di Provita & Famiglia
Un nuovo studio pubblicato dalla rivista Social Sciences ha rivelato l’esistenza di importanti legami tra pornografia e abuso sessuale sui minori. La ricerca, intitolata “Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell’infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori”, è stata condotta da docenti della New York University, dell’Università dell’Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University. Gli autori hanno osservato che l’esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo, con un’età media della prima esposizione collocata nella prima o nella media adolescenza e con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l’84%. In questo contesto, spiegano, il consumo di pornografia influenza atteggiamenti e comportamenti sessuali sia negli adolescenti sia negli adulti, fino a rappresentare una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani.
Secondo quanto riportato dal National Center on Sexual Exploitation, esistono quattro principali modalità di intreccio tra pornografia e abusi sui minori. La prima è il modellamento sociale: i bambini imitano ciò che vedono, con il rischio di riprodurre comportamenti sessuali dannosi. C’è poi la normalizzazione, che rende apparentemente “standard” comportamenti sessuali abusivi e irrealistici. Diversi operatori dei servizi sociali hanno riferito che giovani ragazze hanno subìto strangolamenti durante rapporti sessuali, poiché i ragazzi adolescenti erano stati indotti dalla pornografia a credere che si trattasse di una pratica normale. A questo si aggiungono l’adescamento, attraverso l’uso di materiale pornografico per desensibilizzare i minori all’abuso, e il potere, ovvero quando la pornografia viene usata per controllare e manipolare le vittime, minacciando di rivelarne il consumo o di diffondere immagini sessualmente esplicite.
Lo studio si è basato su dati qualitativi provenienti da 50 interviste, otto focus group e sondaggi post-intervista con professionisti esperti del settore. Gli intervistati hanno individuato negli smartphone dei bambini uno dei problemi principali. Tra le associazioni familiari e per l’infanzia statunitensi, a tal proposito, c’è chi ha sottolineato che spesso molti genitori non tolgono il telefono ai propri figli per paura di apparire “cattivi genitori”, ma questo aumenta in modo sconsiderato il rischio che i bambini si possano imbattere in contenuti inappropriati e pornografici, anche quando guardano video apparentemente innocui come quelli sui cartoni animati. Sempre gli autori dello studio, inoltre, hanno evidenziato che uno dei fattori di rischio più rilevanti è l’accesso illimitato dei bambini a Internet tramite console per videogiochi, tablet e smartphone, spesso all’insaputa dei genitori. Nelle interviste è emerso anche il ruolo dei social media: secondo alcuni operatori, infatti, proprio attraverso strumenti come Snapchat, Facebook e Instagram i criminali riescono a entrare in contatto con i minori, e diversi bambini seguiti dai sanitari hanno raccontato di aver conosciuto un abusatore proprio tramite queste piattaforme.
La ricerca ha inoltre confermato la correlazione tra contenuti sessualmente espliciti e violenza, poiché è emerso che, quanto più precoce è l’esposizione alla pornografia, tanto più alta è la probabilità che, in seguito, la persona guardi pornografia violenta. Da qui derivano visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso e della sessualità in generale.
Lo studio ha inoltre spiegato che non si tratta soltanto di considerare normale un certo trattamento – violento e vergognoso – verso le donne, ma di arrivare a percepire come piacere comportamenti aggressivi e violenti, fino a parlare di strangolamento, colpi, pugni, immobilizzazione. Anche alcuni infermieri specializzati in casi di violenze sessuali – e intervistati nel corso della ricerca – hanno riscontrato le stesse dinamiche, parlando di adolescenti trasformati in predatori dalla pornografia.
Di qui, il punto conclusivo dello studio è netto: solo bloccando l’accesso a questo materiale tossico sarà possibile iniziare a invertire tendenze – e rischi – sempre più gravi per le giovani generazioni.
