Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc presentano un emendamento con sette candidati per lista. Lega e Forza Italia non firmano, mentre cambia profondamente anche il voto degli italiani all’estero
Il centrodestra arriva diviso al passaggio parlamentare sulle preferenze nella nuova legge elettorale. Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc hanno depositato alla Camera un emendamento che introduce un sistema misto: un capolista bloccato e altri sei candidati tra i quali gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze.
Lega e Forza Italia, più fredde rispetto al ritorno delle preferenze, non hanno sottoscritto la proposta. I due partiti dovranno definire la propria posizione nelle riunioni interne, anche se nella maggioranza si continua a lavorare per arrivare a un voto compatto in Aula.
Sette candidati e un capolista garantito
L’emendamento stabilisce che ogni lista nei collegi plurinominali sia composta da sette candidati, compreso il capolista.
Il primo nome sarà bloccato e non parteciperà alla competizione delle preferenze. Se la lista conquisterà almeno un seggio nel collegio, il capolista sarà quindi il primo candidato proclamato eletto.
Gli eventuali seggi successivi saranno assegnati agli altri sei candidati in base al numero delle preferenze ottenute.
In caso di parità prevarrà il candidato collocato più in alto nell’ordine di presentazione della lista.
Fino a tre preferenze
L’elettore potrà indicare fino a tre nomi, scegliendoli esclusivamente tra i sei candidati che seguono il capolista.
La proposta cerca così di combinare due esigenze differenti: garantire ai partiti il controllo sul primo eletto e restituire agli elettori la possibilità di scegliere gli altri parlamentari.
Il compromesso, tuttavia, non elimina completamente le liste bloccate. Il capolista continuerà infatti a essere scelto direttamente dalle segreterie politiche e avrà la precedenza assoluta nell’assegnazione dei seggi.
Il vincolo di genere
L’emendamento introduce anche un vincolo nella scelta delle preferenze.
Nel caso in cui l’elettore indichi più candidati, le preferenze dovranno coinvolgere persone di sesso diverso. Qualora vengano scelti soltanto candidati dello stesso sesso, le preferenze successive alla prima saranno annullate.
Anche la composizione della lista dovrà rispettare un criterio di alternanza. Il primo candidato dopo il capolista potrà essere dello stesso sesso del primo nome, mentre i sei candidati sottoposti alle preferenze dovranno essere ordinati alternando uomini e donne.
Restano le candidature multiple
La proposta non elimina la possibilità per uno stesso candidato di presentarsi in più territori.
Ogni persona potrà essere inserita nelle liste con lo stesso simbolo in un massimo di cinque collegi plurinominali, sia come capolista sia in una posizione sottoposta alle preferenze.
Qualora un candidato venga eletto contemporaneamente come capolista in un collegio e attraverso le preferenze in un altro, sarà proclamato nel territorio nel quale figurava al primo posto della lista.
Il meccanismo continua quindi a lasciare alle forze politiche un margine significativo nella costruzione delle candidature e nella scelta dei propri dirigenti da proteggere.
Lega e Forza Italia non sottoscrivono
La mancata firma di Lega e Forza Italia mostra che il nodo delle preferenze non è ancora completamente risolto all’interno della maggioranza.
I due partiti hanno partecipato alla discussione, ma hanno chiesto ulteriori approfondimenti prima di assumere una posizione definitiva.
Secondo fonti del centrodestra, sarebbe comunque stata raggiunta un’intesa politica per sostenere l’emendamento durante le votazioni.
Il vero rischio potrebbe emergere qualora fosse ammesso lo scrutinio segreto. In quel caso, l’accordo tra i vertici dei partiti non sarebbe sufficiente a impedire eventuali franchi tiratori.
La decisione passa all’Aula
Poiché l’emendamento non è stato sottoscritto da tutte le forze della coalizione, difficilmente sarà assunto direttamente dai relatori della riforma.
La decisione definitiva sarà quindi affidata all’Aula della Camera.
Il sistema proposto riprende elementi già sperimentati in passato: il capolista bloccato ricorda il modello dell’Italicum, mentre le preferenze tra candidati già stampati sulla scheda richiamano il sistema utilizzato per le elezioni regionali in Toscana.
Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc sperano anche di ottenere consensi tra le opposizioni, soprattutto tra quelle forze che negli anni hanno sostenuto il ritorno delle preferenze.
Cambia la circoscrizione Estero
La maggioranza ha invece raggiunto un accordo unitario sulla riforma del voto degli italiani residenti all’estero.
L’emendamento è stato firmato da Augusta Montaruli per Fratelli d’Italia, Simona Bordonali per la Lega, Paolo Emilio Russo per Forza Italia e Franco Tirelli per Noi Moderati.
Le attuali quattro ripartizioni della circoscrizione Estero saranno ridotte.
Per la Camera dei deputati resteranno soltanto due grandi aree: una comprenderà l’Europa, inclusi i territori asiatici della Federazione Russa e della Turchia; l’altra riunirà Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Un’unica circoscrizione per il Senato
Per il Senato non saranno previste ripartizioni territoriali. I seggi saranno attribuiti nell’ambito dell’intera circoscrizione Estero.
Il numero complessivo dei parlamentari eletti fuori dall’Italia non cambierà, ma sarà profondamente modificata la distribuzione geografica della rappresentanza.
Alla Camera, ognuna delle due nuove ripartizioni avrà diritto ad almeno un deputato. Gli altri seggi saranno assegnati proporzionalmente al numero dei cittadini italiani residenti nelle rispettive aree.
