di Emanuele Esposito
C’era una volta in un palazzo un po’ polveroso chiamato Parlamento un senatore che dormiva. Non un semplice pisolino ma un sonno lungo e comodo tra faldoni dimenticati e promesse lasciate a metà.
Fuori però il mondo non dormiva. Milioni di italiani all’estero lavoravano crescevano figli aspettavano documenti risposte rispetto. E aspettavano invano.
Un freddo mattino di gennaio accadde il miracolo. Il senatore si svegliò. Andò in Aula e con voce grave disse
“C’era una volta l’Italia degli italiani nel mondo”.
Tono epico accuse dure indignazione improvvisa. Ma una domanda resta sospesa dov’era quando i problemi nascevano?
Perché consolati sotto pressione personale insufficiente pratiche infinite non sono una novità. Esistono da anni. Anni in cui quel senatore sedeva comodo nelle maggioranze con il potere di cambiare le cose. Eppure nulla è cambiato.
Ora che qualcuno prova a mettere regole a dare ordine a un sistema confuso chi ha dormito si sveglia gridando allo scandalo. Parla di diritti cancellati di legami traditi di comunità dimenticate.
Strana favola. Chi ha avuto il tempo di fare e non ha fatto oggi accusa chi prova almeno a sistemare i danni.
C’era una volta un senatore che parlava dopo aver dormito.
Oggi finalmente c’è chi prova a fare. Fine della favola. Questa volta senza morale dolce ma con un po’ di verità.

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