L’ex comandante delle Forze armate conserva un consenso enorme e potrebbe diventare il vero antagonista di Zelensky. Ma trasformare il prestigio militare in leadership politica è una sfida tutt’altro che semplice
In Ucraina il futuro politico non si gioca soltanto sul campo di battaglia o nei negoziati con Mosca, Washington e Bruxelles. Si gioca anche nella competizione, ancora sotterranea, tra due figure che incarnano modi diversi di rappresentare la resistenza del Paese: Volodymyr Zelensky e Valerii Zaluzhny.
Il primo è il presidente che ha scelto di restare a Kyiv quando l’invasione russa sembrava destinata a travolgere la capitale. Il secondo è il generale che, alla guida delle Forze armate, ha contribuito a organizzare la risposta militare ucraina nei momenti più difficili.
Oggi Zaluzhny è ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito. Formalmente è un diplomatico. Politicamente, però, è molto di più: rappresenta l’unica personalità che, almeno sulla carta, potrebbe affrontare Zelensky in una futura elezione presidenziale senza partire da una posizione di inferiorità.
Un generale trasformato in simbolo nazionale
La popolarità di Zaluzhny nasce prima di tutto dal ruolo svolto durante l’invasione russa del 2022.
Quando le truppe di Mosca puntavano sulla capitale, il generale era il comandante in capo delle Forze armate ucraine. La resistenza di Kyiv, il fallimento del piano russo di ottenere una rapida vittoria e le successive operazioni militari resero Zaluzhny uno dei simboli della capacità ucraina di reagire.
La sua immagine pubblica è stata costruita attorno a elementi molto chiari: disciplina, sobrietà, competenza militare e una comunicazione assai meno spettacolare di quella del presidente.
Zelensky ha guidato la resistenza attraverso la politica e i media internazionali. Zaluzhny l’ha rappresentata nelle trincee, nei comandi operativi e nella pianificazione militare.
Questa differenza spiega perché molti ucraini non vedano necessariamente i due uomini come avversari assoluti, ma come protagonisti complementari della stessa stagione storica.
Il problema è che, quando la guerra terminerà o entrerà in una fase diversa, la complementarità potrebbe trasformarsi in competizione.
La rimozione dal comando non ha cancellato il suo consenso
Nel febbraio 2024 Zelensky decise di sostituire Zaluzhny con Oleksandr Syrskyi.
La versione ufficiale parlò della necessità di rinnovare la guida militare e riorganizzare le Forze armate. Tuttavia, fin dall’inizio, la decisione venne letta anche in chiave politica.
Il generale era diventato troppo popolare per essere considerato soltanto un subordinato del presidente. In alcune rilevazioni godeva di una fiducia persino superiore a quella di Zelensky.
In un Paese in guerra, un comandante militare con una forte popolarità personale può diventare una risorsa nazionale, ma anche un problema per chi detiene il potere politico.
La nomina ad ambasciatore a Londra ha offerto a Zaluzhny un’uscita istituzionalmente prestigiosa. Non è stato umiliato, né completamente escluso dalla scena pubblica. Al contrario, è stato inviato in uno dei Paesi maggiormente impegnati nel sostegno all’Ucraina.
Quell’incarico, però, può essere interpretato in due modi. Da una parte è un riconoscimento del suo prestigio. Dall’altra appare come una forma elegante di allontanamento dal centro politico e militare di Kyiv.
Il risultato è che Zaluzhny è stato rimosso dal comando, ma non dal cuore di una parte significativa dell’opinione pubblica.
Perché potrebbe essere il rivale più pericoloso di Zelensky
Gli eventuali avversari tradizionali di Zelensky portano con sé il peso del passato politico ucraino: partiti, oligarchie, rivalità personali e governi precedenti.
Zaluzhny, invece, possiede un vantaggio decisivo: non viene percepito come un politico professionista.
È un uomo delle istituzioni, ma non del sistema dei partiti. Può presentarsi come una figura nazionale, lontana dalle tradizionali divisioni tra maggioranza e opposizione.
In un Paese stremato dalla guerra, questa immagine può risultare estremamente potente.
Una parte degli elettori potrebbe vedere nel generale l’uomo adatto a gestire la fase successiva al conflitto: la sicurezza, la ricostruzione, il ritorno dei soldati alla vita civile e il difficile rapporto con la Russia.
