Pauline Hanson usa la crisi di Ceuta per attaccare Albanese: «L’Australia rafforzi subito i confini»

La leader di One Nation sostiene che anche l’Australia potrebbe affrontare arrivi irregolari di massa e accusa il governo Labor di debolezza. Ma la situazione geografica e migratoria australiana è profondamente diversa da quella dell’enclave spagnola

Pauline Hanson chiede un immediato rafforzamento delle frontiere australiane dopo le immagini dell’ingresso di massa di migranti nell’enclave spagnola di Ceuta.

La leader di One Nation ha dichiarato di essere rimasta «assolutamente inorridita» dalle scene registrate al confine tra Marocco e territorio spagnolo, utilizzandole per rilanciare il proprio attacco contro la politica migratoria del governo Albanese.

Secondo le stime riportate, circa 50.000 persone avrebbero raggiunto Ceuta durante il collasso dei controlli di frontiera. Le autorità spagnole hanno successivamente affermato che più di 48.000 sarebbero rientrate volontariamente in Marocco entro il giorno seguente.

Hanson sostiene che gli australiani non debbano considerare impossibile una situazione simile.

«Non pensate che questo non possa accadere o che non accadrà mai in Australia», ha dichiarato, richiamando l’arrivo di circa dodici imbarcazioni irregolari dall’inizio dell’anno.

«Siate preparati»

La senatrice ha accusato il governo federale di non mostrare sufficiente fermezza nella gestione dei confini marittimi.

«Siate preparati, Australia, finché non ci sveglieremo e non avremo un governo forte e una leadership capace di dire che questo non accadrà», ha affermato.

Per Hanson, la priorità deve essere impedire qualsiasi ingresso non autorizzato e mantenere il pieno controllo delle frontiere.

Il messaggio si inserisce nella tradizionale linea politica di One Nation, che da anni chiede una forte riduzione dell’immigrazione, controlli più severi e un irrigidimento delle procedure di ingresso e asilo.

Le dichiarazioni sui migranti musulmani

Hanson ha sottolineato che molti dei migranti ripresi nelle immagini erano uomini provenienti dal Marocco e li ha descritti come prevalentemente musulmani.

Ha inoltre utilizzato il termine «illegali», sostenendo che fossero entrati senza passaporto e senza essere stati invitati.

Sono dichiarazioni politiche della leader di One Nation e non una valutazione giuridica individuale della posizione di ciascuna persona entrata a Ceuta.

L’ingresso irregolare non cancella infatti il diritto delle autorità a identificare i migranti, verificarne le condizioni e valutare eventuali richieste di protezione internazionale secondo le procedure previste.

Timori per costi, lavoro e accoglienza

La senatrice ha sollevato anche interrogativi sulla capacità della Spagna di ospitare un numero tanto elevato di persone.

«Come faranno a nutrirle? Quali lavori avranno? Non hanno assolutamente nulla», ha dichiarato.

Hanson sostiene che arrivi incontrollati di questa dimensione possano generare forti pressioni su abitazioni, servizi pubblici, assistenza sociale e mercato del lavoro.

Il suo intervento punta a collegare la crisi europea alle preoccupazioni australiane sul costo della vita, sull’immigrazione e sulla capacità delle infrastrutture di sostenere una popolazione in rapida crescita.

Ceuta e Australia, due realtà differenti

Il paragone con l’Australia ha però limiti evidenti.

Ceuta si trova sulla costa nordafricana e condivide un confine terrestre con il Marocco. In alcuni punti, la distanza via mare è brevissima e può essere affrontata anche a nuoto.

L’Australia è invece un continente circondato dall’oceano, separato dai principali Paesi di partenza da rotte molto più lunghe e pericolose.

Questo non significa che i confini australiani non debbano essere sorvegliati, ma rende improbabile una dinamica identica a quella osservata nell’enclave spagnola.

La questione australiana riguarda soprattutto piccole imbarcazioni intercettate dopo traversate lunghe, reti di trafficanti e persone provenienti da Paesi differenti dell’Asia e del Medio Oriente.

Madrid accusa trafficanti e disinformazione

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha attribuito l’afflusso alle reti di trafficanti e alla diffusione di informazioni ingannevoli sui social media.

Secondo le autorità, una recente decisione della Corte Suprema spagnola sarebbe stata presentata in modo distorto, convincendo migliaia di persone che chi fosse riuscito a entrare via mare non avrebbe potuto essere rimpatriato.

La sentenza impedirebbe i respingimenti sommari in assenza di una barriera fisica, ma non garantirebbe automaticamente il diritto di rimanere in Spagna o di spostarsi nel resto dell’Europa.

Durante gli attraversamenti sono morte almeno 57 persone, secondo il bilancio indicato dalle autorità spagnole.

Italia e Spagna divise sui controlli

La crisi ha già prodotto conseguenze politiche nell’Unione europea.

L’Italia ha temporaneamente reintrodotto controlli nei collegamenti provenienti dalla Spagna, sostenendo di voler prevenire movimenti irregolari verso il proprio territorio.

Sánchez ha criticato la decisione italiana, ricordando che le persone entrate a Ceuta non possono raggiungere liberamente la Spagna continentale e gli altri Paesi dello spazio Schengen.

La disputa dimostra quanto la gestione delle frontiere rimanga uno dei temi più divisivi della politica europea.

Hanson riporta l’immigrazione al centro del confronto australiano

Le parole della leader di One Nation anticipano un nuovo scontro politico sul controllo dei confini.

Hanson utilizza la crisi di Ceuta per sostenere che anche un sistema apparentemente sicuro possa essere travolto rapidamente e che l’Australia debba prepararsi prima che una situazione simile possa verificarsi.

Il governo Albanese dovrà rispondere distinguendo tra la necessità di mantenere frontiere controllate e il rischio di alimentare paure attraverso confronti tra realtà profondamente diverse.

La sicurezza dei confini è una responsabilità dello Stato. Ma anche il linguaggio utilizzato nel dibattito ha conseguenze.

Presentare decine di migliaia di persone esclusivamente come una minaccia può oscurare il ruolo dei trafficanti, la disinformazione e le condizioni che spingono molti migranti a rischiare la vita.

La crisi di Ceuta riapre dunque anche in Australia una questione destinata a pesare politicamente: come controllare le frontiere senza trasformare l’immigrazione in una permanente campagna della paura.