AUSTRALIA, DISOCCUPAZIONE AL 4,4 PER CENTO MA IL MERCATO DEL LAVORO MOSTRA SEGNALI DI FRENATA

A maggio creati 40.000 posti di lavoro e diminuito il numero delle persone disoccupate. Dietro il miglioramento del dato generale scendono però le ore lavorate e le offerte di impiego, mentre imprese, banche e mercato immobiliare mostrano nuove difficoltà

Il tasso di disoccupazione australiano è sceso al 4,4 per cento nel mese di maggio, rispetto al 4,5 per cento registrato ad aprile, offrendo apparentemente un nuovo segnale di tenuta del mercato del lavoro.

Secondo i dati pubblicati dall’Australian Bureau of Statistics, l’occupazione è aumentata di 40.000 unità, mentre il numero delle persone disoccupate è diminuito di circa 18.000.

Il miglioramento è stato determinato soprattutto dall’aumento dei lavori part-time, cresciuti di 35.000 unità. I posti a tempo pieno sono invece aumentati soltanto di 5.000.

Il dato generale appare positivo, ma l’analisi delle diverse componenti suggerisce maggiore prudenza.

Il tasso di disoccupazione calcolato secondo la tendenza, che elimina le variazioni mensili più irregolari, è infatti salito dal 4,3 al 4,4 per cento, raggiungendo il livello più elevato dal novembre 2021.

Sono diminuite anche le ore lavorate, scese dell’1,1 per cento nel mese, mentre il tasso di sottoccupazione è aumentato di un decimo di punto, arrivando al 5,9 per cento.

Il quadro che emerge è quindi quello di un’economia che continua a creare occupazione, ma con un crescente ricorso al lavoro part-time e con segnali di indebolimento nella domanda di personale.

IL MIGLIORAMENTO DI MAGGIO

Sean Crick, responsabile delle statistiche sul lavoro dell’ABS, ha spiegato che la diminuzione della disoccupazione è stata favorita dalla riduzione del numero di persone in attesa di iniziare un nuovo impiego.

Nei mesi precedenti, una quota elevata di disoccupati aveva già trovato un posto, ma non aveva ancora cominciato a lavorare ed era quindi rimasta statisticamente nella categoria delle persone senza occupazione.

A maggio una parte di questo arretrato si è ridotta, contribuendo contemporaneamente all’aumento degli occupati e alla diminuzione dei disoccupati.

Il risultato conferma che il mercato del lavoro australiano conserva una certa capacità di assorbimento, nonostante il rallentamento economico e l’aumento dei costi sostenuti dalle imprese.

Il forte divario tra la crescita del lavoro part-time e quella del lavoro a tempo pieno mostra però che molte aziende stanno adottando un atteggiamento più prudente.

In una fase caratterizzata da tassi elevati, inflazione persistente e consumi deboli, le imprese possono preferire contratti con meno ore o maggiore flessibilità anziché assumere personale a tempo pieno.

LE ORE LAVORATE DIMINUISCONO

Il calo dell’1,1 per cento delle ore lavorate rappresenta uno dei dati più importanti del rapporto.

Ad aprile le ore erano aumentate dello 0,9 per cento, ma il risultato era stato influenzato dal fatto che un numero inferiore di persone aveva preso ferie durante il periodo pasquale.

La flessione di maggio riporta il numero delle ore lavorate su una traiettoria più vicina alla crescita dell’occupazione osservata dalla fine della pandemia.

Il dato resta comunque significativo perché permette di distinguere tra l’aumento del numero complessivo degli occupati e l’effettiva quantità di lavoro disponibile.

Un’economia può creare nuovi posti ma offrire meno ore a ciascun lavoratore, limitando il miglioramento dei redditi familiari.

L’aumento della sottoccupazione al 5,9 per cento conferma che una parte delle persone occupate vorrebbe lavorare più ore ma non riesce a ottenerle.

