Qualcuno si starà sbellicando dalle risate, un uovo sodo messo su quattro ruote? Beh, è vero, anche se in principio era su tre ruote, poi con il tempo……! Son diventate quattro.
Erano gli anni cinquanta, praticamente ancora si sentivano gli echi della guerra appena finita, una Italia veramente a terra, una Italia desiderosa di rinascere, una Italia che voleva ma non sapeva come. Molti se ne andarono in cerca di un futuro, quelli che rimasero si sono guardati intorno per trovare una via di uscita, molti si rimboccarono le maniche e misero al lavoro la materia grigia.
La gente aveva bisogno di muoversi ma le macchine erano poche e care, ma l’ingegno italiano è sempre prevalso su tutto e tutti ed ecco che due ragazzotti, Ermenegildo Preti e Pierluigi Raggi, che lavoravano presso la Iso di Bresso; sicuramente durante la pausa pranzo mentre sbucciavano un uovo sodo……. venne loro l’idea di mettere un paio di ruote sotto quell’uovo.
La Iso affonda le sue origini presso Bolzaneto come fabbrica di frigoriferi, caloriferi e motori elettrici, trasferita a Genova; nel 1939 venne acquistata da Renzo Rivolta che la portò a Bresso per dedicarsi alla fabbrica di moto e più tardi di automobili di un certo pregio. Tornando a noi, i due ingegneri della ISO furono quelli che crearono la piccola autovetturetta per due persone utilizzando un motore di motocicletta abilmente modificato, era molto spartana ma diede impulso ad un trasporto a buon mercato grazie al prezzo molto ridotto, quindi su licenza della BMW tedesca, nacque la “Isetta”, un uovo su quattro ruote.
Fu costruita in quasi 162.000 unità fino al 1962. Praticamente la prima automobile al mondo prodotta in serie, con motore monocilindrico di 236 cm cubici, una velocità di quasi 85 km/h, consumando quasi 3 litri per 100/km.
Che ne direste oggi con la nuova crisi/carburanti con i prezzi a oltre due dollari? Cosa potrebbero dire i miracolati figli di papà? Forse si sentirebbero offesi se dovessero usare tale uovo bollito su ruote per andare alle movidas con la bionda platinata? Io ci farei un pensierino se per caso questa strana guerra del Golfo ci dovesse tagliare la benzina.
Oggi molti tra gli Anta (quelli con svariate primavere) vedendo la foto la ricorderanno, mentre i giovani, indirizzandosi ai loro nonni, chiederebbero…. Nonno, non dirmi, che ai tuoi tempi, tu andavi su quel coso? Io l’ho vista e non mi ha fatto ridere, anzi, se pur giovane capii cosa voleva dire per un popolo ancora fresco dal disastroso conflitto.
Per un collezionista credo valga cifre da capogiro.
