di Lorenzo Canu
Giovedì scorso, l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha ospitato la serata conclusiva del club di lettura LibrInsieme, nato da una collaborazione tra l’Istituto stesso e la Società Dante Alighieri di Sydney. Una maratona letteraria che è durata mesi, un appuntamento virtuale ogni due settimane, e poi una sera tutti insieme, dal vivo, a tirare le somme su sei libri. Quest’anno con una cornice particolare – il Premio Strega – che festeggia 80 anni.
Sono pochi i premi letterari che possono raccontare la storia di un Paese attraverso la propria come fa questo Premio. Nasce nel 1947, pochi giorni dopo l’ingresso degli Alleati a Roma, nei salotti di Maria e Goffredo Bellonci, dove scrittori, intellettuali ed ebrei perseguitati potevano finalmente riunirsi di nuovo. Quella prima domenica rappresentava la fine di qualcosa e l’inizio di altro. Da allora il premio ha attraversato la Repubblica italiana passo dopo passo: Pavese, Morante, Lampedusa, Moravia, Eco, fino ad Andrea Bajani, vincitore nel 2025 con “L’Anniversario”.
A Sydney, il conduttore della serata ha presentato la cinquina attraverso filmati d’archivio e una votazione finale del pubblico, riproduzione fedele, in piccolo, di quello che avviene a Villa Giulia ogni estate. I lettori del club fanno di più che ascoltare, avendo avuto, negli ultimi cinque anni, la possibilità di aggiungere i propri voti alla giuria popolare che seleziona i cinque finalisti tra la dozzina nominata dal Comitato direttivo del premio.
Due dei sei libri in gara raccontano bene quanto la letteratura italiana di questo ciclo stia guardando dentro, alle persone più che alle strutture. “Vedove di Camus” di Elena Rui ricostruisce l’incidente stradale del 1960 che uccise lo scrittore premio Nobel attraverso le voci di quattro donne: la moglie Francine e tre amanti, tra cui Maria Casarès. Rui, padovana trapiantata in Francia dal 2005, ha scritto un romanzo che chi lo ha presentato in sala ha definito prismatico, in cui ciascuna voce illumina la stessa vicenda da un’angolazione diversa.
Camus resta sullo sfondo, ombra più che protagonista, e il peso della narrazione cade su chi ha dovuto continuare a vivere dopo di lui, in primo luogo Francine, che all’interno del libro si dice che «gli scrittori non sono tenuti alla stessa morale degli impiegati di banca» e da anni cerca di farsene una ragione.
“Lo Sbilico” di Alcide Pierantozzi, tra i più votati dal club, è invece un romanzo autobiografico sulla malattia mentale, raccontata dal di dentro con un linguaggio diretto e ricco, senza eufemismi e senza distanza. La giornata del protagonista, scandita dalle medicine, dalla palestra obbligatoria, dalla madre che assorbe ogni crisi e dal padre che nega l’esistenza stessa del problema, definito nel libro semplicemente “il negazionista”. Chi lo ha presentato ha osservato che il libro mette in discussione il giudizio che si dà alle persone fragili che si incontrano per strada, e che per questo potrebbe suscitare resistenze nei lettori, perché chiede di riconoscersi in quel giudizio.
Gli altri finalisti, “Donnaregina” di Teresa Ciabatti, “La sonnambula” di Bianca Pitzorno, “Platone. Una storia d’amore” di Matteo Nucci e “I convitati di pietra” di Michele Mari, sono stati discussi nel corso della serata e messi ai voti del pubblico presente.
Il vincitore del Premio Strega 2026 sarà annunciato in luglio. Per chi volesse seguire il dibattito sulla letteratura italiana contemporanea da Sydney, il club LibrInsieme riprende in autunno, con nuovi incontri, letture condivise e stimolanti discussioni aperte a tutti gli appassionati.
