Guerra Usa-Iran, intesa tra Teheran e Oman per un nuovo corridoio di navigazione nello Stretto di Hormuz

Concordate le coordinate della rotta marittima. L’accordo potrebbe includere una tregua di 60 giorni, lo sminamento del passaggio e nuove regole per il traffico commerciale. Restano però nodi irrisolti e versioni contrastanti sulla riapertura immediata dello Stretto

Iran e Oman avrebbero raggiunto un’intesa sulle coordinate geografiche di un nuovo corridoio di navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo.

L’annuncio è stato affidato al portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, secondo il quale Teheran e Muscat avrebbero concordato le caratteristiche della rotta destinata a consentire il transito delle navi attraverso lo Stretto.

Una dichiarazione congiunta sarebbe ora nella fase finale di esame e redazione.

Teheran ha però avvertito che il processo potrebbe essere ostacolato da «parti terze», un riferimento interpretato come rivolto soprattutto agli Stati Uniti.

Una tregua di 60 giorni

Secondo le informazioni disponibili, l’accordo seguirebbe un’impostazione simile a quella di precedenti memorandum negoziali.

Il piano prevederebbe un cessate il fuoco iniziale di 60 giorni, eventualmente prorogabile, durante il quale entrambe le parti dovrebbero sospendere gli attacchi e riaprire il dialogo diplomatico.

I negoziati non riguarderebbero soltanto la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Sul tavolo tornerebbero anche le questioni più ampie del conflitto tra Stati Uniti e Iran, compreso il programma nucleare di Teheran.

L’obiettivo sarebbe creare una finestra temporanea di stabilità per ridurre il rischio di un’escalation militare e riattivare i canali diplomatici interrotti.

Come funzionerebbe il nuovo corridoio

Durante il periodo di tregua, il traffico marittimo verrebbe organizzato attraverso due corsie separate.

Le navi dirette verso il Golfo Persico utilizzerebbero una rotta settentrionale situata nelle acque territoriali iraniane.

Questo porrebbe il traffico in entrata sotto la sorveglianza diretta delle autorità di Teheran.

Le navi in uscita, dirette verso il Mar Arabico, transiterebbero invece lungo una corsia meridionale nelle acque territoriali dell’Oman.

La gestione sarebbe affidata alle autorità di Muscat, ma in coordinamento con l’Iran.

Il sistema dovrebbe ridurre il rischio di incidenti, separare i flussi di navigazione e garantire un controllo più ordinato del passaggio.

Trenta giorni per rimuovere le mine

Un altro punto centrale dell’intesa sarebbe lo sminamento dello Stretto.

Il piano prevederebbe un periodo di 30 giorni per bonificare la corsia centrale e rimuovere gli ordigni presenti nell’area.

Una volta completate le operazioni, il passaggio centrale potrebbe diventare un corridoio permanente utilizzabile in entrambe le direzioni.

L’Iran starebbe inoltre valutando la possibilità di consentire la partecipazione di Paesi europei alle operazioni di sminamento.

Un eventuale coinvolgimento internazionale potrebbe aumentare la fiducia delle compagnie marittime e ridurre i costi assicurativi, cresciuti a causa della guerra e dell’insicurezza regionale.

Nuove tasse e pedaggi sulle navi

Nei primi 60 giorni non sarebbero previsti pedaggi fissi per il transito.

Verrebbe però introdotta una nuova tassa di servizio, destinata a coprire i costi della sicurezza, del personale, della protezione del carico e della tutela ambientale.

Dopo il periodo iniziale, Teheran vorrebbe introdurre tariffe obbligatorie per tutte le navi commerciali e le petroliere.

Questo punto potrebbe diventare uno dei nodi più difficili delle future trattative.

Lo Stretto di Hormuz è considerato una rotta di navigazione internazionale e l’eventuale imposizione di pedaggi iraniani potrebbe essere contestata dagli Stati Uniti, dai Paesi occidentali e dagli Stati del Golfo.

