PUTIN CHIUDE A ZELENSKY: «NON C’È MOTIVO DI INCONTRARCI»

Il Cremlino liquida la proposta di dialogo del presidente ucraino. Mosca ribadisce le proprie condizioni per la pace e accusa l’Europa di alimentare il conflitto

– Nessuna apertura concreta. Nessun passo avanti verso un possibile vertice tra Mosca e Kiev. Dal palco del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, il presidente russo Vladimir Putin ha respinto la proposta avanzata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky di un incontro diretto tra i due leader.

«Al momento non c’è motivo di incontrare Zelensky», ha dichiarato il capo del Cremlino, definendo la lettera pubblicata dal presidente ucraino una comunicazione «maleducata» e priva di contenuti utili a favorire un vero negoziato.

Le parole di Putin arrivano in un momento particolarmente delicato del conflitto, mentre le forze russe continuano la loro offensiva sul fronte orientale e l’Ucraina intensifica gli attacchi con droni e operazioni mirate all’interno del territorio russo.

Secondo il presidente russo, la richiesta di un incontro sarebbe stata avanzata esclusivamente per ottenere una pausa militare che consentisse a Kiev di riorganizzare le proprie difese.

«Non ho mai rifiutato l’idea di incontrarlo, ma un incontro deve avere un contenuto concreto», ha affermato Putin.

La stoccata a Zelensky e il riferimento a Trump

Nel suo intervento, Putin ha anche ironizzato sul rapporto tra Zelensky e il presidente americano Donald Trump.

Secondo il leader russo, Washington continua a fornire armamenti all’Ucraina mentre Kiev, pur chiedendo sostegno militare agli Stati Uniti, non sarebbe disposta ad accettare il ruolo di Trump come garante di un eventuale accordo di pace.

Una dichiarazione che evidenzia come il Cremlino continui a guardare alla Casa Bianca come interlocutore principale nella gestione della crisi, relegando l’Europa a un ruolo secondario.

«L’Europa sta creando il caos»

Putin ha poi dedicato ampio spazio all’economia, sostenendo che la Russia abbia resistito alle pressioni occidentali nonostante anni di sanzioni.

Nel suo discorso ha accusato l’Unione Europea di perseguire politiche economiche «miopi» che starebbero danneggiando prima di tutto i cittadini europei.

Secondo Mosca, le sanzioni non avrebbero raggiunto l’obiettivo di indebolire la Russia, ma avrebbero contribuito ad aumentare instabilità economica, costi energetici e tensioni sociali all’interno del continente.

Le condizioni russe restano immutate

Se da una parte Putin continua a dichiararsi favorevole a una soluzione politica del conflitto, dall’altra ribadisce condizioni che Kiev considera irricevibili.

Già durante gli incontri diplomatici delle scorse settimane, il Cremlino aveva indicato come punto fondamentale il ritiro completo delle forze ucraine dalle aree del Donbass rivendicate da Mosca.

A questa richiesta si aggiunge il rifiuto di qualsiasi cessate il fuoco che non sia accompagnato da garanzie politiche e territoriali permanenti.

«Le ostilità termineranno soltanto quando saranno raggiunti i nostri obiettivi», ha ribadito Putin.

La pace resta lontana

Le dichiarazioni provenienti da San Pietroburgo confermano come, nonostante i frequenti richiami alla diplomazia, le posizioni tra Mosca e Kiev rimangano estremamente distanti.

Da una parte l’Ucraina continua a chiedere il ritiro delle truppe russe dai territori occupati e il ripristino della propria integrità territoriale. Dall’altra la Russia considera ormai irreversibili le annessioni dei territori conquistati.

In questo scenario, l’ipotesi di un incontro diretto tra Putin e Zelensky appare oggi più lontana che mai, mentre la guerra continua ad entrare nel suo quarto anno senza una prospettiva concreta di soluzione.