Hantavirus, l’Australia alza il livello di attenzione: rientrati i passeggeri della nave focolaio

L’Australia ha deciso di non lasciare nulla al caso. Sei persone – quattro cittadini australiani, un residente permanente e un residente neozelandese – sono rientrate venerdì da un viaggio che nessuno avrebbe mai voluto fare: quello a bordo della nave da crociera olandese MV Hondius, dove nelle ultime settimane si è verificato un focolaio di hantavirus che ha già provocato tre morti e undici contagi confermati secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il gruppo è atterrato presso una base dell’aeronautica militare vicino Perth, in Western Australia, con un volo charter organizzato dal governo federale. Nonostante tutti i passeggeri siano risultati negativi ai test prima della partenza dai Paesi Bassi e non mostrassero sintomi evidenti, Canberra ha scelto una linea di massima prudenza: isolamento immediato e nuova serie di controlli sanitari in una struttura di quarantena.

Una decisione che inevitabilmente riporta alla memoria gli anni del Covid, anche se gli esperti invitano a non creare allarmismi. L’hantavirus è infatti molto diverso dal coronavirus che ha paralizzato il mondo nel 2020. Non si trasmette facilmente da persona a persona e, nella maggior parte dei casi, il contagio avviene attraverso il contatto con roditori infetti o con ambienti contaminati dai loro escrementi.

Il ministro federale della Salute, Mark Butler, ha sottolineato che il rischio per la popolazione australiana resta basso, ma ha difeso la scelta del governo di adottare misure severe.

Secondo l’OMS, il periodo di incubazione può variare da una a otto settimane. I sintomi iniziali assomigliano a quelli di una normale influenza: febbre, stanchezza, dolori muscolari e difficoltà respiratorie nei casi più gravi. È proprio questa fase iniziale, apparentemente innocua, a rendere il monitoraggio particolarmente delicato.

La vicenda mette ancora una volta sotto i riflettori il tema della sicurezza sanitaria globale e della vulnerabilità dei viaggi internazionali. Le navi da crociera, già finite al centro delle polemiche durante la pandemia, tornano a rappresentare un ambiente ad alto rischio per la diffusione di malattie infettive, soprattutto quando si verificano emergenze in mare aperto o in aree remote.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato una quarantena di 42 giorni per tutti i passeggeri coinvolti nel viaggio della MV Hondius. Una misura che appare drastica ma che riflette la volontà di evitare qualsiasi sottovalutazione.

In Australia, il caso sta già alimentando il dibattito pubblico. Da una parte c’è chi ritiene eccessive le restrizioni e teme un ritorno a logiche emergenziali simili a quelle vissute durante il Covid; dall’altra chi sostiene che proprio gli errori del passato abbiano insegnato quanto sia importante intervenire subito, anche quando il rischio appare limitato.

Per ora, le autorità sanitarie insistono su un punto: non esiste alcuna emergenza nazionale e il sistema sanitario australiano è preparato. Ma il ritorno della parola “quarantena” nel lessico quotidiano basta da solo a riaccendere paure che molti pensavano definitivamente archiviate.