Australia, finisce lo sconto sulle accise: benzina e diesel più cari da oggi

Il governo Albanese riporta la tassazione dei carburanti ai livelli ordinari. Il Tesoro incarica l’ACCC di vigilare contro aumenti ingiustificati, ma trasportatori e distributori avvertono: i rincari rischiano di arrivare anche sui prezzi degli alimenti

Nuovo colpo al bilancio delle famiglie australiane. Da oggi termina completamente la riduzione temporanea delle accise sui carburanti introdotta dal governo federale per contenere l’aumento dei prezzi provocato dalla guerra con l’Iran.

Lo sconto fiscale era stato applicato all’inizio di aprile e aveva ridotto il prelievo di 32 centesimi al litro. Dal primo luglio era stato dimezzato a 16 centesimi, prima della definitiva eliminazione entrata in vigore lunedì.

Il ritorno alle aliquote ordinarie potrebbe tradursi in nuovi aumenti alla pompa, in una fase nella quale benzina e diesel hanno già registrato forti rincari a causa della rinnovata instabilità in Medio Oriente.

Il governo ha escluso, almeno per il momento, una nuova proroga dell’agevolazione.

Chalmers mette i distributori sotto osservazione

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha scritto all’Australian Competition and Consumer Commission chiedendo una sorveglianza più intensa sui prezzi praticati dalle compagnie petrolifere, dai fornitori e dalle stazioni di servizio.

L’obiettivo è impedire che la fine dello sconto fiscale venga utilizzata come copertura per applicare aumenti superiori a quelli realmente giustificati dal ritorno delle accise e dall’andamento del mercato internazionale.

Chalmers ha ricordato che l’autorità garante dispone di poteri significativi e può imporre sanzioni fino a 100 milioni di dollari per singola violazione, nei casi previsti dalla legge.

«I distributori e i fornitori sono stati avvertiti. L’autorità li controllerà come un falco e non potranno utilizzare il ritorno alle impostazioni ordinarie delle accise per trattare gli automobilisti come degli ingenui», ha dichiarato.

Il ministro non ha però indicato un prezzo massimo o una soglia oltre la quale scatterebbero automaticamente gli accertamenti. L’ACCC dovrà confrontare le variazioni alla pompa con il costo del petrolio, il cambio, le spese di raffinazione, il trasporto e la tassazione.

Il governo non intende ripristinare lo sconto

Chalmers ha confermato che l’esecutivo non prevede di reintrodurre la riduzione delle accise nei prossimi mesi.

Il governo continuerà a riesaminare le proprie politiche, soprattutto in presenza di una situazione internazionale altamente instabile, ma la linea attuale è quella di non prolungare l’intervento.

La misura aveva offerto un sollievo immediato agli automobilisti, ma aveva anche ridotto sensibilmente le entrate del bilancio federale.

Le accise sui carburanti contribuiscono infatti al finanziamento complessivo delle attività pubbliche, comprese infrastrutture e trasporti, anche se le somme raccolte non sono necessariamente vincolate in modo esclusivo alla manutenzione stradale.

La scelta del governo è quindi quella di recuperare le entrate fiscali, affidando all’ACCC il compito di impedire speculazioni.

Benzina già aumentata di oltre 40 centesimi

La fine dello sconto arriva quando i prezzi sono già saliti rapidamente.

Dalla fine di giugno, la benzina sarebbe aumentata mediamente di oltre 40 centesimi al litro, mentre il diesel avrebbe registrato rincari superiori ai 60 centesimi in molte capitali australiane.

La nuova impennata è collegata alla rottura della fragile tregua tra Stati Uniti e Iran e al riaccendersi del conflitto.

Le tensioni nello Stretto di Hormuz e lungo le principali rotte energetiche hanno aumentato il rischio per le forniture e i costi del trasporto marittimo.

Anche prima che si verifichi una vera carenza di carburante, i mercati possono reagire alle aspettative, facendo salire il prezzo del petrolio e dei prodotti raffinati.

L’effetto non si fermerà alla pompa

Il rincaro dei carburanti non colpirà soltanto chi utilizza quotidianamente l’automobile.

L’aumento del diesel e il ritorno delle normali tariffe per l’utilizzo delle strade da parte dei mezzi pesanti potrebbero avere effetti su tutta la catena della distribuzione.

Gli alimenti devono essere trasportati dalle aziende agricole ai centri di lavorazione, ai magazzini, ai supermercati e ai ristoranti. Se aumentano i costi dei camion, una parte della spesa viene inevitabilmente trasferita sui clienti finali.

