Nuove tensioni nel Golfo: l’Iran colpisce il Kuwait, gli Stati Uniti intervengono vicino allo Stretto di Hormuz

Aeroporto danneggiato, petrolio in rialzo e tregua sempre più fragile tra Washington e Teheran

La fragile tregua tra Iran e Stati Uniti è tornata sotto pressione dopo una nuova escalation militare nel Golfo Persico. Nelle ultime ore, un attacco iraniano con missili e droni ha colpito il Kuwait, mentre le forze armate statunitensi hanno condotto operazioni militari nei pressi dello strategico Stretto di Hormuz.

L’episodio ha riacceso i timori di un allargamento del conflitto regionale e ha provocato un immediato aumento dei prezzi del petrolio, saliti di oltre il 2% sui mercati internazionali.

Colpito l’aeroporto del Kuwait

Secondo le autorità kuwaitiane, l’attacco iraniano ha causato danni alle infrastrutture dell’Aeroporto Internazionale del Kuwait e ad alcune sedi diplomatiche.

Il bilancio provvisorio parla di una vittima e di diversi feriti. Le operazioni aeroportuali sono state temporaneamente sospese per consentire la verifica dei danni e la messa in sicurezza dell’area.

Successivamente l’Autorità per l’Aviazione Civile del Kuwait ha annunciato la graduale ripresa dei voli dal Terminal 4 dopo il completamento delle ispezioni di sicurezza.

Missili intercettati in Bahrain

Anche il Bahrain è stato coinvolto nell’escalation. Le forze armate del Regno hanno dichiarato di aver intercettato tre missili e numerosi droni diretti verso il Paese.

Teheran ha rivendicato attacchi contro il quartier generale della Quinta Flotta statunitense, con base proprio in Bahrain, oltre a una base aerea e ad altri obiettivi militari nella regione.

Da parte sua, il Pentagono ha affermato che almeno due missili iraniani diretti verso il Kuwait non hanno raggiunto il bersaglio, cadendo prima dell’impatto o disintegrandosi durante il volo.

Lo Stretto di Hormuz resta al centro della crisi

Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare il nodo strategico dell’intera crisi.

Prima dell’inizio del conflitto, il passaggio marittimo gestiva circa il 20% delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Nonostante la tregua raggiunta ad aprile, il traffico attraverso lo stretto continua a subire forti limitazioni.

Gli Stati Uniti insistono per una completa riapertura della rotta commerciale, mentre l’Iran continua a considerare Hormuz uno strumento di pressione nei negoziati.

Diplomazia in stallo

Nelle scorse settimane sembrava emergere un cauto ottimismo.

Washington e Teheran avevano lasciato intendere la possibilità di un accordo preliminare per consolidare il cessate il fuoco e normalizzare la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Tuttavia, le trattative non hanno ancora prodotto alcun accordo formale e restano profonde divergenze su sicurezza regionale, sanzioni e presenza militare americana nel Golfo.

Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema iraniana, ha dichiarato che l’Iran non permetterà agli Stati Uniti di imporre condizioni unilaterali né nei negoziati né nell’attuazione della tregua.

In un messaggio pubblicato sui social media, Rezaei ha avvertito che qualsiasi nuova aggressione sarà seguita da una massiccia risposta con missili e droni.

I Paesi del Golfo chiedono una risposta comune

Le nuove ostilità hanno suscitato preoccupazione in tutto il Golfo.

Anwar Gargash, consigliere diplomatico del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha condannato gli attacchi contro Kuwait e Bahrain chiedendo una risposta unitaria da parte degli Stati della regione.

«L’aggressione non colpisce un solo Paese, ma tutti noi», ha dichiarato.

Parole che riflettono il timore crescente che nuovi episodi possano compromettere ulteriormente la stabilità e la sicurezza dell’intera area.

Petrolio e mercati sotto osservazione

Gli analisti internazionali avvertono che un eventuale peggioramento della situazione nello Stretto di Hormuz potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’economia globale.

Con il petrolio già in rialzo e gli operatori finanziari in allerta, l’attenzione è ora rivolta ai prossimi sviluppi diplomatici.

Per il momento il cessate il fuoco resta formalmente in vigore, ma gli eventi delle ultime ore dimostrano quanto la situazione nel Golfo Persico rimanga estremamente fragile e imprevedibile.