di Emanuele Esposito
C’è un piccolo paradosso che attraversa l’Europa senza fare troppo rumore. Un paradosso che meriterebbe forse qualche titolo in più e qualche pregiudizio in meno.
L’Italia, il Paese che per anni è stato indicato come il malato d’Europa, il sorvegliato speciale dei mercati, il debitore cronico da tenere sotto osservazione, oggi si ritrova dalla parte opposta della barricata. E lo fa proprio sul terreno più delicato: quello dei conti pubblici.
Mentre Parigi e Berlino faticano a rispettare i nuovi vincoli del Patto di Stabilità, Roma riesce a rimanere entro i limiti fissati da Bruxelles. Non è un’opinione. Sono numeri.
Le tabelle elaborate dalla Commissione Europea raccontano infatti una realtà che pochi avrebbero immaginato soltanto qualche anno fa. Francia e Germania risultano avviate verso consistenti scostamenti rispetto ai parametri concordati, mentre l’Italia mantiene la spesa primaria netta all’interno della traiettoria prevista.
Una fotografia che ribalta molte delle narrazioni consolidate.
La sorpresa arriva da Bruxelles
Le cronache delle ultime settimane si erano concentrate soprattutto sulla richiesta italiana di maggiore flessibilità per affrontare le nuove sfide energetiche e strategiche del continente. Ma tra le pieghe dei documenti comunitari emerge un elemento ancora più significativo.
L’Italia è sostanzialmente l’unica grande economia europea a rispettare il parametro chiave della nuova governance fiscale.
Non si tratta di un dettaglio tecnico. La spesa primaria netta rappresenta oggi il vero termometro utilizzato dalla Commissione per valutare la sostenibilità delle politiche di bilancio nazionali.
Ed è proprio qui che il dato italiano assume una rilevanza politica ed economica di primo piano.
Il gigante tedesco inciampa
Fa impressione osservare la situazione tedesca.
Per decenni Berlino è stata il modello europeo della disciplina fiscale, il custode dell’ortodossia finanziaria, il Paese che chiedeva rigore agli altri.
Oggi, però, i conti raccontano una storia diversa. Le nuove esigenze legate alla difesa, alla transizione energetica e al rallentamento economico stanno mettendo sotto pressione anche la locomotiva tedesca.
La Francia non se la passa meglio. Il deficit continua a rappresentare un problema strutturale e gli spazi di manovra si restringono progressivamente.
In questo scenario l’Italia, quasi contro ogni previsione, appare come il Paese che riesce a mantenere la barra più dritta.
Il peso della credibilità
Naturalmente nessuno può sostenere che i problemi italiani siano scomparsi.
Il debito pubblico resta tra i più elevati al mondo. La crescita economica procede a velocità moderata. La produttività continua a rappresentare una sfida aperta.
Eppure il rispetto degli impegni europei produce un effetto che va oltre la semplice contabilità.
Produce credibilità.
I mercati osservano. Le agenzie di rating osservano. Gli investitori osservano.
Quando un Paese dimostra di saper controllare la propria spesa, il costo del denaro tende a diminuire, la fiducia aumenta e la stabilità finanziaria si rafforza.
Sono meccanismi meno spettacolari delle polemiche politiche, ma molto più importanti per il futuro economico di una nazione.
La rivincita dei numeri
Per anni l’Italia è stata raccontata come il problema da risolvere.
Oggi, almeno sul terreno della disciplina fiscale, i numeri suggeriscono una lettura diversa.
Non significa che Roma sia diventata improvvisamente la nuova Berlino. Significa però che l’Europa sta cambiando e che alcune certezze del passato non valgono più.
La vera notizia non è soltanto che Francia e Germania rischiano di sforare i limiti del Patto di Stabilità.
La vera notizia è che, questa volta, l’Italia non è tra loro.
E in un continente abituato a guardare sempre verso nord quando si parla di rigore finanziario, non è una notizia da poco.
