Libertà di stampa ai minimi storici: Italia 56ª, Australia 33ª. Domenica l’approfondimento nel podcast di Allora!

La libertà di stampa nel mondo continua a deteriorarsi. Nel World Press Freedom Index 2026 di Reporters Without Borders, 100 Paesi su 180 hanno registrato un peggioramento delle condizioni per il giornalismo. L’Italia scende al 56° posto, mentre l’Australia si colloca al 33°. Un tema che approfondiremo domenica nel nostro podcast “La Domenica di Allora!”.

Il dato che emerge dalla venticinquesima edizione del World Press Freedom Index è particolarmente preoccupante: il punteggio medio globale ha raggiunto livelli estremamente bassi e, per la prima volta nella storia dell’indice, più della metà dei Paesi analizzati si trova nelle categorie in cui la situazione della libertà di stampa è considerata “difficile” o “molto grave”.

Alla base del peggioramento ci sono pressioni politiche sull’informazione, tendenze autoritarie, difficoltà economiche del settore editoriale e un crescente ricorso a strumenti legislativi capaci di limitare l’attività giornalistica.

Italia al 56° posto

Per l’Italia il quadro resta particolarmente delicato.

Il nostro Paese si trova al 56° posto della classifica mondiale, dopo aver perso sette posizioni nell’ultimo anno e quindici rispetto al 2023.

Nel 2023 l’Italia occupava infatti il 41° posto, nel 2024 il 46°. La progressiva discesa evidenzia problemi che riguardano l’indipendenza dell’informazione, le pressioni politiche, la situazione economica del settore e la protezione dei giornalisti.

Un arretramento che deve far riflettere, perché la libertà di stampa non è soltanto una questione che riguarda chi lavora nei giornali, nelle televisioni o nelle redazioni digitali: rappresenta uno degli indicatori fondamentali della qualità di una democrazia.

Australia al 33° posto

Anche l’Australia merita particolare attenzione.

Nel World Press Freedom Index 2026 l’Australia occupa il 33° posto mondiale. Pur trovandosi in una posizione nettamente migliore rispetto all’Italia, Reporters Without Borders segnala alcune criticità strutturali.

Secondo RSF, l’Australia continua complessivamente a offrire un ambiente relativamente protettivo per l’informazione, ma deve confrontarsi con problemi importanti, tra cui soprattutto la forte concentrazione della proprietà dei media e le pressioni che possono essere esercitate sui professionisti dell’informazione.

Un altro elemento sottolineato dall’organizzazione è l’assenza di una garanzia costituzionale esplicita della libertà di stampa. RSF considera inoltre l’elevata concentrazione del panorama mediatico australiano una possibile minaccia per il pluralismo dell’informazione e per il giornalismo di interesse pubblico.

Nella regione Asia-Pacifico, tuttavia, l’Australia continua a rappresentare una delle democrazie con le maggiori garanzie per il giornalismo, insieme ad altri Paesi che mantengono ambienti relativamente favorevoli alla libera informazione.

Stati Uniti in difficoltà

Il deterioramento della libertà di stampa interessa anche alcune delle principali democrazie occidentali.

Negli Stati Uniti il rapporto di RSF evidenzia un contesto sempre più difficile per il giornalismo, caratterizzato dalla crescente polarizzazione politica e da un rapporto sempre più conflittuale tra potere politico e mezzi d’informazione.

Il fenomeno non riguarda soltanto Washington. Anche in America Latina diversi Paesi hanno registrato arretramenti, con un aumento dell’ostilità verso giornalisti e testate e maggiori pressioni sull’indipendenza editoriale.

Europa ai vertici, ma non senza problemi

L’Europa continua a occupare molte delle migliori posizioni della classifica mondiale, ma non è immune dal deterioramento.

Anche all’interno dell’Unione europea emergono problemi legati all’indipendenza editoriale, al pluralismo, alla concentrazione proprietaria e alle interferenze politiche.

La presenza dell’European Media Freedom Act rappresenta un importante strumento di tutela, ma l’esistenza delle norme non significa automaticamente che la libertà dell’informazione sia garantita nella pratica.

Quando il giornalismo diventa un bersaglio

Il dato più importante del rapporto 2026 va oltre le singole classifiche.

Il giornalismo è sottoposto a pressioni crescenti: politiche, economiche, giudiziarie e, in alcuni Paesi, anche fisiche.

La crisi economica delle imprese editoriali può rendere le redazioni più vulnerabili. La concentrazione della proprietà può ridurre il pluralismo. Le pressioni del potere politico possono condizionare il lavoro dei giornalisti. E l’utilizzo improprio delle leggi può trasformarsi in uno strumento per scoraggiare inchieste e informazione critica.

Perché una stampa realmente libera non è un privilegio dei giornalisti.

È il diritto dei cittadini a sapere.

Ed è proprio per questo che il tema merita una discussione più ampia.

Domenica ne parleremo a “La Domenica di Allora!”

Approfondiremo la libertà di stampa, la posizione dell’Italia, quella dell’Australia e il futuro del giornalismo domenica nel nostro podcast “La Domenica di Allora!”.

Cercheremo di capire cosa significa realmente essere al 56° o al 33° posto di una classifica internazionale, quali pressioni affrontano oggi giornalisti ed editori e, soprattutto, quanto sia ancora possibile parlare di informazione veramente indipendente.

Perché dietro una classifica ci sono domande che riguardano tutti noi: chi controlla l’informazione? Quanto è libero un giornalista di raccontare ciò che vede? E quanto è libera una democrazia se la sua stampa non lo è?