Le versioni contrastanti sulla riapertura

Nonostante l’annuncio dell’intesa, non è ancora certo che lo Stretto venga riaperto immediatamente.

Una fonte citata dall’emittente statale iraniana Irib avrebbe escluso una riapertura automatica e sostenuto che i colloqui riguardano esclusivamente Iran e Oman.

Secondo questa versione, gli Stati Uniti non sarebbero parte dell’accordo.

Teheran continuerebbe inoltre a subordinare la completa riapertura dello Stretto alla cessazione di quelle che definisce «violazioni americane».

La differenza tra le dichiarazioni mostra quanto il negoziato sia ancora fragile e quanto restino da definire gli aspetti politici e militari dell’intesa.

Il ruolo della guida suprema iraniana

L’accordo dovrebbe ricevere anche l’approvazione definitiva della guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei.

Senza il via libera della massima autorità politica e religiosa del Paese, le intese raggiunte dai negoziatori non potrebbero diventare pienamente operative.

Il passaggio è particolarmente delicato perché riguarda la sicurezza nazionale iraniana, il controllo delle acque territoriali e i rapporti con gli Stati Uniti.

Teheran intende evitare che l’intesa venga interpretata come una concessione unilaterale a Washington.

Trump promette «colpi durissimi»

Prima dell’annuncio dell’accordo, il presidente statunitense Donald Trump aveva parlato di una riapertura imminente dello Stretto.

Trump aveva però avvertito che, in caso di fallimento dei negoziati, l’Iran avrebbe subito «colpi durissimi».

La risposta iraniana è stata fortemente polemica.

Teheran ha accusato il presidente americano di essere inaffidabile e ha ironizzato sulle sue ripetute dichiarazioni secondo cui Hormuz sarebbe già stato riaperto.

Le minacce militari continuano quindi ad accompagnare il negoziato, aumentando il rischio che un singolo incidente possa compromettere l’intero processo.

Tensioni anche nel Mar Rosso

Mentre Iran e Oman trattano sullo Stretto di Hormuz, la sicurezza delle rotte energetiche resta minacciata anche nel Mar Rosso.

Gli Houthi avrebbero compiuto nuovi attacchi contro due petroliere saudite.

Gli episodi confermano che la crisi non riguarda un solo passaggio marittimo.

Hormuz, il Mar Rosso e le rotte verso il Canale di Suez fanno parte di un sistema energetico e commerciale interconnesso.

Un attacco in uno di questi punti può far aumentare il prezzo del petrolio, i costi dei trasporti e le assicurazioni marittime in tutto il mondo.

Un accordo ancora fragile

L’intesa tra Teheran e Muscat rappresenta un possibile passo avanti, ma non equivale ancora alla piena riapertura dello Stretto.

Le coordinate del corridoio sarebbero state concordate, mentre la dichiarazione politica resta in fase di definizione.

Devono essere chiariti il ruolo degli Stati Uniti, le condizioni della tregua, il controllo delle corsie, le operazioni di sminamento e il futuro sistema di pedaggi.

Ogni punto può diventare motivo di scontro.

L’Oman continua a svolgere un ruolo fondamentale di mediazione, cercando di mantenere aperto il dialogo tra due avversari che restano profondamente diffidenti.

Hormuz resta il cuore della crisi

Lo Stretto di Hormuz è molto più di una rotta marittima.

È uno dei principali punti di passaggio delle esportazioni mondiali di petrolio e gas.

La sua chiusura o anche soltanto la minaccia di un blocco può avere conseguenze immediate sui mercati energetici, sull’inflazione e sulle economie di numerosi Paesi.

Per questo l’accordo tra Iran e Oman viene osservato con grande attenzione.

Se funzionerà, potrebbe ridurre la tensione e creare le condizioni per una tregua più ampia.

Se fallirà, il rischio è un nuovo confronto militare tra Washington e Teheran, con conseguenze capaci di estendersi ben oltre il Medio Oriente.