Per molte famiglie il problema non è quindi soltanto trovare un impiego, ma ottenere un numero sufficiente di ore per sostenere affitti, mutui, bollette e spese quotidiane.

CALANO LE OFFERTE DI LAVORO

Un altro segnale di rallentamento arriva dalle offerte di lavoro.

I posti vacanti sono diminuiti del 2,1 per cento nel trimestre concluso a maggio, registrando la prima flessione dall’agosto dello scorso anno.

Le posizioni disponibili sono scese a 329.500, oltre il 30 per cento in meno rispetto al massimo raggiunto quattro anni prima.

La debolezza ha interessato quasi tutto il Paese e sia il settore privato sia quello pubblico.

Le offerte nel settore privato sono diminuite dell’1,4 per cento, pari a circa 4.000 posizioni, mentre quelle nel pubblico hanno registrato una flessione del 7,9 per cento, corrispondente a circa 3.000 posti.

Sette degli otto Stati e territori hanno segnalato una diminuzione. La Tasmania è stata l’unica area a registrare un modesto aumento.

Il calo più ampio si è verificato nel Victoria, con una riduzione dell’8 per cento, seguito dal South Australia con il 6,5 per cento.

RISTORAZIONE E SERVIZI FINANZIARI IN DIFFICOLTÀ

La riduzione delle posizioni aperte non è stata distribuita uniformemente tra i diversi settori.

I servizi finanziari e assicurativi hanno registrato il calo percentuale più elevato, pari al 21,4 per cento.

Anche il comparto dell’alloggio e della ristorazione ha mostrato una forte contrazione, con le offerte di lavoro diminuite del 16,1 per cento.

Il dato è particolarmente significativo per un settore che negli ultimi anni aveva sofferto una grave carenza di personale.

La riduzione delle posizioni disponibili potrebbe indicare che ristoranti, alberghi e attività turistiche stanno rallentando le assunzioni a causa dell’aumento dei salari, dei costi energetici e della debolezza dei consumi.

Le offerte sono invece cresciute nella manifattura, con un aumento del 16,9 per cento, e nel settore dell’informazione, dei media e delle telecomunicazioni, salito del 9,6 per cento.

LA RBA OSSERVA IL MERCATO DEL LAVORO

I dati sull’occupazione saranno attentamente valutati dalla Reserve Bank of Australia, che deve decidere se mantenere invariati i tassi o procedere con una nuova stretta monetaria.

La disoccupazione al 4,4 per cento mostra che il mercato del lavoro resta relativamente solido.

Una situazione occupazionale ancora resistente può però rendere più difficile il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo compreso tra il 2 e il 3 per cento, soprattutto nel caso in cui salari e prezzi continuino a sostenersi reciprocamente.

La diminuzione delle ore lavorate, la crescita della sottoccupazione e il calo delle offerte indicano invece che la domanda di lavoro sta gradualmente perdendo forza.

La banca centrale dovrà quindi distinguere tra il miglioramento mensile del dato generale e la tendenza più ampia.

La decisione sarà resa ancora più complessa dall’inflazione, che pur rallentando al 4 per cento continua a essere nettamente superiore all’obiettivo della RBA.

LA BORSA AUSTRALIANA SCENDE

Il mercato azionario non ha accolto la giornata con particolare ottimismo.

L’ASX 200 ha perso circa lo 0,4 per cento, penalizzato soprattutto dai titoli bancari, minerari ed energetici.

Il dollaro australiano è sceso leggermente, attestandosi intorno ai 68,9 centesimi statunitensi.

I grandi gruppi minerari BHP e Rio Tinto hanno registrato perdite, mentre il calo dei prezzi del petrolio ha pesato su società energetiche come Woodside.

Tra i titoli in crescita si sono distinti alcuni rivenditori e compagnie che possono beneficiare della riduzione del costo del carburante.

Woolworths e JB Hi-Fi hanno guadagnato terreno, mentre Qantas è salita grazie alla discesa del petrolio.

