Flotilla, Israele ha superato ogni limite

Flotilla, Israele ha superato ogni limite L’Italia e l’Europa non possono più voltarsi dall’altra parte Le immagini diffuse dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir segnano un punto di non ritorno. Uomini e donne inginocchiati, bendati, ammanettati, derisi davanti alle telecamere come trofei di guerra. Attivisti umanitari trattati come terroristi. Cittadini italiani sequestrati in acque internazionali ed esposti pubblicamente all’umiliazione. Non è più solo una crisi diplomatica. Non è più soltanto una provocazione politica. È qualcosa di molto più grave. È il crollo definitivo di ogni limite morale, giuridico e civile.fai articolo opinione 

L’Italia e l’Europa non possono più voltarsi dall’altra parte

Le immagini diffuse dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir segnano un punto di non ritorno.

(Agenzia Vista) “Benvenuti in Israele! I padroni di casa siamo noi!”, così il ministro israeliano Itamar Ben Gvir in un video pubblicato sui suoi canali social, rivolgendosi agli attivisti ammanettati della Flotilla. Courtesy: Itamar Ben Gvir Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Uomini e donne inginocchiati, bendati, ammanettati, derisi davanti alle telecamere come trofei di guerra. Attivisti umanitari trattati come terroristi. Cittadini italiani sequestrati in acque internazionali ed esposti pubblicamente all’umiliazione.

Non è più solo una crisi diplomatica. Non è più soltanto una provocazione politica.

È qualcosa di molto più grave.

È il crollo definitivo di ogni limite morale, giuridico e civile. 

Per anni il mondo occidentale ha giustificato tutto in nome della sicurezza di Israele. Ogni critica veniva bollata come estremismo, ogni denuncia ridotta a propaganda. Ma esiste un punto oltre il quale il silenzio diventa complicità. E quel punto oggi è stato superato.

Qui non si parla di un’operazione militare contro Hamas. Qui non si parla di terroristi armati. Qui ci sono medici, giornalisti, volontari, attivisti pacifici provenienti da decine di Paesi, fermati in acque internazionali e trattati in modo incompatibile con qualsiasi Stato democratico.

Perfino all’interno dello stesso governo israeliano sono emerse crepe profonde. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha preso le distanze parlando di “spettacolo vergognoso”, mentre lo stesso Benjamin Netanyahu ha definito sbagliato il comportamento di Ben Gvir. 

Ma non basta più prendere le distanze.

Perché quando un ministro di un governo mostra esseri umani ammanettati e inginocchiati come una preda conquistata, non siamo più davanti a una semplice degenerazione politica. Siamo davanti alla normalizzazione pubblica dell’umiliazione.

Ed è devastante che a dirlo oggi non siano soltanto le ONG o gli attivisti, ma anche figure istituzionali europee, governi occidentali e persino esponenti del mondo ebraico internazionale.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di “trattamento incivile” e di “livello infimo”. Giorgia Melonie Antonio Tajani hanno definito le immagini “inaccettabili”, convocando immediatamente l’ambasciatore israeliano. 

Sono parole importanti. Ma ora servono fatti.

Perché se l’Europa continua a limitarsi all’indignazione verbale senza conseguenze concrete, il messaggio che passerà al mondo sarà devastante: esistono Stati ai quali tutto è consentito.

L’Unione Europea non può continuare a parlare di diritti umani soltanto quando conviene geopoliticamente. Non può invocare il diritto internazionale in Ucraina e poi chiudere gli occhi quando cittadini europei vengono fermati in acque internazionali e sottoposti a trattamenti degradanti.

La credibilità morale dell’Europa si gioca anche qui.

Servono iniziative diplomatiche immediate, una posizione comune europea, pressioni reali e non soltanto dichiarazioni indignate. Serve pretendere il rispetto delle convenzioni internazionali e il rilascio immediato degli attivisti ancora trattenuti.

Perché il rischio più grande non è soltanto quello che è accaduto ad Ashdod.

Il rischio vero è l’assuefazione.

L’idea che scene del genere possano diventare normali. Che la violazione della dignità umana possa essere trasformata in propaganda politica. Che la forza possa sostituire il diritto.

Quando questo accade, non perde soltanto Gaza. Non perde soltanto Israele.

Perde il mondo intero