Fame, droni e sopravvivenza: la guerra invisibile che sta consumando Ucraina e Russia

Ukraine has said food shortages must not become 'systemic' after a soldier's wife shared these images on social media, showing emaciated troops [Handout/@i.petrovna_]
Ukraine has said food shortages must not become 'systemic' after a soldier's wife shared these images on social media, showing emaciated troops [Handout/@i.petrovna_]

Non sono solo i missili, i droni kamikaze o le trincee a raccontare l’orrore della guerra in Ucraina. A emergere sempre di più è un’altra verità, silenziosa e devastante: la fame.

Una guerra moderna che, nel 2026, costringe ancora soldati a bere acqua piovana, sopravvivere con una barretta di cioccolato al giorno e aspettare il ronzio di un drone come unica possibilità di ricevere pane, medicine o munizioni.

Le immagini diffuse a fine aprile di quattro soldati ucraini ridotti pelle e ossa hanno scosso l’opinione pubblica. Secondo quanto denunciato dalle famiglie, quei militari sarebbero rimasti fino a 17 giorni senza rifornimenti alimentari nelle zone del fronte orientale del Donetsk. “I combattenti svengono per la fame, bevono acqua piovana”, ha raccontato Anastasia Silchuk, moglie di uno dei soldati della 14ª Brigata Meccanizzata. 

Dietro quelle fotografie non c’è soltanto il dramma umano. C’è la trasformazione totale della guerra contemporanea.

Le linee del fronte non sono più quelle della Seconda guerra mondiale, con convogli, camion e colonne logistiche relativamente protette. Oggi il cielo è dominato dai droni. Ogni movimento può essere individuato, seguito e distrutto in pochi secondi.

Un soldato ucraino intervistato da Al Jazeera racconta che ormai “sognare un pasto caldo” è diventato un lusso. Per settimane, dice, i combattenti ricevono solo cioccolata, avena e una bottiglia d’acqua al giorno. 

I tank sembrano dinosauri destinati all’estinzione. I pickup vengono distrutti uno dopo l’altro. Persino uscire da un bunker per fumare una sigaretta può significare morte certa. La sopravvivenza dipende sempre più da piccoli droni cargo o robot su ruote che trasportano cibo e munizioni verso postazioni isolate.

Ed è qui che emerge la contraddizione di questa guerra ipertecnologica: eserciti capaci di usare intelligenza artificiale, sistemi satellitari e sciami di droni, ma incapaci di garantire un pezzo di pane ai propri uomini.

Secondo esperti citati nel reportage, solo una minima parte delle truppe ucraine riceverebbe regolarmente rifornimenti tramite droni. Il resto continua a vivere in condizioni disperate. 

Ma la situazione, sul fronte russo, potrebbe essere persino peggiore.

Il reportage racconta di soldati russi inviati in missioni quasi suicide con pochissima acqua e qualche snack. Un combattente tagiko reclutato da Mosca ha dichiarato di aver trascorso quasi un mese in un villaggio abbandonato cercando pasta cruda e avanzi di cibo per sopravvivere. 

Ci sono persino accuse — non verificate ufficialmente — di episodi di cannibalismo tra soldati russi isolati e senza rifornimenti.

Sembra fantascienza distopica. Invece è la fotografia reale del conflitto più tecnologico e allo stesso tempo più brutale del XXI secolo.

La guerra in Ucraina non sta soltanto consumando vite umane. Sta trasformando il concetto stesso di combattimento: uomini ridotti a punti GPS, soldati che aspettano il cibo dal cielo come animali assediati, eserciti che spendono miliardi in armamenti ma non riescono più a garantire la logistica basilare.

Ed è forse questa l’immagine più drammatica della guerra moderna: non il soldato eroico, ma il soldato affamato.

Fonte: reportage di Mansur Mirovalev pubblicato da Al Jazeera