Senza informazione diretta migliaia di italiani AIRE restano esclusi dalla partecipazione democratica
di Costantino Salis
Ogni volta che si avvicinano le elezioni dei Comites emerge puntualmente la stessa domanda: quanti italiani all’estero sanno davvero come si vota?
La risposta, purtroppo, è tanto semplice quanto preoccupante: pochissimi.
In Grecia, come in molti altri Paesi del mondo, migliaia di cittadini italiani iscritti all’AIRE ignorano completamente che, per partecipare alle elezioni dei Comites, non basta essere elettori. È infatti necessario dichiarare preventivamente la propria volontà di voto entro una specifica scadenza.
Ed è proprio qui che nasce uno dei principali problemi del sistema.
Informazione insufficiente e partecipazione minima
Nella pratica, questa informazione raggiunge soltanto una minima parte degli aventi diritto.
Le ambasciate pubblicano generalmente un avviso sui propri siti istituzionali, ma manca una vera campagna di comunicazione capillare, diretta e realmente efficace verso gli elettori.
Nessuna lettera personalizzata.
Nessuna comunicazione individuale incisiva.
Nessuna strategia moderna in grado di coinvolgere davvero le comunità italiane all’estero.
Il risultato è evidente: elezioni decise da una percentuale estremamente ridotta di votanti.
In Grecia meno di 300 votanti su 14 mila iscritti AIRE
I numeri delle precedenti elezioni dei Comites in Grecia sono emblematici.
Su circa 14.000 italiani iscritti all’AIRE, hanno votato meno di 300 persone.
Un dato che dovrebbe aprire una riflessione seria sul livello di partecipazione democratica e sulla reale rappresentatività di questi organismi.
Perché in un sistema del genere il rischio è evidente: non sempre prevale chi rappresenta davvero la maggioranza della comunità italiana, ma chi riesce semplicemente a mobilitare un ristretto gruppo di elettori già informati o inseriti in reti organizzate di contatti personali.
Il vero “campo di battaglia” non sono i programmi
Di fatto, il vero terreno di scontro non sembra più essere il confronto tra idee, programmi o risultati concreti.
La partita si gioca soprattutto sulla capacità di raggiungere personalmente gli elettori e convincerli a registrarsi in tempo per poter votare.
Un meccanismo che inevitabilmente solleva interrogativi sulla qualità democratica del sistema.
È legittimo chiedersi se questo modello garantisca davvero una partecipazione ampia, trasparente e inclusiva oppure se finisca, anche involontariamente, per favorire dinamiche ristrette e poco rappresentative.
Comites e partecipazione: il nodo della comunicazione
I Comites nascono come strumenti di partecipazione e rappresentanza delle collettività italiane all’estero.
Ma senza un’informazione chiara, accessibile e realmente diffusa verso tutti gli iscritti AIRE, il rischio concreto è che migliaia di cittadini restino esclusi da una scelta che li riguarda direttamente.
E in una democrazia moderna, l’assenza di partecipazione non può mai essere considerata un dettaglio secondario.
Serve una riforma del sistema elettorale dei Comites
La questione non riguarda soltanto la politica, ma anche il diritto all’informazione e alla partecipazione.
Per molti italiani all’estero, il voto Comites resta ancora oggi un processo poco conosciuto, complesso e scarsamente pubblicizzato.
Ed è difficile parlare di rappresentanza pienamente democratica quando gran parte degli aventi diritto non sa nemmeno di dover effettuare una registrazione preventiva per poter votare.
Forse è arrivato il momento di ripensare profondamente il sistema:
- semplificando le procedure;
- migliorando la comunicazione istituzionale;
- introducendo strumenti digitali moderni;
- garantendo una partecipazione realmente aperta e trasparente.
Perché senza partecipazione non esiste vera rappresentanza.
