Australia, allarme sociale sul JobSeeker: 68 dollari al giorno non bastano più

Crescono le pressioni sul governo federale perché aumenti il livello base del sussidio. Affitti, energia e alimentari stanno rendendo sempre più difficile vivere con l’attuale indennità

Il JobSeeker torna al centro del dibattito sociale australiano.

Per molti beneficiari, l’indennità continua a tradursi in circa 68 dollari al giorno, una cifra che secondo associazioni, operatori sociali e gruppi impegnati contro la povertà non è più sufficiente a sostenere le spese essenziali.

Con il costo degli affitti ancora elevato, bollette pesanti e prezzi alimentari cresciuti negli ultimi anni, aumentano le pressioni sul governo federale affinché intervenga sul livello base del sostegno.

Il problema è il costo della vita

Sessantotto dollari al giorno devono coprire molto più del cibo.

Per chi non dispone di altre entrate, il JobSeeker deve contribuire a pagare affitto, elettricità, trasporti, telefono, farmaci, abbigliamento e tutte le spese quotidiane necessarie per cercare lavoro.

Il problema diventa ancora più grave nelle grandi città australiane, dove una parte consistente del sussidio può essere assorbita dal costo dell’alloggio.

Il rischio è che il sistema destinato a sostenere chi attraversa un periodo di disoccupazione finisca per lasciare molte persone costantemente al di sotto di una soglia economica dignitosa.

La richiesta: aumentare il livello base

Da tempo organizzazioni sociali e gruppi di advocacy chiedono che il governo non si limiti ad adeguamenti marginali, ma riveda strutturalmente il valore del JobSeeker.

La questione non riguarda soltanto la povertà.

Un sostegno insufficiente può rendere più difficile anche il ritorno nel mercato del lavoro. Cercare un impiego richiede infatti denaro per trasporti, connessione internet, telefono, abbigliamento adeguato e, in alcuni casi, formazione.

Quando una persona deve scegliere tra mangiare, pagare una bolletta o raggiungere un colloquio, il sistema rischia di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato.

Affitti sempre più difficili da sostenere

La crisi abitativa rende il problema ancora più evidente.

Per chi vive da solo e dipende principalmente dal JobSeeker, trovare un’abitazione nel mercato privato può diventare quasi impossibile.

Anche una stanza in condivisione può assorbire gran parte dell’indennità settimanale.

Ne deriva una crescente dipendenza da familiari, servizi di emergenza, organizzazioni di beneficenza e programmi di assistenza alimentare.

Il dilemma del governo

Per il governo federale la scelta non è semplice.

Un aumento significativo del JobSeeker comporterebbe una maggiore spesa pubblica e dovrebbe essere inserito in un bilancio già sottoposto a pressioni per sanità, alloggi, difesa, assistenza agli anziani e altri programmi sociali.

Dall’altra parte, mantenere un’indennità considerata insufficiente può trasferire i costi altrove: nei servizi per i senzatetto, nella salute mentale, nelle emergenze abitative e nell’assistenza alimentare.

Il vero interrogativo diventa quindi non soltanto quanto costa aumentare il sussidio, ma quanto costa non farlo.

Una questione di dignità

Il JobSeeker non dovrebbe essere concepito come uno stipendio permanente, ma come una rete di sicurezza temporanea.

Proprio per questo deve consentire a chi perde il lavoro di attraversare un periodo difficile senza perdere contemporaneamente casa, salute e possibilità di rientrare nel mercato occupazionale.

Il dibattito australiano si concentra sempre più su questa linea di confine.

A circa 68 dollari al giorno, per molti beneficiari quella rete di sicurezza appare ormai troppo vicina al pavimento.