Inoltre, Zaluzhny potrebbe assumersi la responsabilità di un compromesso di pace più facilmente di Zelensky. Il suo passato militare gli garantirebbe una credibilità patriottica sufficiente per difendersi dalle accuse di debolezza o capitolazione.
È un paradosso frequente nella storia: spesso sono proprio i leader militari, grazie alla loro reputazione di fermezza, ad avere maggiore spazio per negoziare.
La popolarità non basta per governare
Sarebbe però un errore considerare Zaluzhny già pronto per la presidenza.
Comandare un esercito e guidare un Paese sono due responsabilità profondamente diverse.
Il generale dovrebbe prendere posizione sull’economia, sulla ricostruzione, sui rapporti con l’Unione europea, sulla lotta alla corruzione, sulle riforme istituzionali e sulle difficili questioni sociali che emergeranno dopo la guerra.
Dovrebbe inoltre costruire una squadra politica, una rete territoriale e un programma riconoscibile. La sua popolarità personale non può sostituire indefinitamente una proposta di governo.
C’è poi un’altra questione delicata: l’Ucraina dovrà evitare che il prestigio militare si trasformi in una militarizzazione permanente della politica.
Zaluzhny è un generale rispettato, ma un’eventuale candidatura dovrebbe essere accompagnata da una chiara accettazione delle regole democratiche e della subordinazione delle Forze armate al potere civile.
Non vi sono ragioni per dubitare della sua lealtà istituzionale, ma il tema non può essere ignorato in un Paese che uscirà da anni di guerra e legge marziale.
Zelensky resta un avversario formidabile
Anche il presidente non può essere considerato politicamente finito.
Zelensky ha guidato l’Ucraina durante la fase più drammatica della sua storia recente. Ha ottenuto aiuti militari, sostegno finanziario e visibilità internazionale. Ha trasformato la causa ucraina in una questione centrale per l’Occidente.
Il calo dei consensi è comprensibile dopo anni di guerra, lutti, distruzioni e difficoltà economiche. Ma non cancella il capitale politico accumulato dal presidente.
Il vero problema per Zelensky è che la sua immagine è ormai inseparabile dall’andamento del conflitto.
Se la guerra terminerà con un accordo percepito come penalizzante, il presidente ne pagherà il prezzo. Se invece riuscirà a presentare il risultato come una difesa riuscita dell’indipendenza ucraina, potrebbe ancora ottenere un forte sostegno elettorale.
Zaluzhny, al contrario, beneficia di una posizione più protetta. Non essendo più al comando dell’esercito e non essendo responsabile diretto delle scelte politiche, può conservare il prestigio acquisito e prendere le distanze dagli eventuali errori commessi negli ultimi anni.
Una sfida che rappresenterebbe due idee di leadership
Un eventuale confronto elettorale tra Zelensky e Zaluzhny non sarebbe soltanto uno scontro personale.
Il presidente rappresenterebbe la leadership politica, diplomatica e comunicativa della resistenza. Il generale incarnerebbe quella militare, istituzionale e patriottica.
Zelensky potrebbe rivendicare di aver mantenuto unita l’Ucraina e mobilitato gli alleati. Zaluzhny potrebbe sostenere di aver protetto il Paese nei suoi momenti più vulnerabili.
Entrambi sarebbero legittimati dalla guerra, ma in modo differente.
Proprio per questo una loro sfida potrebbe diventare molto dura. Dopo un conflitto così devastante, gli ucraini non voteranno soltanto per scegliere un presidente. Voteranno per decidere quale interpretazione dare agli anni della resistenza, delle sconfitte, dei sacrifici e delle speranze.
Il vero banco di prova sarà il dopoguerra
Oggi parlare di elezioni in Ucraina resta complicato. La guerra continua, la legge marziale limita la normale attività democratica e milioni di cittadini si trovano lontani dalle proprie case.
Prima di organizzare una consultazione sarà necessario garantire il voto dei soldati, degli sfollati, dei cittadini all’estero e delle popolazioni provenienti dai territori occupati.
La qualità della futura democrazia ucraina dipenderà anche da come sarà gestita questa transizione.
Zaluzhny può essere il principale sfidante di Zelensky, ma non è ancora un candidato ufficiale. Per il momento rimane una possibilità politica, forse la più importante, ma comunque una possibilità.
Il suo vero ostacolo non sarà soltanto battere il presidente. Sarà dimostrare che l’uomo capace di guidare un esercito durante la guerra può diventare anche il leader in grado di ricostruire un Paese durante la pace.
