Immigrazione, Labor prepara la stretta: Costa accusa il governo di inseguire One Nation

L’ex tesoriere del New South Wales Michael Costa sostiene che la nuova linea annunciata da Tony Burke sia una scelta elettorale per recuperare consensi nelle periferie e nelle aree regionali. Il discorso del ministro è stato rinviato perché il pacchetto non è ancora definito

La possibile stretta del governo Albanese sull’immigrazione non rappresenterebbe un vero cambiamento politico, ma una strategia per contrastare la crescita di One Nation.

A sostenerlo è Michael Costa, ex tesoriere Labor del New South Wales, secondo il quale il ministro degli Interni Tony Burke non avrebbe modificato le proprie convinzioni, nonostante il linguaggio più severo utilizzato recentemente dal governo.

Costa considera positiva una riduzione degli ingressi, ma ritiene che Labor stia intervenendo soltanto perché preoccupato dalla perdita di voti nelle periferie delle grandi città e nei collegi regionali.

«È una decisione strategica. Ha a che fare con One Nation», ha dichiarato.

Il discorso di Burke rinviato

Tony Burke avrebbe dovuto presentare le nuove linee del programma migratorio durante un importante intervento al National Press Club.

Il discorso è stato però rinviato perché alcuni elementi del pacchetto non erano ancora stati definiti.

Il ministro ha spiegato che l’intervento affronterà «il sistema migratorio nel suo complesso» e sarà pronunciato in una data successiva.

Il rinvio ha alimentato nuove critiche, facendo emergere dubbi sulla reale unità del governo e sulla portata delle misure in preparazione.

Secondo Costa, le divisioni interne al Partito Labor potrebbero avere rallentato il progetto.

L’ex tesoriere ha parlato di una sinistra interna pronta a esercitare pressione e non ha escluso che lo stesso primo ministro Anthony Albanese possa avere avuto un ruolo nella decisione di posticipare l’annuncio.

«Tony Burke non ha cambiato natura»

Costa ha sostenuto che il ministro degli Interni non abbia realmente modificato la propria posizione sull’immigrazione.

«Tony Burke non ha cambiato natura», ha affermato.

A suo giudizio, Labor starebbe cercando di adottare la risposta più moderata possibile, sufficiente però a ridurre il vantaggio politico di One Nation sul tema.

L’obiettivo sarebbe recuperare elettori preoccupati per la crescita della popolazione, la scarsità di abitazioni e la pressione esercitata sui servizi pubblici.

Costa ha comunque riconosciuto che un intervento è necessario.

«I livelli di immigrazione sono troppo alti. Lo sanno tutti. Anche la qualità dell’immigrazione è una questione», ha dichiarato, aggiungendo che la stretta sarebbe dovuta arrivare molto prima.

La destra non crede alla svolta di Labor

Anche l’ex senatrice liberale Hollie Hughes ha espresso forte scetticismo.

Secondo Hughes, il passato del governo in materia di immigrazione rende difficile credere che Labor voglia davvero ridurre gli arrivi.

L’ex parlamentare ha definito poco credibile l’idea di una stretta significativa e ha sostenuto che l’immigrazione rappresenti una componente centrale dell’impostazione politica ed economica del partito.

«Nessuno crede che Labor voglia davvero fare qualcosa», ha affermato.

Le critiche dell’opposizione si concentrano soprattutto sulla distanza tra il nuovo linguaggio del governo e i livelli migratori registrati negli ultimi anni.

Le previsioni riviste al rialzo

Il governo Albanese ha ripetutamente sostenuto che la migrazione netta stia diminuendo dopo il forte aumento seguito alla riapertura delle frontiere internazionali al termine della pandemia.

Il Tesoro ha però dovuto rivedere al rialzo le proprie previsioni.

Secondo le stime citate, circa 1,2 milioni di persone aggiuntive potrebbero arrivare in Australia tra il 2025 e il 2030.

Questi numeri hanno rafforzato il dibattito politico, soprattutto mentre la crisi abitativa continua a incidere pesantemente sui bilanci familiari.

La crescita della popolazione aumenta la domanda di case, trasporti, scuole, ospedali e infrastrutture. Il problema non è soltanto quanti migranti arrivano, ma se il Paese sia in grado di accoglierli senza peggiorare le condizioni di chi già vi risiede.

One Nation punta tutto sull’immigrazione

Pauline Hanson ha trasformato l’immigrazione in uno dei principali temi della campagna politica di One Nation.

La sua proposta prevede di ridurre gli ingressi annuali a circa 130.000 persone.

Il partito sostiene che gli attuali livelli siano incompatibili con la disponibilità di abitazioni, la capacità dei servizi pubblici e la crescita dei salari.

La linea più dura sta trovando ascolto soprattutto nelle periferie e nelle aree regionali, dove molti elettori percepiscono direttamente la pressione sul costo della vita e sulle infrastrutture.

È proprio questa crescita di One Nation che, secondo Costa, starebbe spingendo Labor a correggere la rotta.

Taylor vuole legare gli arrivi alle nuove case

Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha proposto un modello differente.

La Coalition vorrebbe collegare il numero dei nuovi migranti alla quantità di abitazioni effettivamente completate ogni anno.

L’idea è evitare che la popolazione cresca più rapidamente dell’offerta immobiliare.

Il modello consentirebbe di adeguare gli ingressi alla capacità reale del Paese, trasformando l’edilizia abitativa in uno dei principali criteri per definire il programma migratorio.

Resta però da chiarire come verrebbero calcolate le abitazioni disponibili e quali settori economici avrebbero priorità nell’assegnazione dei visti.

Il problema della qualità degli ingressi

Costa ha sollevato anche la questione della composizione del programma migratorio.

Una politica efficace non dovrebbe limitarsi a ridurre i numeri, ma dovrebbe selezionare competenze realmente necessarie all’economia australiana.

L’Australia continua ad avere bisogno di personale sanitario, ingegneri, tecnici, lavoratori specializzati e professionisti capaci di contribuire alla produttività.

Un programma troppo ampio e poco mirato rischia invece di aumentare la popolazione senza risolvere le carenze strutturali del mercato del lavoro.

La sfida è trovare un equilibrio tra esigenze economiche, sostenibilità demografica e capacità delle infrastrutture.

Una svolta politica ancora tutta da dimostrare

Il governo non ha ancora presentato il pacchetto definitivo.

Per questo non è possibile stabilire se si tratterà di una vera riduzione degli ingressi, di una revisione dei criteri oppure soltanto di una nuova strategia comunicativa.

Il rinvio del discorso di Burke ha però indebolito il messaggio di fermezza che Labor voleva trasmettere.

La pressione di One Nation è evidente e l’immigrazione è destinata a diventare uno dei temi centrali delle prossime elezioni federali.

Per Albanese, il rischio è duplice: perdere consensi tra gli elettori preoccupati dai livelli migratori oppure alienare la parte del partito contraria a una politica più restrittiva.

Michael Costa non ha dubbi: la nuova linea nasce soprattutto dalla paura elettorale.

Ora spetterà al governo dimostrare che dietro le parole esiste un progetto concreto, capace di ridurre la pressione su case e servizi senza rinunciare alle competenze di cui l’Australia ha realmente bisogno.