di Ketty Millecro
L’intervista con l’italoamericana Marisa Cipriano Gambino si presenta intensa e ricca di emozioni. Con il sorriso di chi non ha mai dimenticato le proprie radici, racconta il suo percorso di vita dall’Irpinia agli Stati Uniti, mantenendo sempre vivo il legame con la sua terra d’origine.
Nata ad Avellino, Marisa lascia l’Italia all’età di nove anni. Era il 17 marzo 1972 quando, insieme alla sua famiglia, partì per gli Stati Uniti dopo cinque anni di attesa per ottenere il visto d’ingresso.
Ricorda ancora quel viaggio come un salto nell’ignoto.
«Non avevo mai visto i grattacieli e Long Island mi sembrò un mondo completamente diverso. Ma ciò che mi colpì di più furono le enormi strade e le automobili americane.»
Il sogno americano
Dietro quella partenza c’era una storia di sacrifici. Il padre Michele e la madre Antonia decisero di lasciare l’Italia in cerca di migliori opportunità economiche.
Per ottenere il trasferimento negli Stati Uniti, la famiglia dovette affrontare anni di attese burocratiche, documenti, certificati e garanzie economiche.
Nel 1969, per favorire l’arrivo della famiglia, negli Stati Uniti venne versata una cauzione di 500 dollari, una cifra considerevole per l’epoca.
I primi anni non furono semplici. Il padre trovò impiego come muratore, mentre la madre lavorò dapprima come sarta e successivamente in fabbrica.
Marisa e i suoi fratelli iniziarono il percorso scolastico in America, affrontando le inevitabili difficoltà linguistiche e culturali che caratterizzano ogni esperienza migratoria.
Famiglia, studio e carriera
Con determinazione e spirito di sacrificio, Marisa riuscì a costruire il proprio percorso professionale.
Si è laureata alla St. John’s University ed è diventata una Practice Manager Pharmacist, affermandosi nel settore sanitario americano.
Parallelamente ha dedicato gran parte del proprio tempo all’associazionismo italoamericano.
Oggi è Presidente dell’OSDIA Glen Cove Lodge Association, una delle più antiche e prestigiose organizzazioni italoamericane di Long Island.
Durante il suo mandato, la presenza associativa è cresciuta significativamente, coinvolgendo decine di nuovi membri, molti dei quali originari della provincia di Avellino.
L’incontro con Charles Gambino
Tra i ricordi più cari vi è l’incontro con il marito, il dottor Charles Gambino, medico di origini siciliane.
La conoscenza nacque grazie a un incontro organizzato da amici comuni. Quella che inizialmente sembrava una semplice amicizia si trasformò presto in una storia d’amore.
Dal loro matrimonio sono nate due figlie, Francesca e Antonia, entrambe affermate professionalmente.
Charles Gambino, oltre a essere un medico stimato, è molto attivo nella promozione della cultura italiana all’interno della comunità italoamericana.
L’impegno per la cultura italiana
Nel corso degli anni Marisa è diventata una figura di riferimento per la comunità italiana di Long Island.
Attraverso eventi culturali, iniziative sociali e attività associative continua a promuovere la lingua, le tradizioni e i valori italiani.
Nel 2025, insieme al marito, ha indossato gli abiti tradizionali italiani durante una manifestazione culturale a Long Island dedicata alle tradizioni regionali.
È inoltre coinvolta in numerose attività culturali e mediatiche della comunità italoamericana e sostiene eventi dedicati alla figura di Cristoforo Colombo e alla valorizzazione della storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti.
Un legame mai spezzato con l’Italia
Nonostante oltre cinquant’anni trascorsi negli Stati Uniti, Marisa non ha mai dimenticato le proprie radici.
«Mi sono dimenticata l’italiano, ma non conosco del tutto l’inglese.»
Una frase pronunciata con il sorriso, che racconta meglio di qualsiasi altra il senso di appartenenza di chi vive tra due culture.
In famiglia si parlava prevalentemente il dialetto napoletano, elemento che ha contribuito a mantenere vivo il legame con le origini campane.
Oggi continua a viaggiare regolarmente in Italia e considera ogni ritorno come un momento speciale.
Prima di concludere l’intervista, rivolge un messaggio agli italiani nel mondo:
«Non dimenticate mai le vostre origini e le vostre tradizioni.»
E infine, con emozione, aggiunge:
«Cari italiani, vi voglio tanto bene.»
Una dichiarazione semplice ma autentica, che racchiude tutta la forza del legame tra l’Italia e milioni di suoi figli sparsi nel mondo.

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