State umiliando gli italiani in Australia: questo emendamento è uno schiaffo alla democrazia

Gli interventi di Toni Ricciardi, Christian Di Sanzo, Nicola Carè e Fabio Porta hanno denunciato la cancellazione della rappresentanza territoriale. Ma le parole più amare sono quelle degli eletti nella maggioranza, perché sono rimasti in silenzio?

di Emanuele Esposito

Lo dico con fermezza, sapendo che questa posizione potrebbe avere per me anche un prezzo politico: l’emendamento che ridisegna la Circoscrizione Estero è assurdo, ingiusto e profondamente offensivo nei confronti degli italiani che vivono in Australia.

Non è una semplice modifica tecnica. Non è un aggiustamento necessario. Non è una razionalizzazione dovuta alla riduzione del numero dei parlamentari.

È la cancellazione del principio sul quale è nata la rappresentanza degli italiani nel mondo: ogni grande area geografica deve poter eleggere persone che conoscano direttamente il territorio, le comunità e i loro problemi.

Interventi che hanno restituito dignità al Parlamento

Gli interventi pronunciati alla Camera dai parlamentari eletti all’estero del Partito democratico hanno avuto il merito di riportare il dibattito alla realtà.

Toni Ricciardi ha ricordato che stiamo parlando della ventunesima Regione italiana, composta ormai da oltre sette milioni di cittadini. Una popolazione quasi raddoppiata rispetto al 2006, quando gli italiani all’estero votarono per la prima volta direttamente per i propri rappresentanti.

Ha anche ricordato una verità politica difficile da contestare: non si cambiano le regole soltanto perché non si possiede un sufficiente radicamento nei territori.

La politica dovrebbe conquistare i consensi attraverso candidati credibili, presenza, lavoro e ascolto. Non modificando le circoscrizioni quando i risultati elettorali non sono quelli desiderati.

Di Sanzo: quando si rappresentano tutti, non si rappresenta nessuno

Particolarmente significativo è stato anche l’intervento di Christian Di Sanzo, che ha raccontato cosa significhi lasciare l’Italia, costruire una vita all’estero e poi tornare nel luogo più alto del servizio pubblico: il Parlamento.

La sua osservazione è semplice e decisiva: un senatore eletto in un collegio mondiale dovrebbe passare da New York a Buenos Aires, da San Paolo a Sydney, da Londra a Berlino, cercando di rappresentare comunità completamente diverse.

È materialmente impossibile.

Un parlamentare costretto a rappresentare tutto il mondo finirebbe inevitabilmente per non rappresentare nessuno.

Non avrebbe il tempo di mantenere un rapporto reale con gli elettori, conoscere le singole esigenze consolari, incontrare associazioni, imprese, scuole, mezzi di informazione e organismi comunitari.

La rappresentanza diventerebbe soltanto una parola scritta sulla legge, ma svuotata nella realtà.

Carè e la provocazione sul Sud di Marte

Nicola Carè ha utilizzato parole durissime, ma perfettamente comprensibili davanti alla gravità della proposta.

Ha ricordato che gli italiani all’estero vengono celebrati come ambasciatori del Made in Italy quando lavorano, investono e aprono nuovi mercati. Quando però chiedono servizi, diritti e una rappresentanza vicina, improvvisamente diventano un problema da ridimensionare.

La sua provocazione sul Sud di Marte ha fatto sorridere, ma ha descritto perfettamente l’assurdità del progetto.

Se Sydney, Tokyo, Johannesburg, Buenos Aires e New York devono appartenere allo stesso territorio elettorale, allora davvero si potrebbe aggiungere anche Marte. La distanza politica e geografica non cambierebbe molto.

La battuta fa sorridere, ma dietro c’è una realtà drammatica: Australia, Asia, Africa e Americhe non sono quartieri della stessa città. Sono continenti con storie, numeri, interessi ed esigenze profondamente differenti.

Porta: una riforma costruita contro i territori più piccoli

Fabio Porta ha spiegato con chiarezza quale sarebbe il risultato concreto della nuova macro-ripartizione per la Camera.

Quando comunità molto numerose vengono unite a territori con un numero inferiore di elettori, sono inevitabilmente le comunità più piccole a scomparire.

È come se in Italia si creasse un unico collegio mettendo insieme la Lombardia, il Molise, la Valle d’Aosta, la Basilicata e l’Umbria. Formalmente tutti potrebbero votare, ma è evidente quale territorio avrebbe la forza numerica per determinare quasi sempre gli eletti.

Questo è esattamente ciò che rischierebbe di accadere all’Australia e all’Oceania se venissero unite alle intere Americhe, all’Africa e all’Asia.

Il voto resterebbe sulla carta. La possibilità concreta di eleggere un rappresentante del nostro territorio potrebbe invece scomparire.

Rosato: «Interi continenti rischiano di non essere più rappresentati»

Nel dibattito è intervenuto anche Ettore Rosato, preoccupato per gli effetti dell’emendamento sulle comunità italiane nel mondo.

Rosato ha ricordato che la riorganizzazione delle ripartizioni estere è stata discussa più volte in modo trasversale, ma ha avvertito che la soluzione proposta rischia di concentrare la rappresentanza fino a cancellare intere aree geografiche.

«Matematicamente, interi continenti non saranno più rappresentati in questo Parlamento», ha dichiarato.

L’ex vicepresidente della Camera ha sottolineato che la legge sul voto estero nacque per garantire una voce alle comunità emigrate, considerate una ricchezza politica, culturale ed economica per l’Italia.

Pur riconoscendo l’esistenza di esigenze politiche, Rosato ha sostenuto che si sarebbero potute individuare soluzioni più equilibrate.

