Il centrodestra propone di ridurre le quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero a due per la Camera e a un unico collegio mondiale per il Senato. Nuovi codici di controllo sui plichi e pene più severe contro gli illeciti
Come Allora! aveva anticipato nei giorni scorsi, la riforma della legge elettorale potrebbe modificare profondamente il sistema di voto e di rappresentanza degli italiani residenti all’estero.
L’emendamento unitario presentato dai partiti della maggioranza riduce le attuali quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero, modifica le modalità di assegnazione dei seggi e introduce nuovi strumenti di controllo sul voto per corrispondenza.
La proposta non è ancora legge. Dovrà essere esaminata e approvata dal Parlamento. Qualora superasse il voto delle Camere senza modifiche sostanziali, il sistema cambierebbe già dalle prossime consultazioni politiche.
L’accordo raggiunto nel centrodestra
L’emendamento porta le firme di Augusta Montaruli per Fratelli d’Italia, Simona Bordonali per la Lega, Paolo Emilio Russo per Forza Italia e Franco Tirelli per MAIE
A differenza del confronto ancora aperto sulle preferenze nei collegi italiani, sulla revisione della Circoscrizione Estero il centrodestra ha raggiunto un’intesa completa.
Il numero complessivo dei parlamentari eletti fuori dall’Italia non verrebbe modificato. Cambierebbe però radicalmente la distribuzione geografica dei seggi e il territorio nel quale i candidati sarebbero chiamati a competere.
Due sole ripartizioni per la Camera
Per l’elezione della Camera dei deputati, le quattro ripartizioni attuali verrebbero ridotte a due grandi macro-aree.
La prima comprenderebbe l’Europa, inclusi i territori asiatici della Federazione Russa e della Turchia.
La seconda riunirebbe invece tutte le Americhe, l’Africa, l’Asia, l’Oceania e l’Antartide.
Australia e Nuova Zelanda verrebbero quindi inserite nella stessa ripartizione degli Stati Uniti, del Canada, dell’America Latina, dei Paesi africani e dell’intero continente asiatico.
Almeno un deputato per ogni macro-area
Ciascuna delle due nuove ripartizioni della Camera avrebbe diritto ad almeno un deputato.
Gli altri seggi disponibili sarebbero distribuiti in proporzione al numero degli italiani residenti nelle rispettive aree.
Il principio garantirebbe formalmente una presenza minima a entrambe le macro-ripartizioni, ma non assicurerebbe una rappresentanza specifica alle singole regioni geografiche che oggi compongono la Circoscrizione Estero.
Le comunità più numerose avrebbero inevitabilmente un peso maggiore nella distribuzione dei seggi e nella competizione tra i candidati.
Un unico collegio mondiale per il Senato
Per il Senato la trasformazione sarebbe ancora più significativa.
Le attuali ripartizioni territoriali verrebbero eliminate e tutti i seggi sarebbero assegnati all’interno di un’unica Circoscrizione Estero mondiale.
I candidati al Senato dovrebbero quindi rivolgersi contemporaneamente agli italiani residenti in Europa, nelle Americhe, in Africa, in Asia e in Oceania.
La competizione avverrebbe su un territorio immenso, con comunità separate da migliaia di chilometri, differenti fusi orari e problemi consolari, sociali ed economici profondamente diversi.
Come funzionerebbero le preferenze
Il numero delle preferenze a disposizione dell’elettore dipenderebbe dai seggi assegnati alla ripartizione.
Nelle aree della Camera alle quali fosse attribuito un solo deputato, sarebbe possibile indicare una sola preferenza.
Nelle ripartizioni della Camera con almeno due seggi, l’elettore potrebbe invece esprimere due preferenze.
Per il Senato sarebbero consentite due preferenze, nonostante la competizione si svolga nell’ambito dell’intera Circoscrizione Estero.
Il rischio per Africa, Asia e Oceania
La proposta ha già provocato forti reazioni tra i parlamentari eletti all’estero, soprattutto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide.
Il timore è che le comunità presenti in queste aree perdano la possibilità concreta di eleggere un rappresentante direttamente collegato al proprio territorio.
Nella nuova macro-ripartizione della Camera, Australia, Asia e Africa dovrebbero competere con le grandi comunità italiane presenti negli Stati Uniti, in Canada, in Argentina, in Brasile e negli altri Paesi delle Americhe.
Per il Senato, invece, la competizione mondiale potrebbe favorire i candidati maggiormente sostenuti dalle strutture nazionali dei partiti o capaci di raggiungere gli elettori attraverso campagne molto costose.
Una rappresentanza sempre meno territoriale
Il punto più delicato riguarda il rapporto tra parlamentari e comunità.
La Circoscrizione Estero era stata istituita per consentire agli italiani nel mondo di eleggere rappresentanti capaci di conoscere le esigenze dei diversi territori.
Con collegi tanto vasti, diventerebbe estremamente difficile mantenere un contatto costante con gli elettori, visitare le comunità e affrontare le specifiche problematiche presenti nei singoli Paesi.
