Il presidente americano ordina alle agenzie federali di prepararsi a una risposta immediata dopo le due devastanti scosse che hanno colpito Caracas e il centro-nord del Paese. Il bilancio ufficiale resta ancora incerto mentre proseguono le ricerche tra le macerie

Gli Stati Uniti sono pronti a fornire assistenza immediata al Venezuela dopo i due violentissimi terremoti che hanno colpito il Paese provocando crolli, feriti e un numero ancora imprecisato di vittime.
Il presidente Donald Trump ha annunciato di avere ordinato a tutte le agenzie federali competenti di prepararsi a intervenire rapidamente, mentre le autorità venezuelane continuano a coordinare le operazioni di soccorso nelle aree maggiormente danneggiate.
«I due grandi terremoti che hanno appena colpito il grande popolo del Venezuela sono entrambi di dimensioni enormi e hanno provocato un numero devastante di morti», ha scritto Trump sui social media.
«Gli Stati Uniti sono pronti, disponibili e capaci di aiutare. Ho dato istruzioni a tutte le agenzie del nostro governo affinché si preparino ad agire rapidamente. Saremo presenti per i nostri nuovi e grandi amici. Le prime notizie non sono buone».
Le parole del presidente americano rappresentano la prima offerta pubblica di assistenza da parte di Washington dopo la catastrofe che ha colpito il Venezuela nella serata del 24 giugno.
DUE SCOSSE DEVASTANTI
Il primo terremoto, di magnitudo 7.2, ha avuto il proprio epicentro vicino alla città costiera di Morón, nello Stato di Carabobo, a circa 168 chilometri a ovest di Caracas.
La profondità del sisma è stata calcolata in circa 13 chilometri, rendendo il movimento particolarmente violento nelle aree vicine all’epicentro.
Pochissimo tempo dopo è stata registrata una seconda scossa ancora più potente, di magnitudo 7.5 e a una profondità di circa 10 chilometri.
La successione dei due eventi ha aggravato i danni alle strutture già indebolite dal primo terremoto e ha provocato il crollo di edifici in diversi quartieri della capitale.
A Los Palos Grandes, Altamira e San Bernardino i soccorritori stanno lavorando tra le macerie alla ricerca di persone intrappolate, mentre migliaia di cittadini hanno trascorso la notte all’esterno per il timore di nuove scosse.
BILANCIO ANCORA INCERTO
Le autorità venezuelane non hanno ancora comunicato un bilancio complessivo e verificato delle vittime.
Le informazioni disponibili parlano di edifici distrutti, feriti, dispersi e numerosi interventi di salvataggio, ma la reale dimensione della tragedia potrebbe emergere soltanto con il trascorrere delle ore.
Il Servizio geologico degli Stati Uniti ha classificato entrambi i terremoti con un livello di allerta molto elevato, indicando come probabili danni estesi e un numero importante di vittime.
La stima statistica dell’USGS ipotizza un possibile bilancio compreso tra 10.000 e 100.000 morti, ma non si tratta di un conteggio reale. È una previsione elaborata attraverso modelli che considerano la potenza delle scosse, la densità della popolazione e la vulnerabilità degli edifici.
Il dato dovrà quindi essere trattato con estrema cautela fino alla pubblicazione delle informazioni ufficiali.
STATO D’EMERGENZA
Il governo venezuelano ha dichiarato lo stato d’emergenza e ha chiesto aiuto alla comunità internazionale.
Ospedali e servizi sanitari sono stati messi in allerta, mentre medici, infermieri, vigili del fuoco e personale della Protezione civile sono stati richiamati in servizio.
Le autorità hanno invitato i cittadini a rimanere lontani dagli edifici danneggiati e a lasciare libere le strade per consentire il passaggio delle ambulanze e dei mezzi di soccorso.
Il principale aeroporto internazionale e alcuni sistemi di trasporto della capitale sono stati temporaneamente chiusi per permettere le verifiche sulle infrastrutture.
L’allerta tsunami inizialmente emessa per Porto Rico, Isole Vergini, Aruba, Curaçao e Bonaire è stata successivamente revocata. Potrebbero verificarsi soltanto lievi oscillazioni del livello del mare nelle aree più vicine all’epicentro.
LA RISPOSTA DI WASHINGTON
L’offerta di Trump potrebbe tradursi nell’invio di squadre specializzate nella ricerca e nel salvataggio, personale sanitario, ospedali da campo, generi alimentari, acqua potabile e attrezzature per rimuovere le macerie.
Gli Stati Uniti dispongono di unità capaci di intervenire nelle prime ore successive a un terremoto, quando la possibilità di trovare sopravvissuti sotto gli edifici crollati è ancora elevata.
Il presidente ha chiesto alle agenzie federali di prepararsi a muoversi rapidamente, senza indicare per ora la quantità degli aiuti o il momento esatto dell’invio.
L’intervento dovrà essere coordinato con le autorità venezuelane e con le organizzazioni internazionali già presenti nel Paese.
Le parole utilizzate da Trump mostrano anche il cambiamento nei rapporti politici tra Washington e Caracas, definiti dal presidente attraverso il riferimento ai «nuovi e grandi amici» degli Stati Uniti.
In questo momento, tuttavia, l’emergenza umanitaria supera il confronto politico. La priorità è raggiungere le zone distrutte, estrarre le persone ancora vive dalle macerie e garantire assistenza a chi ha perso la propria abitazione.
CORSA CONTRO IL TEMPO
Le prossime ore saranno decisive.
La possibilità di trovare sopravvissuti diminuisce rapidamente con il passare del tempo, soprattutto in presenza di edifici completamente crollati, comunicazioni interrotte e difficoltà nel raggiungere alcune località.
Le scosse di assestamento rappresentano un ulteriore pericolo per i soccorritori e per le persone che cercano di recuperare oggetti dalle proprie abitazioni.
Il Venezuela affronta ora una delle più gravi emergenze naturali della propria storia recente.
L’offerta degli Stati Uniti potrebbe aprire la strada a una mobilitazione internazionale più ampia, con aiuti provenienti dai Paesi vicini, dalle Nazioni Unite e dalle principali organizzazioni umanitarie.
Mentre il bilancio resta ancora incerto, le immagini che arrivano da Caracas mostrano interi edifici sventrati, persone in strada e squadre di emergenza impegnate senza sosta.
Trump ha assicurato che gli Stati Uniti saranno presenti.
Ora la velocità con cui quell’impegno verrà trasformato in assistenza concreta potrebbe contribuire a salvare vite umane
