantena è stata fissata sulla base del momento in cui i passeggeri lasciarono la MV Hondius, il 12 maggio, nelle Isole Canarie.
Quella data è stata considerata dalle autorità come il “giorno zero” per calcolare il periodo massimo di incubazione del virus.
Il gruppo era arrivato nell’Australia Occidentale il 15 maggio, a bordo di un volo speciale organizzato dal governo, e successivamente trasferito nella struttura di Bullsbrook, circa 40 chilometri a nord-est di Perth.
Il periodo di isolamento era stato inizialmente previsto per una durata inferiore, ma venne esteso fino a coprire tutti i 42 giorni dopo la segnalazione di ulteriori casi collegati alla nave.
Tre morti durante l’epidemia
L’epidemia era scoppiata ad aprile durante una crociera diretta verso l’Antartide e attraverso l’Atlantico meridionale.
Tre persone sono morte dopo avere contratto il virus, mentre diversi altri passeggeri e membri dell’equipaggio sono risultati infetti.
Il ceppo associato all’epidemia è l’Andes virus, una variante dell’hantavirus che, a differenza della maggior parte dei virus appartenenti allo stesso gruppo, può essere trasmessa anche da persona a persona attraverso contatti stretti e prolungati.
La sua lunga incubazione aveva spinto le autorità australiane ad adottare misure particolarmente prudenti, nonostante i passeggeri rimpatriati non presentassero sintomi e fossero risultati negativi prima della partenza.
Peter Marsh: «Lo rifarei»
Tra le persone finalmente libere c’è Peter Marsh, australiano di 82 anni, che nei giorni precedenti aveva raccontato la propria esperienza dall’interno del centro di quarantena.
Nonostante le sei settimane trascorse in isolamento, Marsh ha dichiarato che parteciperebbe nuovamente a un viaggio simile per la possibilità di visitare luoghi straordinari come la Georgia del Sud, Tristan da Cunha, Sant’Elena e l’isola di Ascensione.
«La prima parte del viaggio è stata meravigliosa», ha raccontato. «La quarantena non è stata ciò che avrei scelto, ma è stata perfettamente gestibile e siamo stati assistiti incredibilmente bene».
Secondo l’82enne, il piacere dell’esperienza vissuta durante la crociera supera nettamente i disagi provocati dall’isolamento.
«Lo rifarei sicuramente», ha affermato.
Le passeggiate e la passione per gli uccelli
Durante la lunga permanenza nel centro, Marsh ha trascorso il tempo effettuando passeggiate quotidiane all’interno della struttura e dedicandosi all’osservazione degli uccelli.
La sua passione per il birdwatching lo ha aiutato ad affrontare l’isolamento, mantenendo la mente occupata e trasformando anche le brevi uscite consentite in un’occasione di scoperta.
«Vedere una nuova specie è una gioia», ha spiegato.
Ora il suo primo desiderio è riabbracciare la moglie, con la quale è sposato da 57 anni, insieme ai figli e ai nipoti.
Rischio considerato molto basso
Le autorità hanno sempre sottolineato che il rischio per la popolazione australiana era molto basso.
Durante il rimpatrio erano state adottate rigide misure di protezione, con l’utilizzo di dispositivi individuali, personale medico specializzato e procedure studiate per limitare qualsiasi possibile contatto.
I passeggeri sono stati inoltre sottoposti a controlli quotidiani e monitorati per l’eventuale comparsa di febbre, dolori, malessere o difficoltà respiratorie.
La conclusione dei 42 giorni senza alcun caso positivo rappresenta la conferma che il protocollo è terminato senza conseguenze sanitarie per il gruppo e per la comunità.
Dopo oltre un mese e mezzo trascorso lontano dalle proprie famiglie, i sei passeggeri possono ora lasciare l’Australia Occidentale e tornare finalmente a casa.