Il voto continuerebbe formalmente a esistere, ma la rappresentanza assumerebbe un carattere sempre meno territoriale e sempre più legato ai numeri complessivi delle diverse comunità.
Nuovo codice identificativo per i plichi
L’emendamento interviene anche sulla sicurezza del voto per corrispondenza.
Il plico inviato all’elettore sarebbe accompagnato da un tagliando contenente un codice alfanumerico a lettura ottica.
Il codice servirebbe a identificare l’elettore e a verificare la regolarità della partecipazione al voto, ma non verrebbe inserito sulla scheda elettorale.
La scheda continuerebbe a essere chiusa nella propria busta, in modo da preservare la segretezza della scelta espressa.
Il tagliando dovrà essere firmato
L’elettore dovrebbe firmare il tagliando prima di restituire il plico.
Il sistema permetterebbe agli uffici elettorali di controllare che la persona sia regolarmente iscritta negli elenchi, appartenga alla ripartizione corretta e non abbia già votato.
La separazione tra scheda e codice identificativo dovrebbe consentire di rafforzare i controlli senza collegare direttamente il voto espresso al nome dell’elettore.
Le schede che verrebbero annullate
L’emendamento stabilisce diverse ipotesi nelle quali le schede non sarebbero ammesse allo scrutinio.
Verrebbero annullati i voti contenuti in una busta con più tagliandi, con un tagliando privo di firma oppure riferito a un elettore non incluso nella ripartizione assegnata.
Lo stesso accadrebbe nel caso in cui la persona risultasse aver già votato.
Non sarebbero scrutinate neppure le schede contenute in buste aperte, lacerate o caratterizzate da segni che potrebbero consentire il riconoscimento dell’elettore.
Più trasparenza da parte dei consolati
Dal lunedì precedente le elezioni, i consolati dovrebbero pubblicare sui propri siti internet il numero dei plichi ricevuti.
Dovrebbe inoltre essere reso noto il dato definitivo dei plichi spediti agli elettori.
La pubblicazione dei numeri consentirebbe ai cittadini, ai partiti e agli osservatori di verificare con maggiore precisione l’andamento delle operazioni di voto e la corrispondenza tra i plichi inviati e quelli successivamente restituiti.
Invii postali più sicuri dal 2027
Per le consultazioni del 2027, i plichi dovrebbero essere spediti utilizzando il sistema postale ritenuto più affidabile nel Paese di destinazione.
Salvo una comprovata impossibilità, gli invii dovrebbero avvenire tramite posta raccomandata o mediante un servizio dotato di un livello analogo di sicurezza e tracciabilità.
La misura cerca di affrontare uno dei problemi più volte segnalati dagli italiani all’estero: ritardi, mancati recapiti e difficoltà nel verificare la consegna del materiale elettorale.
Pene più severe contro le irregolarità
La maggioranza propone anche di aumentare le pene previste per gli illeciti collegati al voto all’estero.
L’attuale reclusione compresa tra uno e tre anni salirebbe a un periodo compreso tra due e cinque anni.
L’inasprimento delle sanzioni si aggiungerebbe ai controlli attraverso il codice alfanumerico, alla firma obbligatoria del tagliando e alla pubblicazione dei dati sui plichi.
L’obiettivo dichiarato è ridurre il rischio di voti multipli, sostituzioni di persona, manipolazioni e altre irregolarità nel voto per corrispondenza.
La sicurezza aumenta, la rappresentanza si riduce
L’emendamento contiene quindi due aspetti profondamente differenti.
Da una parte introduce strumenti che potrebbero rendere il voto più controllabile, trasparente e sicuro. Dall’altra riduce drasticamente il numero delle ripartizioni e amplia enormemente i collegi elettorali.
Il rafforzamento dei controlli rappresenta una risposta alle criticità emerse negli anni. La riorganizzazione geografica, invece, rischia di allontanare gli eletti dalle comunità che dovrebbero rappresentare.
Il Parlamento dovrà decidere
La proposta dovrà ora affrontare l’esame e il voto parlamentare.
Fino all’approvazione definitiva, le attuali ripartizioni e le regole vigenti resteranno in funzione.
Le proteste dei parlamentari eletti all’estero e delle comunità potrebbero portare alla presentazione di modifiche, correttivi o proposte alternative.
Come avevamo anticipato, la riforma non riguarda soltanto il modo in cui verranno contate le schede. In gioco c’è il futuro stesso della rappresentanza territoriale degli italiani nel mondo.
Per l’Australia e per l’intera area Africa-Asia-Oceania-Antartide, l’approvazione dell’emendamento potrebbe significare la perdita di una voce parlamentare direttamente collegata a questa parte del mondo.
Nel giornale di oggi tutti gli scenari futuri
Nel numero di Allora! in uscita oggi, i lettori troveranno un’ampia pagina di approfondimento dedicata ai possibili scenari futuri qualora la nuova legge elettorale dovesse essere approvata. L’analisi esamina gli effetti della riduzione delle ripartizioni, la nuova distribuzione dei seggi e le conseguenze che il cambiamento potrebbe avere sulla rappresentanza parlamentare degli italiani residenti in Australia, Oceania, Asia e Africa.