«Esiste un’esigenza politica, ma anche un’esigenza di rappresentanza. Cancellarla in questo modo non è una cosa buona», ha concluso.

La legge Tremaglia non va demolita

La legge Tremaglia è stata una conquista storica. Può essere migliorata, aggiornata e resa più sicura, ma non deve essere svuotata.

Il sistema presenta problemi? Certamente.

Esistono criticità nei plichi, nei servizi postali, negli elenchi elettorali e nei controlli? Sì, e devono essere affrontate con serietà.

Ma il problema dei possibili brogli è completamente diverso da quello della rappresentanza territoriale.

Per contrastare le irregolarità si possono introdurre codici identificativi, tracciamento dei plichi, verifiche delle firme, sistemi postali più affidabili, controlli consolari e pene più severe.

Non si combattono i brogli cancellando i territori.

Accorpare Africa, Asia, Oceania e tutte le Americhe non rende automaticamente il voto più sicuro. Rende soltanto più difficile per alcune comunità avere una propria voce.

Uno schiaffo agli italiani d’Australia

Per noi che viviamo in Australia, questa proposta è uno schiaffo.

L’Australia non è una periferia elettorale delle Americhe. Non può essere trattata come una piccola appendice geografica da inserire in un collegio gigantesco per facilitare calcoli e distribuzioni di seggi.

La nostra comunità ha una storia specifica. Ha costruito imprese, associazioni, scuole, mezzi di informazione, istituzioni culturali e rapporti economici fondamentali tra Italia e Australia.

I nostri problemi riguardano la rete consolare, la cittadinanza, le pensioni, l’assistenza, la promozione della lingua italiana, gli accordi commerciali, il riconoscimento dei titoli, la mobilità giovanile e la presenza del Made in Italy nell’Indo-Pacifico.

Sono questioni che non possono essere rappresentate efficacemente da qualcuno eletto grazie ai voti raccolti prevalentemente in un altro continente.

Il silenzio degli eletti all’estero della maggioranza

Ma c’è un aspetto che mi preoccupa persino più dell’emendamento: il silenzio dei parlamentari eletti all’estero nelle file della maggioranza.

È una domanda durissima, ma legittima.

Come voteranno gli eletti all’estero della maggioranza?

Difenderanno le comunità che hanno chiesto loro rappresentanza oppure seguiranno senza discutere le indicazioni dei partiti?

Su una materia così importante non basta presentarsi al momento del voto. Devono spiegare pubblicamente la propria posizione.

Gli elettori hanno il diritto di sapere.

Non si rappresentano i partiti contro i territori

Un parlamentare eletto all’estero appartiene certamente a un partito, ma ha anche una responsabilità specifica verso il territorio che lo ha eletto.

Quando gli interessi della segreteria entrano in conflitto con quelli della comunità, deve avere il coraggio di scegliere da quale parte stare.

Altrimenti la rappresentanza perde ogni significato.

Non si può chiedere il voto degli italiani in Australia promettendo attenzione, ascolto e difesa del territorio, per poi restare in silenzio quando quello stesso territorio rischia di essere cancellato dalla geografia parlamentare.

Non è una questione di destra o di sinistra

Questa battaglia non dovrebbe appartenere soltanto al Partito democratico.

Non è una questione di destra o di sinistra. È una questione di democrazia, territorio e rapporto tra rappresentanti ed elettori.

Chiunque sia stato eletto all’estero dovrebbe difendere il principio della rappresentanza territoriale, indipendentemente dal simbolo con il quale è entrato in Parlamento.

Domani il nuovo sistema potrebbe favorire un partito. Dopodomani potrebbe favorirne un altro. Ma il danno alle comunità resterebbe permanente.

Le regole elettorali non possono essere scritte pensando al risultato della prossima elezione. Devono essere costruite per garantire diritti e rappresentanza nel tempo.

Gli italiani all’estero hanno memoria

La maggioranza può avere i numeri per approvare l’emendamento. Ma avere i numeri non significa automaticamente avere ragione.

Gli italiani residenti all’estero osservano quanto sta accadendo. Vedono chi prende la parola, chi difende i territori e chi resta in silenzio.

Vedono una politica che li celebra quando servono all’export, al turismo, alla cultura e alla promozione del Made in Italy, ma che rischia di sacrificarli quando deve distribuire dodici seggi parlamentari.

Non siamo cittadini utili soltanto durante le missioni commerciali.

Non siamo il bancomat dell’Italia nel mondo.

Non siamo una fotografia da utilizzare durante le celebrazioni ufficiali.

Siamo cittadini italiani e abbiamo diritto a una rappresentanza reale.

Diteci come voterete

Per questo rivolgo una richiesta pubblica a tutti i parlamentari eletti all’estero, soprattutto a quelli appartenenti alla maggioranza: diteci come voterete.

Spiegate agli italiani in Australia se considerate giusto cancellare la ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide.

Spiegateci come un senatore potrebbe rappresentare contemporaneamente tutto il pianeta.

Spiegateci perché un cittadino di Sydney dovrebbe competere elettoralmente nello stesso collegio con comunità distribuite tra Buenos Aires, New York, Johannesburg e Tokyo.

Il silenzio non è più accettabile.

Qui non si sta discutendo di un dettaglio tecnico. Si stanno togliendo diritti di rappresentanza agli italiani nel mondo.

Lo ripeto con fermezza: la legge Tremaglia può essere corretta, ma non demolita. I controlli possono essere rafforzati, ma i territori non possono essere cancellati.

Perché tagliare una circoscrizione richiede soltanto un voto parlamentare. Ricostruire una voce politica, una volta perduta, potrebbe richiedere generazioni.