Australia verso una primavera rovente: El Niño e Dipolo dell’Oceano Indiano possono spingere il caldo verso nuovi record

Le previsioni indicano temperature da 1 a 2 gradi sopra la media in gran parte del Paese. El Niño potrebbe raggiungere un’intensità eccezionale tra settembre e dicembre, mentre un possibile Dipolo positivo dell’Oceano Indiano aumenterebbe il rischio di caldo e siccità soprattutto nel sud-est

L’Australia potrebbe andare incontro a una primavera tra le più calde mai registrate, con una combinazione potenzialmente pericolosa di El Niño, possibile Dipolo positivo dell’Oceano Indiano e temperature globali sempre più elevate.

Secondo l’analisi del meteorologo Rob Sharpe, l’attuale El Niño nel Pacifico è già eccezionalmente intenso per questo periodo dell’anno e potrebbe rafforzarsi ulteriormente nelle prossime settimane, mentre gran parte dell’Australia meridionale potrebbe registrare temperature medie tra 1 e 2 gradi sopra la norma.

Una prospettiva che aumenta il rischio di nuovi record e che arriva dopo otto mesi caratterizzati da precipitazioni distribuite in maniera insolitamente uniforme sul continente.

Alice Springs più piovosa di Melbourne, Hobart e Canberra

Il 2026 ha prodotto finora uno scenario quasi capovolto rispetto alle normali caratteristiche climatiche australiane.

Molte zone desertiche dell’interno hanno ricevuto precipitazioni eccezionali, mentre diverse aree tradizionalmente più umide dell’est e del sud-ovest sono rimaste sotto la media.

Alice Springs ha accumulato quasi 400 millimetri di pioggia dall’inizio dell’anno, più del doppio della media gennaio-agosto di circa 188 millimetri.

Nello stesso periodo Melbourne ha ricevuto 311 millimetri contro una media di 401, Hobart 290 contro 383 e Canberra 337 contro 382.

Adelaide ha invece seguito una traiettoria differente, arrivando a 429 millimetri.

Una distribuzione anomala che racconta quanto complesso sia diventato il quadro meteorologico nazionale.

La siccità torna a preoccupare l’est

Se il centro dell’Australia ha beneficiato di precipitazioni abbondanti, alcune zone orientali stanno tornando rapidamente verso condizioni di siccità.

Il Queensland ha vissuto la stagione umida più piovosa degli ultimi 15 anni, ma nei mesi successivi molte aree orientali hanno registrato meno della metà delle normali precipitazioni tra aprile e luglio.

Le zone interne meridionali risultano particolarmente vulnerabili.

Una situazione simile si osserva oltre il confine con il New South Wales, dove ampie aree del New England e del nord-ovest risultano già in condizioni di siccità o comunque fortemente interessate dalla carenza di pioggia.

Le precipitazioni arrivate a maggio avevano temporaneamente ridotto l’allarme, ma non sono state seguite da quantità sufficienti di pioggia.

Il rafforzamento di El Niño potrebbe ora aggravare la situazione.

El Niño vicino a livelli eccezionali

È proprio il Pacifico a rappresentare uno degli elementi principali della previsione per la primavera.

L’evento El Niño, dichiarato due mesi fa secondo l’analisi, sarebbe già il più intenso mai osservato in questo periodo dell’anno.

Ancora più significativa sarebbe la quantità di calore presente immediatamente sotto la superficie dell’oceano, indicata come eccezionalmente elevata e capace quindi di alimentare un ulteriore rafforzamento del fenomeno.

Negli ultimi due mesi il valore relativo della regione NINO3.4 – una delle aree utilizzate per misurare El Niño e La Niña – sarebbe aumentato di poco più di un grado.

Se questa tendenza continuerà, il valore potrebbe superare entro la fine del mese il precedente riferimento record di 2,65°C.

I più recenti modelli globali indicano inoltre un’elevata probabilità che El Niño raggiunga livelli record tra settembre e dicembre, con un possibile picco compreso tra 3 e 3,7 gradi sopra la norma.

Anche il Dipolo dell’Oceano Indiano entra in gioco

A complicare ulteriormente la situazione potrebbe essere il Dipolo dell’Oceano Indiano, conosciuto come IOD.

Negli ultimi tre settimane l’indice avrebbe superato la soglia di +0,4°C utilizzata dal Bureau of Meteorology come riferimento per un possibile evento positivo.

Perché il fenomeno venga formalmente classificato come Dipolo positivo, però, questa soglia deve essere mantenuta per almeno otto settimane.

I modelli indicano che ciò potrebbe verificarsi.

Un IOD positivo significa generalmente acque relativamente più fredde vicino all’Indonesia e più calde verso l’Africa.

Storicamente, quando El Niño e IOD positivo agiscono contemporaneamente, vaste zone dell’Australia tendono a sperimentare condizioni più calde e secche, soprattutto durante la primavera.

Pioggia: quadro meno semplice

Sul fronte delle precipitazioni, tuttavia, la previsione non è uniforme.

Le acque calde a ovest dell’Australia potrebbero continuare ad alimentare l’ingresso di umidità sul continente, attenuando in alcune aree gli effetti normalmente più secchi prodotti da El Niño e dal Dipolo positivo.

Il Western Australia, esclusa soprattutto la zona sud-occidentale, potrebbe quindi avere buone possibilità di ricevere precipitazioni superiori alla media.

Le perturbazioni provenienti da ovest potrebbero inoltre attraversare periodicamente le regioni centrali fino a raggiungere l’est, producendo fasce di pioggia e temporali.

Per le aree orientali già più secche, la media dei modelli suggerisce circa il 60% di probabilità di precipitazioni inferiori alla mediana.

Più netto il segnale nel sud-est.

Gran parte di Victoria, Tasmania e South Australia sud-orientale avrebbe una probabilità superiore al 70% di registrare piogge inferiori alla norma.

Il vero rischio è il caldo

Se la previsione delle precipitazioni resta complessa, quella delle temperature appare molto più chiara.

I modelli indicano per gran parte dei due terzi meridionali dell’Australia una primavera con temperature mediamente 1-2°C superiori alla climatologia di riferimento 1993-2016.

Il confronto con i precedenti rende il dato particolarmente significativo.

Il record per l’anomalia termica primaverile nella metà meridionale dell’Australia risale al 2015, quando le temperature furono mediamente 1,43°C superiori alla media 1991-2020.

Le attuali proiezioni risultano inoltre più elevate di quelle formulate, con analogo anticipo, prima delle primavere particolarmente calde del 2023 e del 2024.

Per questo i meteorologi ritengono concreta la possibilità che diversi record possano essere battuti.

Una primavera da osservare con attenzione

Molto dipenderà dall’evoluzione dell’Oceano Pacifico nelle prossime settimane e dalla conferma o meno di un Dipolo positivo nell’Oceano Indiano.

Il quadro, tuttavia, è già sufficientemente chiaro per indicare una primavera potenzialmente difficile.

Le aree agricole dell’est potrebbero entrare nella stagione calda con una disponibilità d’acqua già ridotta, mentre Victoria, Tasmania e parte del South Australia rischiano contemporaneamente precipitazioni scarse e temperature elevate.

L’Australia arriva così alla primavera con una situazione quasi paradossale: un interno eccezionalmente bagnato durante i primi otto mesi dell’anno e alcune delle regioni normalmente più umide che guardano invece a una stagione calda e secca.

E se El Niño continuerà a rafforzarsi come indicano i modelli, il problema principale potrebbe presto non essere soltanto quanto pioverà.

Ma quanto farà caldo.