Quasi un migliaio di nuovi posti di lavoro al giorno. È il dato che il governo guidato da Giorgia Meloni rivendica nel giorno in cui l’esecutivo si conferma tra i più longevi della storia repubblicana. A snocciolare i numeri è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, che parla di circa 1,2 milioni di nuovi contratti a tempo indeterminato nei 1.288 giorni di attività del governo.
Secondo Fazzolari, si tratta di risultati concreti frutto di “serietà e stabilità”, due elementi che – sottolinea – avrebbero consentito di rafforzare il mercato del lavoro, puntando in particolare sull’occupazione stabile. Il riferimento è anche alle polemiche sollevate dalle opposizioni, che hanno ridimensionato il dato sulla durata dell’esecutivo, considerandolo privo di reale valore politico ed economico.
Il tema della stabilità, tuttavia, viene indicato dalla maggioranza come fattore determinante per la crescita. Un concetto condiviso anche da numerosi osservatori economici, che riconoscono nella continuità dell’azione di governo una leva importante per attrarre investimenti e consolidare l’occupazione.
Le cifre sull’incremento dei posti di lavoro, in particolare quelli a tempo indeterminato, trovano riscontro anche nelle rilevazioni di istituti come Istat e Inps. Nonostante ciò, il dibattito politico resta acceso. Dal Partito Democratico continuano infatti le critiche all’operato dell’esecutivo, con la segretaria Elly Schlein che ha rilanciato la necessità di misure come il salario minimo, indicando modelli alternativi come quello spagnolo.
Dura anche la reazione del capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia, che ha contestato l’enfasi posta dal governo sul tema della longevità, ritenendola sproporzionata rispetto ai risultati complessivi dell’azione politica.
Dal canto suo, la presidente del Consiglio ha scelto un tono più prudente. In un messaggio diffuso sui social, Meloni ha sottolineato come il traguardo della durata non rappresenti un punto di arrivo, ma piuttosto “una responsabilità ancora più forte verso gli italiani”. Il confronto resta aperto, tra rivendicazioni della maggioranza e critiche dell’opposizione, mentre i dati sull’occupazione continuano a essere al centro del dibattito pubblico.

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