Ci sono posti che porti con te anche quando sei dall’altra parte del mondo. Trescore (con l’accento sulla “o”) Balneario è uno di quei posti per me: le medie che ho frequentato, i corridoi, i professori, i volti familiari e le giornate tranquille, i ricordi indelebili e le piccole abitudini quotidiane, le risate condivise con amici di lunga data. Un paese della Bergamasca che non finisce mai sui giornali. O almeno, così pensavo.
Poi, il 25 marzo, Trescore è apparsa nelle cronache nazionali. Un ragazzo di tredici anni ha accoltellato la sua professoressa di francese fuori dalla scuola, ferendola gravemente al collo e al petto. La professoressa si chiama Chiara Mocchi: ha cinquantasette anni ed era una docente appassionata, di quelle che organizzavano eventi di francofonia, registravano lezioni su You Tube, e incoraggiavano curiosità e dialogo perché amava il suo lavoro anche oltre l’orario scolastico. Non era la mia professoressa, ma ci avevo parlato qualche volta, e i miei amici che l’hanno avuta la descrivono tutti allo stesso modo: presente, autentica, capace di far amare una lingua e ispirare rispetto.
Quello che mi ha colpito non è stata solo la violenza in sé, ma la sua architettura. Il ragazzo si era presentato con una maglietta con scritto “Vendetta”. Aveva uno smartphone al collo per riprendere tutto. Aveva oggetti pericolosi nello zaino. Più che un gesto impulsivo, sembra essersi trattato di una scena costruita, pensata per avere un pubblico. E la vittima era una donna, una figura di autorità femminile, amata e rispettata dagli studenti e dalla comunità.
Il movente ufficiale non è ancora noto e sarebbe sbagliato specularvi. Per me è difficile non chiedersi in quale immaginario un tredicenne abbia trovato quella grammatica, in cui la vendetta diventa spettacolo, l’umiliazione pubblica diventa forma di potere e la donna-autorità diventa bersaglio.
Chiunque abbia guardato documentari recenti sulla cosiddetta manosphere—quell’ecosistema online di contenuti misogini che alimenta il risentimento maschile, particolarmente tra i più giovani—riconoscerà qualcosa in questa immagine. Non è necessario che il ragazzo frequentasse certi canali consapevolmente. Cose simili sembravano appartenere ad altri Paesi, ad altre culture anglosassoni, americane. Poi Trescore finisce sui giornali e capisci che forse anche da noi quel confine si sta sgretolando. Per ora, forse perché ho probabilmente frequentato le stesse aule, lo stesso oratorio, le stesse tre strade del paese, mi chiedo cosa stia passando nella mente di chi sta vivendo questi avvenimenti, e quanto la comunità intera stia tentando di capire, reagire e trovare qualche risposta concreta, riflettere insieme e sostenersi a vicenda.

Be the first to comment