La nuova suddivisione potrebbe modificare gli equilibri politici, soprattutto nella vastissima ripartizione che comprenderà contemporaneamente Americhe, Africa, Asia e Oceania.
Le preferenze degli italiani all’estero
Nelle ripartizioni della Camera alle quali sarà assegnato un solo deputato, l’elettore potrà esprimere una sola preferenza.
Nelle ripartizioni con almeno due seggi sarà invece possibile indicare due candidati.
Due preferenze saranno consentite anche per il Senato, dove la competizione avverrà su scala mondiale all’interno dell’intera circoscrizione Estero.
La riforma mantiene quindi il voto di preferenza per gli italiani residenti fuori dai confini nazionali, ma modifica radicalmente il peso dei territori e le dimensioni delle circoscrizioni.
Nuovi controlli sul voto per corrispondenza
Un ulteriore emendamento della maggioranza introduce maggiori controlli sui plichi elettorali spediti all’estero.
Il certificato elettorale sarà accompagnato da un tagliando dotato di un codice alfanumerico leggibile attraverso sistemi ottici.
Il codice non sarà stampato sulla scheda, che resterà separata e chiusa nella propria busta per garantire la segretezza del voto.
Il tagliando dovrà essere firmato e consentirà agli uffici di verificare che l’elettore sia regolarmente iscritto, appartenga alla ripartizione corretta e non abbia già votato.
Quando le schede saranno annullate
Non saranno scrutinate le schede contenute in una busta con più tagliandi, con un tagliando privo di firma o attribuito a una persona non iscritta negli elenchi della ripartizione.
Saranno annullati anche i voti degli elettori che risultino aver già partecipato alla consultazione.
La stessa conseguenza sarà prevista per le buste aperte, danneggiate o caratterizzate da segni che possano rendere riconoscibile l’elettore.
L’obiettivo dichiarato è contrastare le irregolarità e rendere più sicuro un sistema di voto per corrispondenza più volte finito al centro di contestazioni e sospetti.
Più trasparenza da parte dei consolati
A partire dal lunedì precedente le elezioni, i consolati dovranno pubblicare sui propri siti il numero dei plichi ricevuti e il dato definitivo di quelli spediti.
Per le consultazioni del 2027, i plichi dovranno essere inviati utilizzando il sistema postale considerato più affidabile.
Salvo comprovate impossibilità, dovrà essere utilizzata la posta raccomandata o uno strumento in grado di offrire un livello analogo di tracciabilità e sicurezza.
Pene più severe contro gli illeciti
La maggioranza propone anche di inasprire le sanzioni per gli illeciti collegati al voto all’estero.
La pena attualmente compresa tra uno e tre anni di reclusione dovrebbe salire a un periodo compreso tra due e cinque anni.
L’aumento delle sanzioni si accompagna ai nuovi strumenti di verifica dei plichi e alla pubblicazione dei dati da parte dei consolati.
Il tentativo è rafforzare la fiducia nel voto degli italiani all’estero senza rinunciare al sistema per corrispondenza.
Il tetto al premio di governabilità
Un altro emendamento fissa esplicitamente il limite massimo del premio destinato alla lista o alla coalizione vincitrice.
Il premio non potrà portare la maggioranza oltre 220 deputati e 113 senatori, senza considerare gli eletti nella circoscrizione Estero.
Il testo principale della riforma prevede un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione o la lista capace di raggiungere almeno il 42 per cento dei voti.
Il tetto dovrebbe impedire che il meccanismo produca una maggioranza parlamentare considerata eccessiva rispetto al risultato ottenuto nelle urne.
La proposta del Movimento 5 Stelle
Tra gli oltre duecento emendamenti depositati compare anche una proposta autonoma del Movimento 5 Stelle.
Il M5S chiede l’introduzione di una o due preferenze con vincolo di genere e l’abolizione del listone nazionale bloccato previsto per distribuire il premio di governabilità.
Il Movimento propone inoltre di ridurre i seggi aggiuntivi da 70 a 50 alla Camera e da 35 a 25 al Senato.
Tra le richieste figura anche la cancellazione dell’indicazione sulla scheda del candidato alla presidenza del Consiglio.
Nessun emendamento del Partito democratico sulle preferenze
Il Partito democratico non ha presentato un proprio emendamento sul tema delle preferenze.
La scelta potrebbe lasciare al gruppo parlamentare la libertà di decidere durante il voto se sostenere, modificare o respingere la proposta proveniente da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc.
Il ritorno delle preferenze è stato storicamente sostenuto da una parte del centrosinistra. Proprio per questo, il voto delle opposizioni potrebbe risultare decisivo qualora nella maggioranza emergessero divisioni.
Un compromesso ancora fragile
Il nuovo sistema cerca di mediare tra il controllo dei partiti sulle candidature e la richiesta degli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
Il capolista bloccato garantisce alle segreterie la possibilità di proteggere almeno un candidato per collegio. Le preferenze restituiscono invece ai cittadini un ruolo nella selezione degli altri eletti.
Resta da capire se il compromesso riuscirà a superare le resistenze di Lega e Forza Italia e se le opposizioni decideranno di sostenerlo.
La riforma entra così nella sua fase più delicata. In gioco non ci sono soltanto le modalità di assegnazione dei seggi, ma il rapporto tra elettori, candidati e partiti, oltre al futuro della rappresentanza degli italiani nel mondo.