Il risultato potrebbe essere un nuovo aumento dei prezzi di generi alimentari, prodotti agricoli e beni di consumo.

Per le famiglie già sottoposte alla pressione di affitti, mutui, bollette e assicurazioni, anche pochi dollari aggiuntivi alla settimana possono incidere in modo significativo.

I distributori alimentari: «Difficile programmare»

Richard Forbes, amministratore delegato di Independent Food Distributors Australia, ha spiegato che l’instabilità rappresenta uno dei problemi principali per le imprese.

Un conflitto che si accende e si interrompe continuamente rende difficile prevedere il prezzo del carburante e stabilire contratti di trasporto affidabili.

Se la volatilità dovesse continuare, le aziende non saprebbero con precisione quanto costerà consegnare i prodotti nelle settimane successive.

Secondo Forbes, al momento non esiste una minaccia generalizzata per la disponibilità di cibo nelle aree metropolitane e regionali. È però probabile che trasportatori e distributori trasferiscano almeno una parte dei costi aggiuntivi lungo la filiera.

Trasportatori sotto pressione

Ancora più preoccupata è l’Australian Livestock and Rural Transporters Association.

Il suo amministratore delegato Ben Maguire ha dichiarato che gli operatori non temono soltanto i rincari, ma la possibilità di non riuscire più a lavorare in condizioni economicamente sostenibili.

Il settore dei trasporti opera già con margini ridotti, alti costi di manutenzione, assicurazioni e carenza di personale.

Un aumento improvviso del diesel può rendere una consegna non redditizia, soprattutto quando il contratto con il cliente è stato fissato prima del rincaro.

Alcuni autotrasportatori avrebbero già deciso di fermare temporaneamente i mezzi, perché i clienti non erano in grado di accettare tariffe più elevate.

A rischio anche la prossima stagione agricola

L’aumento del carburante può avere conseguenze dirette anche sulle aziende agricole.

Erbicidi, fertilizzanti, sementi e diesel devono essere trasportati nelle proprietà rurali a costi sostenibili per consentire la preparazione della nuova stagione.

Se questi materiali arrivano in ritardo oppure diventano troppo costosi, alcune aziende potrebbero ridurre le attività, rinviare lavorazioni o diminuire la produzione.

Il diesel viene inoltre utilizzato direttamente dai macchinari agricoli, dai trattori, dai generatori e dai mezzi impiegati per il trasporto del bestiame.

Un rincaro persistente si riflette quindi non soltanto sulla distribuzione, ma anche sulla produzione primaria.

Il rischio di una nuova spinta inflazionistica

La decisione del governo potrebbe contribuire a una nuova pressione sull’inflazione.

I carburanti hanno un impatto diretto sull’indice dei prezzi al consumo e un effetto indiretto sui costi di quasi tutti i beni trasportati.

Se benzina e diesel continueranno a salire, la Reserve Bank of Australia dovrà valutare quanto l’aumento sia temporaneo e quanto rischi invece di diffondersi nell’economia.

Un’inflazione più elevata potrebbe rendere più difficile una riduzione dei tassi d’interesse e mantenere sotto pressione le famiglie con un mutuo.

Il governo si trova quindi davanti a un equilibrio delicato: recuperare le entrate perse attraverso lo sconto fiscale senza alimentare una nuova spirale di prezzi.

Automobilisti e imprese chiedono certezze

La vigilanza dell’ACCC può impedire alcuni comportamenti opportunistici, ma non può fermare gli aumenti determinati dal mercato internazionale o dalla tassazione.

Gli automobilisti vedranno quindi probabilmente prezzi più elevati, anche in assenza di speculazioni.

Le imprese chiedono soprattutto prevedibilità. Un prezzo alto ma relativamente stabile può essere inserito nei contratti e nei bilanci. Un costo che cambia violentemente da una settimana all’altra rende invece quasi impossibile programmare.

La fine dello sconto sulle accise segna il ritorno alla normalità fiscale, ma avviene in un mercato energetico tutt’altro che normale.

Per il governo Albanese, la vera prova sarà dimostrare che il peso del provvedimento non ricadrà completamente sulle famiglie e sulle piccole imprese.

L’ACCC controllerà le stazioni di servizio. Ma per milioni di australiani il giudizio arriverà direttamente dal numero che apparirà sul distributore e, nelle settimane successive, dallo scontrino del supermercato.

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