Oltre trecento eccellenze in più rispetto allo scorso anno. I licei guidano la classifica, con il Classico all’8% e lo Scientifico al 6,1%. Calano invece i diplomati con 100/100 e quelli promossi con il minimo
Sono 14.123 gli studenti che hanno concluso l’esame di maturità 2026 con la lode, oltre trecento in più rispetto allo scorso anno.
Le eccellenze rappresentano il 2,9% dei diplomati e si concentrano soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, dove Campania, Sicilia e Calabria registrano alcuni dei numeri più elevati.
I dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito mostrano un quadro complessivamente molto positivo: il 99,8% degli studenti ammessi ha ottenuto il diploma, mentre diminuisce la quota dei candidati promossi con il voto minimo.
Il Sud guida la classifica delle lodi
La distribuzione geografica evidenzia una netta prevalenza delle regioni meridionali.
La Campania si colloca al primo posto per numero di studenti diplomati con lode. Seguono la Sicilia, con 1.928 eccellenze, il Lazio con 1.165 e la Calabria con 1.042.
La Lombardia, nonostante il numero elevato di studenti e istituti, si ferma a 760 lodi.
Il dato conferma una tendenza già osservata negli anni precedenti e riapre il dibattito sulle differenze territoriali nella valutazione finale, sull’omogeneità dei criteri adottati dalle commissioni e sul rapporto tra risultati scolastici e successive opportunità universitarie e professionali.
I licei restano la principale fucina di eccellenze
Sul fronte degli indirizzi scolastici, i licei continuano a registrare la percentuale più alta di diplomati con lode.
Il Liceo Classico guida la classifica con l’8% degli studenti, seguito dallo Scientifico con il 6,1%.
La maggiore concentrazione di voti eccellenti nei percorsi liceali riflette anche il diverso profilo degli studenti e l’orientamento verso studi universitari, ma pone nuovamente il tema della valorizzazione delle eccellenze negli istituti tecnici e professionali.
Il sistema scolastico italiano continua infatti ad attribuire grande visibilità ai risultati dei licei, mentre le competenze acquisite nei percorsi tecnici e professionali spesso ricevono minore riconoscimento pubblico.
Calano i 100 senza lode
Se aumentano le lodi, diminuisce in modo significativo la quota degli studenti che hanno ottenuto 100/100 senza il riconoscimento aggiuntivo.
Nel 2025 rappresentavano il 7,1% dei diplomati. Quest’anno la percentuale scende al 5,3%.
La diminuzione potrebbe indicare una maggiore selettività nell’assegnazione del punteggio massimo oppure una diversa distribuzione dei voti nelle fasce immediatamente inferiori.
Cresce infatti il numero degli studenti collocati tra 81 e 99.
La maggioranza tra 61 e 80
La fascia più numerosa resta quella compresa tra 71 e 80 punti, nella quale si colloca il 30,1% dei diplomati, contro il 29,3% dell’anno precedente.
Il 26% ha ottenuto un voto tra 61 e 70, una percentuale invariata rispetto al 2025.
Aumentano gli studenti nella fascia 81-90, passati dal 18% al 19,7%, mentre quelli tra 91 e 99 salgono dall’11% all’11,9%.
Il quadro mostra quindi un lieve spostamento verso punteggi medio-alti, anche se la maggior parte degli studenti continua a concludere l’esame con valutazioni comprese tra 61 e 80.
Meno promossi con il minimo
Diminuisce anche la quota dei candidati diplomati con 60/100.
Il voto minimo è stato assegnato al 4,1% degli studenti, rispetto al 4,9% dello scorso anno.
Il calo può essere letto come un miglioramento delle prestazioni complessive oppure come l’effetto di una distribuzione più generosa dei punteggi nelle fasce immediatamente superiori.
Resta comunque molto elevata la percentuale di successo finale.
Quasi tutti ammessi e diplomati
All’esame è stato ammesso il 96,7% dei candidati scrutinati, in aumento rispetto al 96,5% dell’anno scolastico precedente.
Tra gli ammessi, il 99,8% ha conseguito il diploma.
La percentuale finale è sostanzialmente invariata rispetto al 2025 e conferma che la maturità rappresenta ormai, per chi arriva all’esame, un traguardo superato dalla quasi totalità degli studenti.
Il vero momento selettivo sembra quindi collocarsi soprattutto negli anni precedenti e nella fase di ammissione.
Il dibattito sull’uniformità delle valutazioni
La forte concentrazione delle lodi al Sud potrebbe riaprire una discussione già nota.
Le prove scritte sono nazionali, ma una parte importante della valutazione dipende dal percorso scolastico, dai crediti e dal colloquio orale.
Per questo i risultati possono riflettere differenze nei criteri adottati dalle commissioni e nelle modalità con cui vengono attribuiti i punteggi.
Il numero elevato di lodi non deve essere interpretato come un problema in sé. Premiare gli studenti eccellenti è giusto.
È però importante che una lode abbia lo stesso valore e venga assegnata secondo criteri comparabili in ogni regione e in ogni indirizzo di studio.
Un risultato da valorizzare oltre il diploma
I 14.123 studenti diplomati con lode rappresentano una risorsa per il Paese.
Il vero banco di prova arriverà però dopo la maturità.
Molti proseguiranno all’università, altri entreranno nel mondo del lavoro o sceglieranno percorsi di formazione superiore.
La scuola ha riconosciuto il loro merito. Ora l’Italia dovrà essere capace di offrire opportunità adeguate, evitando che una parte di questi giovani scelga di trasferirsi all’estero per costruire il proprio futuro.
La lode è un riconoscimento importante.
Ma diventa davvero utile soltanto quando viene accompagnata da università accessibili, lavoro qualificato, ricerca e possibilità concrete di crescita.
