ROMA – La riforma della legge elettorale continua a dividere maggioranza e opposizioni. Nel corso dell’ultima seduta della Commissione Affari Costituzionali della Camera è andato in scena un confronto acceso che ha messo in evidenza due visioni profondamente diverse della democrazia rappresentativa.
Da una parte il centrodestra, che rivendica la necessità di garantire stabilità ai governi. Dall’altra le opposizioni, che accusano la maggioranza di voler costruire un sistema capace di alterare la rappresentanza pur di assicurarsi la vittoria elettorale.
Tra gli interventi più significativi vi è stato quello di Riccardo Magi (+Europa), che ha difeso il ritorno al Mattarellum, il sistema elettorale utilizzato negli anni Novanta.
“La riduzione del numero dei parlamentari ha ampliato enormemente i collegi, allontanando eletti ed elettori.”
Secondo Magi, la crisi della partecipazione politica e il crescente astensionismo sarebbero anche il risultato della perdita di un rapporto diretto tra cittadini e rappresentanti.
Molto articolato anche l’intervento di Gianni Cuperlo (Partito Democratico), che ha richiamato i principi costituzionali della rappresentanza e dell’uguaglianza del voto.
“Una legge elettorale deve garantire rappresentanza prima ancora che convenienza politica.”
Cuperlo ha inoltre ricordato le sentenze con cui la Corte Costituzionale ha bocciato in passato parti del Porcellum e dell’Italicum, invitando il Parlamento a evitare scorciatoie che possano alterare gli equilibri democratici.
Tra gli interventi più critici quello di Andrea Casu (PD).
“Il rischio è passare dalla governabilità alla comandabilità.”
Per il deputato democratico il sistema proposto rischierebbe di ridurre ulteriormente la possibilità per gli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
Anche Filiberto Zaratti (Alleanza Verdi e Sinistra) ha contestato l’impostazione della riforma.
“Le leggi elettorali non servono a far vincere qualcuno. Servono a rappresentare il Paese.”
Secondo Zaratti il sistema elettorale dovrebbe essere costruito per garantire pluralismo e rappresentanza, non per favorire una parte politica.
Dal Movimento 5 Stelle è intervenuto Alfonso Colucci, che ha definito il progetto della maggioranza:
“Una presa in giro nei confronti degli elettori.”
Secondo il deputato pentastellato alcuni meccanismi previsti dalla riforma rischiano di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni.
La replica della maggioranza è arrivata attraverso il relatore Angelo Rossi (Fratelli d’Italia), che ha respinto le accuse sostenendo che il contesto politico è radicalmente cambiato rispetto agli anni Novanta.
“L’obiettivo della riforma è garantire governi stabili e maggioranze chiare.”
Sulla stessa linea Giovanni Donzelli, che ha difeso il progetto della maggioranza e respinto le ricostruzioni su presunte divisioni interne.
“L’Italia ha bisogno di una legge elettorale capace di favorire la stabilità.”
Uno dei temi emersi con maggiore evidenza durante il dibattito riguarda il voto di preferenza. Le dichiarazioni delle ultime settimane dimostrano infatti che all’interno del Parlamento il confronto è ancora aperto e che diversi aspetti della riforma potrebbero essere modificati durante l’iter legislativo.
A rendere ancora più acceso il confronto è stato Matteo Mauri (PD), che ha messo in discussione la necessità stessa di una riforma.
Secondo Mauri, l’attuale governo è già tra i più longevi degli ultimi anni e questo dimostrerebbe che il sistema vigente non rappresenta un ostacolo alla stabilità politica.
Il dibattito proseguirà nelle prossime settimane con l’esame degli emendamenti.
Una cosa però appare già evidente: dietro il confronto tecnico su premi di maggioranza, preferenze e collegi elettorali si nasconde una questione molto più ampia.
La scelta del modello di democrazia che l’Italia intende adottare nei prossimi anni.