CROLLO DI JUDO CAPITAL

La notizia finanziaria più pesante della giornata è stata il crollo delle azioni di Judo Capital.

La banca specializzata nel credito alle imprese ha ridotto le previsioni sugli utili e aumentato gli accantonamenti destinati a coprire i prestiti deteriorati.

Il titolo ha perso oltre un terzo del proprio valore dopo che la società ha comunicato di attendersi un utile prima delle imposte compreso tra 163 e 169 milioni di dollari.

La previsione precedente indicava un risultato tra 180 e 190 milioni.

Judo ha spiegato che il costo del rischio è stato influenzato dall’aumento degli accantonamenti legati a tre esposizioni in settori differenti.

I prestiti deteriorati dovrebbero raggiungere circa il 3 per cento del portafoglio.

Il crollo di Judo ha trascinato verso il basso anche altre banche australiane, perché gli investitori temono che il deterioramento del credito possa estendersi ad altre parti dell’economia.

L’aumento dei tassi, la debolezza dei consumi e i maggiori costi operativi stanno rendendo più difficile per alcune imprese rispettare le scadenze dei finanziamenti.

INSOLVENZE AI MINIMI MA AUMENTANO I MANCATI PAGAMENTI

Le insolvenze aziendali sono scese in maggio al livello più basso degli ultimi due anni.

L’ASIC ha registrato 1.051 nuove procedure, il dato mensile più contenuto dal 2024.

Il miglioramento potrebbe però essere temporaneo.

CreditorWatch segnala infatti un aumento dei mancati pagamenti commerciali e delle insolvenze fiscali nei confronti dell’Australian Taxation Office, due indicatori spesso utilizzati per anticipare le future difficoltà delle imprese.

Le aziende devono affrontare contemporaneamente l’aumento dei carburanti, dei tassi, dei salari minimi, dei costi di conformità e delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti.

Secondo CreditorWatch, le insolvenze potrebbero quindi tornare a crescere nei prossimi mesi.

IL SETTORE DEI RIFIUTI SOTTO PRESSIONE

Tra i comparti maggiormente colpiti figura quello dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

In passato era considerato un settore difensivo, sostenuto da una domanda stabile e da livelli relativamente bassi di insolvenza.

La situazione è cambiata dopo la pandemia.

Le imprese hanno subito l’aumento del diesel, delle tariffe ambientali, dei costi del personale e delle spese per la manutenzione dei mezzi.

Le insolvenze nel settore hanno raggiunto il livello più elevato degli ultimi due anni, mentre i mancati pagamenti e gli arretrati superiori ai sessanta giorni sono vicini ai massimi storici.

L’amministratore delegato di CreditorWatch Patrick Coghlan ha osservato che la combinazione di questi indicatori segnala una pressione particolarmente acuta.

LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE AUMENTA GRAZIE ALLE CASE

La ricchezza complessiva delle famiglie australiane è aumentata dell’1,2 per cento nel trimestre di marzo, pari a 224,9 miliardi di dollari.

La crescita è stata sostenuta quasi interamente dall’aumento del valore dei terreni e delle abitazioni residenziali.

Il patrimonio immobiliare è cresciuto del 2,5 per cento, aggiungendo circa 302 miliardi alla ricchezza complessiva.

Gli incrementi più consistenti dei prezzi delle abitazioni sono stati registrati in Western Australia, Northern Territory e Queensland.

La crescita è stata più contenuta nel New South Wales e nel Victoria.

Il dato mostra come il patrimonio delle famiglie proprietarie di immobili continui ad aumentare, anche in una fase nella quale il mercato delle compravendite presenta segnali di debolezza.

ASTE IMMOBILIARI AI MINIMI

Il tasso nazionale di aggiudicazione delle aste è sceso al 42,3 per cento, sei punti in meno rispetto alla settimana precedente e 6,2 punti sotto il livello dell’anno scorso.

