GLI STATI UNITI COLPISCONO L’IRAN DOPO L’ATTACCO A UNA NAVE: TREMA LA FRAGILE TREGUA

Washington bombarda postazioni missilistiche, siti per droni e radar costieri dopo che un velivolo senza pilota ha raggiunto una nave cargo nello Stretto di Hormuz. Trump parla di violazione del cessate il fuoco, mentre Vance avverte Teheran: «Alla violenza risponderemo con la violenza»

Gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di attacchi contro obiettivi militari in Iran in risposta al raid con droni che, secondo il presidente Donald Trump, ha colpito una nave cargo nello Stretto di Hormuz violando il fragile cessate il fuoco tra Washington e Teheran.

Il Comando centrale degli Stati Uniti ha comunicato di avere preso di mira postazioni missilistiche, strutture utilizzate per il lancio di droni e siti radar situati lungo la costa iraniana.

Le operazioni, inizialmente descritte come ancora in corso, sarebbero terminate circa un’ora dopo l’annuncio ufficiale.

A confermarlo è stato un funzionario americano informato sull’azione militare, che ha parlato a condizione di anonimato trattandosi di un’operazione ancora particolarmente delicata.

La nuova offensiva arriva in un momento di estrema tensione, mentre Stati Uniti e Iran stanno cercando di negoziare un accordo provvisorio capace di trasformare la tregua in una soluzione più stabile.

L’attacco alla nave rischia ora di compromettere il dialogo e riaprire una fase di scontro diretto.

IL DRONE CHE HA RAGGIUNTO LA NAVE

Trump aveva accusato l’Iran di avere lanciato diversi droni contro un’imbarcazione commerciale in navigazione nello Stretto di Hormuz.

Secondo il presidente, le forze statunitensi sarebbero riuscite ad abbatterne tre, mentre un quarto velivolo avrebbe superato le difese e colpito il ponte superiore della nave.

«Uno è riuscito a passare. Nessuno lo ha visto arrivare», ha dichiarato Trump durante un intervento pubblico.

Il presidente ha aggiunto che l’imbarcazione ha subito danni, ma è stata comunque in grado di proseguire la navigazione.

Washington non ha inizialmente identificato la nave né fornito dettagli precisi sul momento dell’attacco.

Il giorno precedente, tuttavia, le autorità britanniche avevano segnalato che un’imbarcazione era stata raggiunta da un proiettile al largo delle coste dell’Oman.

Trump ha definito l’episodio una «violazione sconsiderata» dell’accordo di cessate il fuoco.

Interrogato sulle possibili conseguenze per l’Iran, il presidente aveva risposto ai giornalisti: «Lo scoprirete».

Poche ore più tardi è arrivata la conferma dei bombardamenti americani.

COLPITI MISSILI, DRONI E RADAR

Secondo lo US Central Command, gli attacchi sono stati diretti contro strutture considerate direttamente collegate alle capacità iraniane di colpire le navi e controllare lo spazio marittimo dello Stretto di Hormuz.

Tra gli obiettivi figurano postazioni missilistiche, centri per l’impiego di droni e radar costieri.

L’intenzione dichiarata di Washington è stata quella di fornire una risposta limitata e proporzionata all’attacco contro la nave cargo.

Non è stato comunicato il numero complessivo degli obiettivi raggiunti, né se vi siano state vittime tra il personale iraniano.

Non risultano ancora informazioni ufficiali sui mezzi utilizzati dagli Stati Uniti, anche se l’area è sorvegliata da navi, velivoli e sistemi militari americani schierati nella regione.

Un funzionario citato dall’Associated Press ha inizialmente dichiarato che gli attacchi erano ancora in corso.

Circa un’ora dopo, un altro aggiornamento ha indicato che la risposta militare era terminata.

La durata relativamente breve dell’operazione potrebbe suggerire il tentativo americano di punire Teheran senza trasformare l’episodio in una nuova campagna militare prolungata.

VANCE: «LA VIOLENZA SARÀ AFFRONTATA CON LA VIOLENZA»

Il vicepresidente JD Vance ha rivolto un avvertimento diretto all’Iran.

In un messaggio pubblicato sui social media, Vance ha invitato Teheran a «prendere il telefono» nel caso esistano divergenze sull’accordo di cessate il fuoco.

«Ma alla violenza risponderemo con la violenza», ha aggiunto.

Le sue parole riassumono la strategia della Casa Bianca: mantenere aperto il canale diplomatico, ma reagire militarmente a qualsiasi azione considerata una violazione della tregua.

Il governo americano vuole evitare che l’Iran interpreti il cessate il fuoco come una limitazione della capacità di risposta degli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, Washington dovrà impedire che ogni episodio militare provochi una nuova spirale di attacchi e rappresaglie.

