Ucraina, Zelensky tende la mano a Putin: «Incontriamoci per fermare la guerra». Mosca apre, ma il conflitto continua

Mentre Kiev e Mosca tornano a parlarsi, sul campo di battaglia si intensificano gli attacchi. La Camera Usa approva nuovi aiuti militari da 8 miliardi di dollari all’Ucraina. Trump: «Devono fare compromessi».

Dopo oltre quattro anni di guerra, arriva uno dei segnali diplomatici più significativi degli ultimi mesi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inviato una lettera aperta al Cremlino proponendo un incontro diretto con il presidente russo Vladimir Putin per cercare di porre fine al conflitto.

«Propongo un dialogo diretto tra noi e voi», ha scritto Zelensky, chiedendo di fissare una data per un faccia a faccia che possa aprire la strada a una soluzione negoziata della guerra.

La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che Zelensky è libero di recarsi a Mosca qualora desideri incontrare Putin.

Putin apre ai negoziati

Dal palco del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Putin ha affermato di essere disponibile a una soluzione pacifica, ribadendo tuttavia le condizioni già espresse dalla Russia negli ultimi mesi.

Secondo il leader del Cremlino, l’Ucraina potrebbe avvicinarsi all’Unione Europea purché non entri a far parte di alleanze militari ostili alla Russia. Putin ha inoltre indicato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore nei futuri colloqui.

Ma Kiev continua a ribadire che qualsiasi accordo dovrà coinvolgere anche l’Europa e gli Stati Uniti.

Trump: «Devono incontrarsi e fare compromessi»

Anche il presidente americano Donald Trump è intervenuto sulla questione, sostenendo la necessità di un incontro diretto tra i due leader.

«Devono incontrarsi. Devono fare certi compromessi», ha dichiarato Trump, sottolineando la necessità di trovare una soluzione diplomatica al conflitto.

Le parole del presidente arrivano in un momento delicato per la politica americana, dove il sostegno all’Ucraina continua a dividere il Congresso e lo stesso Partito Repubblicano.

Via libera della Camera Usa a 8 miliardi per Kiev

Nonostante le perplessità di parte dei repubblicani, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un nuovo pacchetto di aiuti per Kiev.

La misura è passata con 226 voti favorevoli e 195 contrari e prevede:

  • 8 miliardi di dollari per la difesa ucraina attraverso prestiti e forniture militari;
  • nuove sanzioni contro banche, compagnie energetiche e industrie russe;
  • dazi fino al 500% sui prodotti russi importati negli Stati Uniti;
  • proroga dei programmi di assistenza militare già avviati durante l’amministrazione Biden.

Diciotto deputati repubblicani hanno votato insieme ai democratici, sfidando apertamente le indicazioni della leadership del GOP e dello stesso Trump.

Allarme nucleare a Zaporizhzhia

Resta alta la preoccupazione per la sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia Nuclear Power Plant.

L’International Atomic Energy Agency (AIEA) ha espresso forte allarme dopo un attacco che ha colpito la centrale termica adiacente all’impianto nucleare.

Secondo gli esperti, eventuali danni alle linee elettriche potrebbero compromettere il sistema di raffreddamento dei reattori.

Nelle ultime ore, tuttavia, l’AIEA ha annunciato un cessate il fuoco localizzato nell’area della centrale per consentire la riparazione delle infrastrutture energetiche essenziali.

Il paradosso della pace

L’immagine che emerge è quella di una guerra combattuta su due piani paralleli.

Da una parte Zelensky e Putin sembrano voler esplorare una via diplomatica, sostenuti anche dalle pressioni internazionali. Dall’altra, gli attacchi continuano ad aumentare e gli Stati Uniti si preparano a inviare nuovi miliardi di dollari in assistenza militare.

La domanda che molti osservatori si pongono è semplice: i segnali di dialogo rappresentano davvero l’inizio di un percorso verso la pace oppure sono soltanto una pausa tattica all’interno di un conflitto destinato a proseguire?

Dopo 1.563 giorni di guerra, la risposta resta ancora incerta.