Secondo Cotality, soltanto in tre periodi degli ultimi quindici anni il tasso era stato così basso.

L’ultima volta era accaduto nell’aprile 2020, quando le restrizioni della pandemia avevano quasi paralizzato il mercato.

Un tasso inferiore al 50 per cento indica una distanza significativa tra il prezzo richiesto dai venditori e quello che gli acquirenti sono disposti a pagare.

La flessione non sembra limitata a una singola settimana, perché anche la media mobile delle ultime quattro settimane continua a diminuire.

Il mercato immobiliare presenta quindi una forte contraddizione.

Il valore teorico complessivo delle abitazioni continua a sostenere la ricchezza delle famiglie, ma le transazioni diventano più difficili e gli acquirenti appaiono meno disposti ad accettare le richieste dei venditori.

SUPERAANNUATION IN CALO

A frenare l’aumento della ricchezza delle famiglie è stata la diminuzione del valore dei fondi pensione.

Gli asset detenuti nella superannuation sono scesi dell’1,6 per cento, pari a circa 72,9 miliardi di dollari.

Si tratta della prima diminuzione dal trimestre di marzo 2025.

Il calo è stato collegato alle tensioni in Medio Oriente e al timore che una nuova fase di inflazione potesse rallentare i mercati azionari australiani e internazionali.

Anche l’indebitamento delle famiglie è aumentato dell’1,3 per cento, pari a 45,9 miliardi, riducendo ulteriormente la crescita netta della ricchezza.

AZIONE DELL’ACCC SUI DEBITI

L’Australian Competition and Consumer Commission ha avviato un’azione legale contro ARMA Group Holdings e Force Legal per l’invio di centinaia di migliaia di comunicazioni di recupero crediti considerate potenzialmente ingannevoli.

Secondo l’autorità, alcune richieste riguardavano debiti già pagati oppure non più legalmente esigibili.

Le comunicazioni sarebbero state inviate per conto di aziende e organizzazioni conosciute, tra cui Foxtel, Nick Scali, TPG Telecom, Amaysim, RACV, palestre, Gold Coast Hospital e TAFE NSW.

L’ACCC sostiene che almeno 320.000 avvisi siano stati inviati nel corso di oltre tre anni e mezzo.

L’indagine è iniziata dopo più di quattrocento segnalazioni da parte dei consumatori.

L’autorità teme che alcune persone abbiano effettuato pagamenti che non erano legalmente obbligate a versare, spinte dal timore delle conseguenze indicate nelle lettere.

UN’ECONOMIA ANCORA RESISTENTE MA PIÙ FRAGILE

La diminuzione del tasso di disoccupazione offre al governo un dato positivo.

L’Australia continua a creare posti di lavoro e il numero delle persone senza occupazione resta relativamente contenuto.

Il quadro più ampio mostra però un’economia sottoposta a pressioni crescenti.

Le ore lavorate diminuiscono, la sottoccupazione sale e le offerte di impiego si riducono.

Le imprese devono affrontare costi più elevati e un aumento dei mancati pagamenti, mentre alcune banche cominciano a rafforzare gli accantonamenti contro il rischio di prestiti deteriorati.

La ricchezza delle famiglie cresce grazie al valore delle abitazioni, ma il mercato delle aste rallenta e il patrimonio pensionistico subisce le conseguenze dell’incertezza internazionale.

Il dato del 4,4 per cento non descrive quindi un mercato del lavoro in crisi.

Mostra però una situazione nella quale la forza osservata negli ultimi anni sta gradualmente diminuendo.

Per famiglie e imprese, la vera domanda non riguarda soltanto quanti posti di lavoro vengono creati, ma la qualità degli impieghi, il numero delle ore disponibili e la capacità dei redditi di tenere il passo con il costo della vita.

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La disoccupazione australiana scende al 4,4 per cento, ma calano ore lavorate e offerte di impiego. ASX in ribasso e imprese sotto pressione.

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