di Giuseppe Arnò
C’è un vecchio detto che, tradotto dal buon senso popolare alla diplomazia internazionale, potrebbe suonare più o meno così: senza soldi non si cantano messe.
E, a giudicare da come va il mondo, nemmeno si fanno guerre, si costruiscono alleanze, si impongono sanzioni o si promettono paci durature.
«C’est l’argent qui fait la guerre», dicono i francesi.
Forse è un’esagerazione.
La storia, del resto, è troppo complicata per essere spiegata con un solo portafoglio. Le guerre nascono anche dall’ideologia, dal nazionalismo, dalla religione, dalla vendetta, dalla paura e dalla sete di potere.
Ridurre tutto a una questione economica sarebbe come sostenere che un matrimonio fallisce soltanto perché il conto del ristorante era troppo salato.
Ma guai a dimenticare il denaro.
Perché il denaro, nella storia dell’umanità, ha una curiosa abitudine: non è quasi mai il protagonista ufficiale, ma spesso conosce molto bene il copione.
Basta guardare alla politica internazionale dei nostri giorni.
Si parla di valori, di principi, di sicurezza, di democrazia e di pace.
Tutte cose rispettabilissime.
Poi arrivano i dazi, le sanzioni, gli embarghi, il congelamento dei beni, le restrizioni commerciali, le guerre tecnologiche e le battaglie per il controllo delle materie prime e dei mercati.
E improvvisamente ci accorgiamo che, dietro le grandi parole, c’è sempre qualcuno che sta facendo i conti.
Il mondo moderno ha semplicemente cambiato il modo di combattere.
Un tempo si mandavano gli eserciti.
Oggi, quando possibile, si mandano i mercati.
La guerra economica è diventata una sorta di conflitto senza uniforme.
Non si vedono necessariamente carri armati alle frontiere, ma si possono vedere aziende costrette a lasciare un Paese, investimenti bloccati, banche escluse, merci che non arrivano, tecnologie che non vengono vendute e mercati che improvvisamente chiudono le porte.
È una guerra più elegante, almeno in apparenza.
Si combatte in giacca e cravatta, davanti a un computer, con una firma digitale e qualche comunicato stampa.
Il rumore dei cannoni viene sostituito dal clic di una tastiera.
E il bello, si fa per dire, è che tutti possono continuare a dichiararsi favorevoli alla pace.
La globalizzazione aveva promesso un mondo più interdipendente, nel quale commerciare sarebbe stato più conveniente che combattersi.
