Il fondatore di Meta firma una lettera-manifesto sul futuro dell’intelligenza artificiale: più potere agli individui, meno concentrazione nelle mani di aziende e governi. E annuncia nuovi modelli a pesi aperti
Per Mark Zuckerberg, la corsa alla super-intelligenza artificiale non è soltanto una competizione tra aziende tecnologiche. È soprattutto una questione di potere.
Nella lettera aperta The Future is for Everyone: The Path to a Positive AI Future, il fondatore e amministratore delegato di Meta sostiene che le capacità dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati dovrebbero essere distribuite il più possibile, evitando che finiscano concentrate nelle mani di poche grandi società o di singoli governi.
La tesi è netta: chi controllerà la super-intelligenza potrebbe controllare una delle infrastrutture decisive del futuro.
L’AI deve aumentare le capacità umane
Zuckerberg propone una filosofia fondata sull’“empowerment” individuale.
Secondo questa visione, l’obiettivo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe essere semplicemente automatizzare il lavoro umano, ma permettere alle persone di inventare, creare e sviluppare capacità che oggi non possiedono.
La super-intelligenza, dunque, non come sostituto dell’uomo, ma come moltiplicatore delle sue possibilità.
Meta lega questa impostazione anche alla sicurezza: maggiore distribuzione della tecnologia significherebbe, secondo Zuckerberg, minore rischio di concentrazione del potere.
La decentralizzazione come risposta
È proprio questo il passaggio più politico della lettera.
Se pochi soggetti controllassero sistemi immensamente più potenti di quelli attuali, sostiene Zuckerberg, il risultato potrebbe essere una concentrazione economica e tecnologica senza precedenti.
Da qui la difesa dell’open source e dei modelli a pesi aperti, considerati strumenti capaci di allargare l’accesso alla tecnologia e ridurre la dipendenza da infrastrutture controllate esclusivamente dai grandi operatori del cloud.
La posizione ha anche una dimensione geopolitica.
Zuckerberg invita gli Stati Uniti e i loro alleati a mantenere la leadership mondiale nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale aperta, mentre la competizione internazionale nel settore diventa sempre più intensa.
Meta annuncia Muse Glimmer
Alla dichiarazione di principio Meta affianca anche un annuncio concreto.
Secondo quanto illustrato dall’azienda, sono stati resi disponibili i pesi di Muse Glimmer, un modello da 30 miliardi di parametri progettato per funzionare anche su hardware relativamente accessibile, come un computer dotato di una singola GPU consumer.
L’obiettivo dichiarato è portare capacità avanzate di AI più vicino all’utente finale, riducendo la necessità di utilizzare esclusivamente grandi infrastrutture centralizzate.
Nelle prossime settimane Meta prevede inoltre di pubblicare i pesi di Muse Spark 1.2, presentato dall’azienda come uno dei modelli fondazionali più avanzati della propria generazione.
Una battaglia anche industriale
La strategia di Meta presenta però una contraddizione solo apparente.
Da una parte l’azienda compete con gli altri giganti tecnologici per costruire sistemi sempre più potenti. Dall’altra sostiene pubblicamente che almeno una parte significativa di quelle tecnologie debba essere accessibile e modificabile da una platea molto più ampia.
La scelta può essere letta come una filosofia tecnologica, ma anche come una precisa strategia industriale.
Un ecosistema aperto può infatti favorire la diffusione degli standard e dei modelli Meta, aumentando il numero di sviluppatori, imprese e ricercatori che costruiscono prodotti sopra quella tecnologia.
La vera domanda è chi controllerà l’AI
Il punto centrale della lettera resta però più ampio.
Se la super-intelligenza cambierà davvero il modo in cui lavoriamo, produciamo, comunichiamo e prendiamo decisioni, la questione decisiva non sarà soltanto quanto sarà potente.
Sarà capire chi potrà controllarla, modificarla, distribuirla e stabilirne i limiti.
Zuckerberg propone una risposta precisa: distribuire il potere invece di concentrarlo.
Resta da vedere quanto questa visione riuscirà a conciliarsi con gli interessi economici delle grandi aziende tecnologiche e con le esigenze di sicurezza che sistemi sempre più potenti inevitabilmente solleveranno.
La corsa alla super-intelligenza, dunque, non riguarda più soltanto algoritmi e miliardi di dollari.
Riguarda il modello di società che verrà costruito attorno a quella tecnologia.
