Putin apre ai negoziati con l’Ue: “La guerra in Ucraina si avvia alla fine”

A Mosca, nel giorno simbolo della Vittoria sul nazifascismo, Vladimir Putin ha lanciato un messaggio destinato a pesare sugli equilibri internazionali: secondo il presidente russo, il conflitto in Ucraina starebbe entrando nella sua fase conclusiva. Una dichiarazione inattesa, arrivata al termine di una celebrazione del 9 maggio molto diversa rispetto agli anni precedenti, segnata da misure di sicurezza straordinarie, toni sobri e una parata militare ridotta all’essenziale.

La Piazza Rossa si è presentata blindata. Connessioni internet interrotte, traffico quasi inesistente e timori costanti per possibili attacchi di droni ucraini hanno accompagnato l’evento. Niente grandi dimostrazioni di forza: assenti i più moderni sistemi missilistici e i carri armati di ultima generazione. A sfilare sono stati soprattutto i vecchi T-34, simbolo della vittoria sovietica del 1945, in una scelta dal forte valore propagandistico e storico.

Durante una conferenza stampa, Putin ha parlato di un conflitto “vicino alla fine”, senza però chiarire se immagina una conclusione militare o diplomatica. Allo stesso tempo ha aperto, per la prima volta dopo mesi, alla possibilità di negoziati con l’Unione europea. Un’apertura che arriva dopo le recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, favorevole a un dialogo per una “pace giusta e duratura”.

Il Cremlino, tuttavia, frena sugli entusiasmi. Dmitry Peskov, portavoce presidenziale, ha definito “lungo e complesso” qualsiasi percorso negoziale, smorzando anche l’ottimismo di Donald Trump, che aveva salutato positivamente la tregua di tre giorni mediata dagli Stati Uniti. Secondo Mosca, non esistono ancora le condizioni per una vera ripresa delle trattative.

Nel frattempo Putin continua a difendere l’“operazione militare speciale”, ribadendo che la Russia starebbe contrastando “l’aggressività sostenuta dall’intero blocco Nato”. Parole che confermano come, nonostante i segnali di dialogo, la distanza politica e militare tra le parti resti ancora profonda.

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