di Pino Forconi
Libertà di idee, quindi libertà di stampa. Leggendo tra le pagine di Allora, salta sempre all’occhio qualche trafiletto che dà origine a domande.
Gli italiani all’estero votano oppure no? Visto che siamo quasi sei milioni, almeno apparentemente quelli iscritti all’AIRE, mi chiedo: se votassero tutti, cosa direbbero nei Palazzi del Potere? Li immagino tutti sbragati a terra per la grossa sbronza.
La realtà forse è ben diversa. Chi vive all’estero da una vita, nel bene o nel male, non ha più quella voglia di votare. Personalmente ne ho un paio di esempi: famiglie tutte italiane, salvo qualche eccezione di figlie che, sposandosi, hanno cambiato cognome, che non parlano italiano, salvo qualche “buongiorno” e “ciao”.
Quindi questi genitori, che tra l’altro non hanno più legami con l’amata Patria, avranno interesse a votare? E poi per chi? Per ottenere cosa?
La mia domanda è: ma Roma cosa dice? È interessata a questi sei milioni oppure no?
Per rivalutare questi italiani, è Roma che deve cambiare. Ma la Capitale, a mio modesto avviso, deve prima aprire i propri armadi e bruciare tutti quegli scheletri ormai inutili: cambiare sarto e calzaturificio, andare da un buon barbiere e da una parrucchiera; quindi rifarsi una nuova immagine e iniziare a vedere chi c’è fuori dagli italici confini che valga la pena ripescare, convincendolo che la politica c’è anche per lui.
Basta chiedersi: dal 22 settembre abbiamo visto qualche esponente politico in carica che si sia degnato di vedere chi sono questi ipotetici sei milioni, andando a conoscerli? Che io sappia, no.
E se anche fosse — ma non credo — non lo ha fatto sapere. Purtroppo, quello che noi sappiamo viene da ciò che si vede o si legge. Si vede attraverso un telegiornale RAI, ma solo quello che loro vogliono far vedere. Da leggere, invece, c’è poco, salvo per chi conosce bene i computer e può accedere alle varie testate giornalistiche (che talvolta è difficile persino definire stampa), dato che le notizie vengono impostate in modo tale che ci vuole quasi un traduttore per capire di cosa parlano, perché i giornali sono politici e non neutrali.
In conclusione, credete che prima del 2027 Roma ci farà sapere se è interessata a noi oppure no?
Dai, mettiamoci un centone: non vedremo nessuno.
