di Antonio di Bella
Con la stagione delle dichiarazioni dei redditi in pieno svolgimento, cresce il numero di contribuenti che tenta di detrarre vestiti utilizzati sul lavoro. Ma un dress code aziendale non trasforma automaticamente pantaloni, camicie, abiti o giacche in spese deducibili
Con milioni di australiani alle prese con la tax return, gli esperti mettono in guardia da uno degli errori più frequenti nelle richieste di deduzione: le spese sostenute per l’abbigliamento da lavoro.
Secondo Mark Chapman, Director of Tax Communications di H&R Block, si tratta di un’area che continua a rappresentare un vero e proprio “red flag” nelle dichiarazioni.
Il principio è semplice: utilizzare un vestito per andare al lavoro non significa automaticamente poterlo detrarre dalle tasse.
«Il fatto che il datore di lavoro si aspetti che tu abbia un aspetto elegante non trasforma automaticamente quei vestiti in un’uniforme», ha spiegato Chapman.
Il completo dell’impiegato non è deducibile
Uno degli errori più comuni consiste nel ritenere che l’esistenza di un dress code aziendale renda fiscalmente deducibile qualsiasi capo acquistato per rispettarlo.
Non è così.
Un completo indossato da un commercialista, ad esempio, continua a essere considerato abbigliamento ordinario.
Lo stesso vale per un vestito nero utilizzato da una lavoratrice dell’hospitality, anche quando l’azienda richiede espressamente quel tipo di abbigliamento.
Camicie, pantaloni, giacche e altri capi di uso comune non diventano deducibili soltanto perché vengono utilizzati esclusivamente durante l’orario di lavoro.
Quando l’uniforme può essere detratta
La situazione cambia quando si tratta di una vera uniforme aziendale.
Un’uniforme obbligatoria deve essere distintiva del luogo di lavoro e permettere di identificare chiaramente la persona come dipendente di quell’organizzazione.
Secondo Chapman, la presenza del logo dell’azienda sul capo rappresenta uno degli elementi che possono renderlo deducibile.
Per le uniformi non obbligatorie esiste invece un sistema specifico: devono essere registrate dal datore di lavoro nel Register of Approved Occupational Clothing.
La differenza, quindi, non dipende semplicemente dal fatto che un capo venga acquistato per lavorare, ma dalla sua effettiva natura professionale.
Chef, uniformi specifiche e abbigliamento protettivo
Esistono altre categorie nelle quali la deduzione può essere ammessa.
Tra queste rientra l’occupation-specific clothing, ovvero l’abbigliamento che identifica chiaramente una determinata professione e che normalmente non viene utilizzato nella vita quotidiana.
Un esempio sono i tradizionali pantaloni a quadretti da chef.
Possono inoltre rientrare nelle deduzioni alcuni capi e calzature protettive necessari per svolgere il proprio lavoro in sicurezza, come gli stivali con puntale d’acciaio.
Anche in questi casi, però, è necessario che il capo abbia una reale funzione professionale o protettiva.
Il dress code non basta
La regola più importante da ricordare durante la compilazione della dichiarazione è quindi quella di non confondere un obbligo aziendale di presentarsi in un certo modo con una vera uniforme.
Un ristorante può chiedere ai camerieri di indossare pantaloni neri e camicia bianca.
Uno studio professionale può pretendere giacca e cravatta.
Un negozio può stabilire determinati colori.
Ma se quei capi rimangono normali vestiti utilizzabili anche al di fuori del lavoro, non diventano automaticamente una spesa deducibile.
Meglio controllare prima di inserire la spesa
La stagione fiscale porta ogni anno molti contribuenti a cercare tutte le deduzioni alle quali possono legittimamente avere diritto.
Il problema nasce quando si estende troppo il concetto di “spesa di lavoro”.
Sulle spese per l’abbigliamento le regole sono particolarmente rigide e proprio per questo rappresentano un’area sulla quale è necessario prestare attenzione.
Prima di inserire una richiesta nella tax return, quindi, conviene verificare che il capo rientri realmente nelle categorie riconosciute.
Perché una cosa è certa: indossare qualcosa al lavoro non significa necessariamente poterlo scaricare dalle tasse.

Be the first to comment