Il responsabile del Partito Democratico per gli italiani nel mondo critica il contributo fisso di 2.000 euro l’anno e denuncia l’assenza di esenzioni per studenti e pensionati
di Emanuele Esposito
La nuova legge che consente agli italiani residenti nei Paesi extraeuropei di accedere, a pagamento, al Servizio sanitario nazionale deve essere modificata con urgenza. A sostenerlo è Luciano Vecchi, responsabile per gli italiani nel mondo del Partito Democratico, che denuncia diverse criticità contenute nel provvedimento approvato definitivamente dal Senato.
Secondo Vecchi, la norma adottata dalla maggioranza prevede condizioni troppo onerose e non risponde in maniera adeguata alle esigenze degli oltre sette milioni di cittadini italiani che vivono, lavorano e studiano all’estero.
Il punto maggiormente contestato è l’introduzione di un contributo fisso pari a 2.000 euro all’anno, necessario per consentire agli italiani residenti nei Paesi extraeuropei di iscriversi volontariamente al Servizio sanitario nazionale e usufruire delle prestazioni sanitarie in Italia.
«Il provvedimento presenta forti criticità, dovute alle scelte compiute dal Governo e dalla maggioranza di centrodestra, che devono essere urgentemente corrette», afferma Vecchi.
LA PROPOSTA PRESENTATA DAL PD
Il responsabile democratico ricorda che, all’inizio della legislatura, i parlamentari del Partito Democratico eletti nella Circoscrizione Estero avevano presentato una proposta di legge, con primo firmatario il deputato Christian Di Sanzo, per consentire ai connazionali residenti fuori dall’Unione europea di accedere al sistema sanitario italiano.
L’obiettivo della proposta era rispondere alle richieste provenienti dalle comunità italiane all’estero, in particolare da coloro che, pur vivendo stabilmente in altri Paesi, mantengono un legame con l’Italia e vi fanno ritorno periodicamente.
Secondo Vecchi, tuttavia, il testo definitivamente approvato sarebbe molto distante dall’impostazione originaria del Partito Democratico.
«La norma adottata ha ben poco a che fare con la nostra proposta», sostiene il dirigente del PD, contestando soprattutto la scelta di imporre un contributo uguale per tutti, senza considerare la situazione economica personale.
CONTRIBUTO FISSO DI 2.000 EURO
Il Partito Democratico aveva proposto che il contributo per l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale fosse calcolato in proporzione al reddito, seguendo un principio simile a quello applicato per altri servizi e prestazioni in Italia.
La maggioranza, invece, ha scelto di fissare la quota annuale a 2.000 euro, indipendentemente dal reddito, dall’età e dalla condizione lavorativa del cittadino residente all’estero.
Per Vecchi, questa impostazione rischia di escludere proprio le categorie economicamente più fragili.
«Avremmo voluto un contributo proporzionale al reddito e un’esenzione per gli studenti e per i pensionati che pagano in Italia le imposte sulla propria pensione», spiega.
Nessuna delle proposte di modifica avanzate dall’opposizione sarebbe però stata accolta durante l’esame parlamentare.
LA QUESTIONE DEGLI STUDENTI E DEI PENSIONATI
Tra i punti più controversi vi è l’assenza di esenzioni specifiche per gli studenti italiani che frequentano università o istituti di formazione nei Paesi extraeuropei.
Secondo il Partito Democratico, imporre anche a loro un versamento annuale di 2.000 euro potrebbe rendere l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale economicamente insostenibile.
Analoga preoccupazione riguarda i pensionati italiani residenti all’estero che continuano a versare in Italia le imposte sulla propria pensione.
Per Vecchi, queste persone rischiano di dover pagare una seconda volta per poter usufruire dell’assistenza sanitaria durante i periodi trascorsi nel proprio Paese d’origine.
L’OBBLIGO DI PAGARE PER TUTTA LA VITA
Un altro elemento fortemente criticato riguarda la continuità del versamento.
Vecchi parla di una vera e propria «trappola», sostenendo che chi sceglie di iscriversi volontariamente e comincia a versare il contributo potrebbe essere obbligato a continuare a farlo anche negli anni successivi.
In caso di interruzione, secondo l’interpretazione fornita dal responsabile del PD, il cittadino potrebbe essere chiamato a pagare anche gli arretrati.
Una disposizione che, se confermata nelle modalità applicative, rischierebbe di scoraggiare molti italiani all’estero dall’aderire al sistema.
Chi sceglie di pagare il contributo per un solo anno, magari perché deve trascorrere un periodo prolungato in Italia, potrebbe quindi ritrovarsi vincolato anche per il futuro.
LE INCERTEZZE PER CHI ALTERNA LA RESIDENZA
Il provvedimento, secondo Vecchi, presenterebbe anche diverse incertezze applicative per coloro che alternano periodi di residenza in Italia e all’estero.
È una situazione frequente tra i cittadini italiani emigrati, i pensionati, i lavoratori temporaneamente trasferiti e le persone che mantengono interessi familiari o professionali in entrambi i Paesi.
Il rischio denunciato è quello di creare disparità di trattamento e difficoltà burocratiche nel passaggio da una forma di copertura sanitaria all’altra.
Non sarebbe inoltre ancora del tutto chiaro come verranno gestiti i periodi di iscrizione, le eventuali sospensioni, il trasferimento della residenza e il successivo rientro in Italia.
«SERVE UN CONFRONTO CON LE COMUNITÀ ITALIANE»
La critica di Vecchi non riguarda soltanto il contenuto della legge, ma anche il metodo seguito dal Governo e dalla maggioranza.
Il responsabile del PD accusa il centrodestra di non avere accolto le proposte avanzate dall’opposizione e di non avere aperto un confronto costruttivo con i rappresentanti degli italiani nel mondo.
«Vi è stata una reiterata indisponibilità del Governo e della maggioranza a confrontarsi sulle problematiche degli oltre sette milioni di italiani che vivono, studiano e lavorano nel mondo», afferma.
Per il Partito Democratico, la possibilità di iscriversi al Servizio sanitario nazionale rappresenta un primo riconoscimento delle esigenze dei connazionali residenti fuori dall’Europa, ma le condizioni economiche e amministrative previste rischiano di limitare fortemente l’efficacia della misura.
La richiesta è quindi quella di intervenire rapidamente, introducendo un contributo proporzionato al reddito, esenzioni per studenti e pensionati e regole più chiare per chi alterna periodi di residenza in Italia e all’estero.
«Il provvedimento non fornirà risposte adeguate alla grande maggioranza dei nostri concittadini», conclude Vecchi.
La discussione sull’accesso al Servizio sanitario nazionale resta quindi aperta. Dopo l’approvazione definitiva della legge, l’attenzione si sposta ora sulle modalità applicative e sulla possibilità che il Parlamento intervenga nuovamente per correggere le criticità segnalate dalle comunità italiane all’estero.
