Gaza, funerale collettivo per 112 vittime recuperate dopo quasi tre anni sotto le macerie

I corpi, tra cui quelli di 40 bambini, sono stati estratti nel quartiere Sabra di Gaza City. Erano rimasti sepolti dal bombardamento israeliano del 22 novembre 2023, che secondo le autorità locali uccise oltre 300 persone

Centinaia di palestinesi hanno partecipato a un funerale collettivo per 112 vittime recuperate soltanto ora dalle macerie di un bombardamento israeliano avvenuto a Gaza City nel novembre 2023.

L’attacco colpì un intero isolato residenziale nel quartiere Sabra, poche settimane dopo l’inizio della guerra tra Israele e Hamas. Secondo la Protezione civile di Gaza, tra i resti recuperati nel fine settimana ci sono anche quelli di 40 bambini.

I corpi sono stati deposti in file ordinate, avvolti nelle bandiere palestinesi e accompagnati da fotografie e petali di fiori. Dopo le preghiere, i familiari e i soccorritori li hanno trasportati lungo una strada circondata da edifici distrutti fino a un cimitero vicino.

Il bombardamento del 22 novembre 2023

L’attacco avvenne il 22 novembre 2023, in una fase particolarmente intensa della guerra.

Secondo le autorità locali, oltre 300 persone morirono quando gli aerei israeliani rasero al suolo un blocco abitativo appartenente in gran parte alle famiglie Hassayna e Abu Sharia.

Circa 40 corpi furono recuperati subito dopo l’attacco, attraverso scavi improvvisati effettuati con strumenti rudimentali e a mani nude.

La maggior parte delle vittime rimase invece sepolta sotto tonnellate di cemento, ferro e detriti.

La notizia dell’elevato numero di morti impiegò diversi giorni a emergere, in un momento segnato da combattimenti continui, comunicazioni interrotte e dall’avvicinarsi del primo cessate il fuoco.

Ancora 157 corpi dispersi

La Protezione civile, che opera sotto il ministero dell’Interno controllato da Hamas, ha dichiarato che almeno 157 vittime di quel singolo attacco non sono state ancora individuate.

«È come se i loro corpi fossero evaporati senza lasciare traccia», ha raccontato Taysir al-Hassayna, parente di alcune delle vittime.

Secondo l’uomo, l’unica colpa delle persone uccise era quella di essere rimaste nelle proprie abitazioni, convinte che quelle case potessero proteggerle.

Il lavoro di recupero è stato possibile grazie alla tregua attualmente in vigore, che ha ridotto i combattimenti in alcune zone e consentito ai soccorritori di raggiungere aree rimaste a lungo inaccessibili.

Migliaia di dispersi sotto le macerie

Il ritrovamento dei 112 corpi contribuisce ad aumentare ulteriormente il bilancio della guerra.

Secondo il ministero della Sanità di Gaza, oltre 73.377 palestinesi sono stati uccisi dall’inizio dell’offensiva israeliana, comprese le vittime registrate dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco.

Il ministero non distingue sistematicamente tra civili e combattenti, ma afferma che la maggioranza delle vittime è composta da donne e bambini. Le sue registrazioni vengono considerate generalmente attendibili dalle agenzie delle Nazioni Unite e da numerosi osservatori indipendenti.

Almeno 7.400 persone risultano ufficialmente segnalate dalle famiglie come ancora sepolte sotto le macerie.

Il numero reale potrebbe essere molto più alto, perché in diversi bombardamenti sono state sterminate intere famiglie e non è rimasto nessuno in grado di denunciare la scomparsa dei parenti.

Intere famiglie cancellate

Le vittime sepolte martedì appartenevano in gran parte agli stessi nuclei familiari.

L’Associated Press ha identificato almeno 60 famiglie di Gaza che, nei primi tre mesi di guerra, hanno perso 25 o più componenti.

Il bombardamento del quartiere Sabra rappresenta uno degli episodi più gravi di questa distruzione familiare.

Il funerale collettivo ha assunto quindi il significato di una sepoltura comunitaria: non soltanto per singole vittime, ma per interi rami familiari rimasti per anni senza una tomba.

Una tregua ancora fragile

Il cessate il fuoco ha interrotto gran parte dei combattimenti, ma non ha fermato completamente le vittime.

Secondo il ministero della Sanità di Gaza, almeno 1.252 persone sono state uccise nel territorio palestinese dall’entrata in vigore della tregua.

Israele sostiene di colpire militanti che minacciano i propri soldati, persone coinvolte nell’attacco del 7 ottobre 2023 oppure responsabili di altre violazioni dell’accordo.

Cinque militari israeliani sarebbero stati uccisi dall’inizio del cessate il fuoco.

Entrambe le parti si accusano reciprocamente di non rispettare gli impegni sottoscritti.

Gaza resta devastata

Gran parte della Striscia è ancora distrutta.

La maggioranza dei circa due milioni di palestinesi risulta sfollata e molte famiglie vivono in tende sovraffollate, con condizioni igieniche precarie e servizi essenziali insufficienti.

Nei campi si registrano infestazioni di roditori e focolai di malattie infettive, tra cui la varicella.

La ricostruzione procede lentamente, anche perché la situazione politica e militare resta incerta.

Hamas conserva le proprie armi, nonostante gli impegni sul disarmo, mentre l’esercito israeliano non si è ritirato e continua a controllare più della metà del territorio.

I negoziati sul futuro della Striscia

Le trattative sulle fasi successive del cessate il fuoco risultano in gran parte bloccate.

Nikolay Mladenov, incaricato dal Board of Peace di seguire la transizione postbellica di Gaza, ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per discutere anche di un nuovo accordo sul disarmo di Hamas.

Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato nei giorni scorsi un’intesa che prevederebbe la cessazione delle operazioni militari israeliane e lo stop di ogni attività armata da parte di Hamas e dei gruppi alleati.

Israele ha però espresso «serie preoccupazioni per la sicurezza» dopo la pubblicazione del testo.

Una sepoltura arrivata dopo quasi tre anni

Il funerale di Deir al-Balah non chiude il dolore delle famiglie.

Restituisce però un nome, un corpo e una tomba a 112 persone rimaste per anni sotto le macerie.

Per centinaia di altri familiari l’attesa continua.

La guerra di Gaza non si misura soltanto nei morti già contati. Si misura anche nelle migliaia di persone che ancora non sono state recuperate e nelle famiglie che non sanno dove piangere i propri cari.