CANBERRA – Per oltre mezzo secolo sono rimasti quasi interamente nascosti nei depositi. Ora, per la prima volta, una delle più straordinarie opere dell’arte australiana del Novecento sarà finalmente visibile al pubblico nella sua completezza.
La National Gallery of Australia inaugura infatti una mostra destinata a diventare uno degli eventi culturali più importanti dell’anno: l’esposizione integrale dei venti monumentali arazzi dedicati alla vita di San Francesco d’Assisi commissionati dal celebre artista australiano Arthur Boyd.
Si tratta di un progetto che ha richiesto cinquant’anni per diventare realtà.
“Questa mostra è in preparazione da mezzo secolo”, ha dichiarato la curatrice senior Elspeth Pitt, sottolineando come esistesse da tempo il desiderio di esporre l’intera collezione in un unico spazio.
Fino ad oggi alcuni degli arazzi erano stati occasionalmente mostrati al pubblico, ma mai l’intera serie era stata esposta insieme.
Un evento che assume un significato ancora più particolare se si considera che Arthur Boyd, scomparso nel 1999, non ebbe mai l’opportunità di vedere il progetto completato nella forma che aveva immaginato.
La storia degli arazzi inizia alla fine degli anni Sessanta, quando Boyd decise di trasformare una serie di suoi celebri pastelli dedicati a San Francesco d’Assisi in grandi opere tessili.
Per realizzare il progetto si rivolse alla storica manifattura portoghese Manufactura de Tapeçarias de Portalegre, una delle più prestigiose d’Europa nel settore degli arazzi artistici.
Tra il 1970 e il 1974 squadre di tessitori lavorarono senza sosta per trasformare le opere dell’artista australiano in giganteschi arazzi realizzati completamente a mano.
Ogni opera misura circa due metri e mezzo per oltre tre metri di larghezza e contiene tra quattro e otto milioni di punti individuali.
La direttrice della manifattura, Vera Fino, ha raccontato come gli artigiani lavorassero fianco a fianco per intere giornate, avanzando di appena tre centimetri al giorno.
In alcuni periodi, per rispettare le scadenze richieste dall’artista, furono organizzati tre turni consecutivi di otto ore ciascuno.
“Tutto il lavoro è stato realizzato a mano, senza l’ausilio di strumenti meccanici”, ha spiegato Fino.
Un’impresa artistica e artigianale straordinaria che ancora oggi impressiona per dimensioni e complessità.
La scelta di dedicare un’intera serie a San Francesco d’Assisi potrebbe apparire insolita per un artista australiano del XX secolo, ma secondo gli studiosi il legame tra Boyd e il santo umbro era profondo.
Per Elspeth Pitt, San Francesco rappresentava per Boyd molto più di una figura religiosa.
“San Francesco era un artista, un poeta, un ambientalista e un pacifista”, ha spiegato la curatrice.
Caratteristiche che Boyd riconosceva anche in sé stesso e che contribuirono a creare una forte identificazione personale con la figura del santo.
Nei venti arazzi vengono rappresentati alcuni degli episodi più significativi della vita di Francesco: dalla rinuncia ai beni materiali all’assistenza ai lebbrosi, fino alle sue riflessioni sulla natura e sulla pace.
Le opere raccontano una storia che attraversa secoli e continenti, ma che continua a parlare al presente attraverso temi universali come la solidarietà, il rispetto dell’ambiente, la spiritualità e la dignità umana.
La National Gallery acquistò l’intera collezione nel 1975, addirittura sette anni prima dell’apertura ufficiale del museo.
Da allora gli arazzi hanno trascorso gran parte del tempo nei depositi, sia per ragioni conservative sia per la difficoltà di trovare spazi sufficientemente ampi per ospitare opere di tali dimensioni.
L’esposizione che apre al pubblico sabato rappresenta quindi un momento storico non soltanto per la National Gallery ma per l’intero patrimonio artistico australiano.
“È emozionante vedere finalmente queste opere riunite”, ha affermato Pitt. “E poterle osservare in un modo che Arthur Boyd stesso non ha mai avuto l’opportunità di vedere.”
A cinquant’anni dalla loro acquisizione e a oltre venticinque anni dalla morte dell’artista, gli arazzi di San Francesco tornano così a raccontare la loro storia, offrendo al pubblico australiano la possibilità di riscoprire uno dei progetti più ambiziosi e meno conosciuti di Arthur Boyd.
Una mostra che unisce arte, fede, storia e artigianato e che restituisce finalmente visibilità a un capolavoro rimasto troppo a lungo nascosto.
