di Domenico Maceri PhD
“Di solito leggo storie su di me”. Questa è stata la risposta di Donald Trump alla Second Lady Usha Vance, che gli aveva chiesto se avesse molto tempo per leggere libri.
Trump ha continuato dicendo che legge i giornali. In questo incontro nello Studio Ovale della Casa Bianca, però, si è registrato un episodio del podcast della Second Lady, nel quale gli ospiti leggono libri ai bambini. Trump ha letto un libro sui presidenti, offrendo battute personali sui suoi predecessori.
Bisogna ammirare la sincerità di Trump, che ha confessato senza alcuna vergogna il proprio narcisismo nelle sue letture.
La Goldwater Rule dell’American Psychiatric Association proibisce agli psichiatri di offrire diagnosi senza un contatto diretto con i pazienti. Ciononostante, un gruppo anti-Trump nel 2024 ha diffuso una lettera firmata da 200 professionisti della salute mentale, nella quale si legge che il presidente soffre di narcisismo maligno, condizione che lo renderebbe inadeguato alla leadership politica.
Gli interventi di Trump in occasione del duecentocinquantesimo anniversario degli Stati Uniti confermano il suo narcisismo, che sta alla base della sua condotta personale e che egli mescola con quella politica.
Trump ha usato queste occasioni per promuovere la propria agenda politica, invece di ribadire i principi e gli ideali storici della fondazione degli Stati Uniti.
Nel suo primo intervento a Mount Rushmore, in South Dakota — monumento iconico che esibisce i volti dei presidenti storici George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, tra i quali lui si immagina — ha iniziato tracciando un ritratto positivo e ottimistico degli Stati Uniti.
Poco dopo, però, ha cambiato tono, trasformando il discorso in un comizio politico per promuovere la propria agenda e attaccare i nemici.
Il 47esimo presidente ha avvertito del pericolo rappresentato dai “nuovi arrivati che sostengono idee” contrarie al successo del Paese. Trump ha continuato asserendo che il partito comunista “è pieno zeppo di immigrati illegali, criminali e di tutti quelli che non vogliono lavorare”.
In un altro discorso al National Mall di Washington, che gli organizzatori volevano cancellare per il maltempo, Trump ha ripreso la propria tematica politica, reiterando l’importanza del Save America Act.
Si tratta di una proposta legislativa restrittiva e contraria ai principi democratici. La proposta di legge non ha i voti al Senato a causa del filibuster, il meccanismo di ostruzionismo che richiede 60 consensi nella Camera Alta per poter procedere al voto.
Invece di pronunciare un discorso presidenziale capace di unire tutti gli americani in un momento storico per il Paese, Trump ha utilizzato l’occasione per perseguire i propri obiettivi politici.
Se Trump non è riuscito ad andare oltre i propri scopi politici, ribadendo i principi democratici e idealistici degli Stati Uniti — anche se storicamente non sempre pienamente realizzati — Papa Leone XIV, nato negli Stati Uniti, lo ha fatto per gli americani.
Dopo avere ricevuto dalle mani di J. D. Vance, vicepresidente di Trump, l’invito a partecipare alle celebrazioni del 250esimo anniversario degli Stati Uniti, la Santa Sede ha spiegato che la presenza del Pontefice non sarebbe stata possibile a causa di altri impegni.

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