UNA TREGUA SEMPRE PIÙ FRAGILE

Stati Uniti e Iran stanno cercando di raggiungere un’intesa provvisoria per porre fine in modo permanente al conflitto.

I colloqui tecnici proseguono, ma l’attacco alla nave dimostra quanto la situazione resti instabile.

Trump non ha risposto chiaramente quando gli è stato chiesto se considerasse ancora valido il cessate il fuoco.

Ha però manifestato irritazione per l’azione contro l’imbarcazione.

«Non mi piace il fatto che abbiano sparato ieri», ha dichiarato.

La Casa Bianca considera l’attacco particolarmente grave perché avvenuto in una delle rotte marittime più importanti del mondo.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta un passaggio essenziale per il trasporto internazionale di petrolio e gas.

Qualsiasi escalation militare nell’area potrebbe avere conseguenze immediate sulla sicurezza delle navi commerciali, sui mercati energetici e sul prezzo del greggio.

IL RISCHIO PER LA NAVIGAZIONE INTERNAZIONALE

La presenza di droni e missili vicino alle rotte commerciali aumenta il rischio di incidenti capaci di coinvolgere equipaggi civili e navi appartenenti a Paesi estranei al conflitto.

Le compagnie marittime potrebbero decidere di modificare le rotte, aumentare i costi assicurativi oppure sospendere temporaneamente il transito nell’area.

Un’interruzione significativa dello Stretto di Hormuz avrebbe effetti globali.

Attraverso questo passaggio viaggia una parte rilevante delle esportazioni energetiche provenienti dai Paesi del Golfo.

Anche un periodo limitato di instabilità potrebbe influenzare il prezzo dei carburanti e le catene internazionali di approvvigionamento.

La risposta americana mira quindi non soltanto a difendere le proprie forze e la tregua, ma anche a proteggere la libertà di navigazione.

Resta però il rischio che i bombardamenti spingano Teheran a reagire contro altre navi, basi militari o alleati degli Stati Uniti nella regione.

WASHINGTON TENTA DI LIMITARE L’ESCALATION

Il fatto che gli attacchi siano stati dichiarati conclusi in tempi relativamente brevi potrebbe rappresentare un segnale politico.

Gli Stati Uniti hanno voluto dimostrare di essere pronti a reagire, ma senza annunciare una nuova offensiva di vasta portata.

La scelta degli obiettivi appare legata direttamente alle capacità militari utilizzabili contro le navi.

Questo consentirebbe a Washington di presentare l’operazione come una risposta difensiva e circoscritta, non come la riapertura della guerra.

Molto dipenderà ora dalla reazione iraniana.

Teheran potrebbe scegliere di ridurre la tensione e riprendere i negoziati, oppure rispondere militarmente per non apparire debole davanti alla propria opinione pubblica e ai propri alleati regionali.

La seconda possibilità rischierebbe di rendere il cessate il fuoco definitivamente insostenibile.

L’INCERTEZZA SULLE RESPONSABILITÀ

Trump ha attribuito direttamente all’Iran la responsabilità dell’attacco con i droni.

Nel materiale disponibile non risultano ancora prove tecniche pubblicate in grado di dimostrare l’origine dei velivoli o l’eventuale catena di comando.

Le autorità statunitensi potrebbero disporre di tracciamenti radar, immagini satellitari e dati di intelligence non ancora divulgati.

Teheran non ha fornito, nell’aggiornamento disponibile, una propria versione completa dell’accaduto.

In assenza di informazioni indipendenti, la ricostruzione resta quindi basata soprattutto sulle dichiarazioni del governo americano.

La pubblicazione di ulteriori elementi sarà importante per comprendere se l’attacco sia stato ordinato direttamente dalle autorità iraniane, condotto da una struttura militare autonoma oppure attribuibile a gruppi alleati attivi nella regione.

IL DIALOGO RESTA L’UNICA USCITA

L’azione militare americana dimostra quanto sia sottile la linea che separa la tregua da una nuova guerra.

Washington vuole imporre il rispetto dell’accordo attraverso la deterrenza.

Teheran, dal canto suo, dovrà decidere se privilegiare la trattativa oppure proseguire con azioni capaci di mettere alla prova la determinazione statunitense.

Il messaggio dell’amministrazione Trump è chiaro: gli Stati Uniti sono disponibili a negoziare, ma non accetteranno attacchi contro le navi o le proprie forze senza reagire.

La vera domanda riguarda ciò che accadrà nelle prossime ore.

Se l’Iran non risponderà, gli attacchi potrebbero rimanere un episodio isolato e i negoziati potranno riprendere.

Una nuova rappresaglia, invece, rischierebbe di riportare rapidamente la regione dentro un conflitto aperto.

Per il momento le armi americane hanno smesso di colpire.

Ma nello Stretto di Hormuz, e nei palazzi del potere di Washington e Teheran, la tregua appare più fragile che mai.

Fonte: Associated Press