Il clamoroso furto al Museo regionale Accascina di Messina assume contorni sempre più inquietanti. Tra le ipotesi investigative emerge anche quella di un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata. Le opere di Antonello da Messina sarebbero infatti talmente conosciute da risultare praticamente impossibili da vendere sul mercato clandestino senza essere individuate.
Il furto dei capolavori di Antonello da Messina continua a scuotere la Sicilia e il mondo dell’arte.
A sollevare nuovi interrogativi è Enzo Caruso, assessore alla Cultura del Comune di Messina, secondo il quale resta difficile comprendere come i ladri siano riusciti a entrare nel Museo Accascina e rimuovere le opere in pochi minuti senza conoscere in maniera dettagliata la struttura.
Da qui nasce anche una delle ipotesi più delicate: un possibile collegamento con la criminalità organizzata.
Opere impossibili da rivendere
Il problema, secondo Caruso, è proprio la straordinaria notorietà dei dipinti.
Capolavori di questo livello non possono essere immessi facilmente nemmeno sul mercato nero. Qualunque tentativo di vendita attirerebbe immediatamente l’attenzione degli investigatori e degli esperti internazionali.
Per questo le opere potrebbero, secondo l’ipotesi avanzata dall’assessore, essere utilizzate come garanzia, merce di scambio o strumento di pressione all’interno di ambienti criminali.
Caruso non esclude neppure scenari nei quali la restituzione possa diventare oggetto di una trattativa clandestina.
Si tratta, va sottolineato, di ipotesi e non di elementi finora accertati dagli investigatori.
Il precedente del Caravaggio
Il caso riporta inevitabilmente alla memoria uno dei più celebri misteri dell’arte italiana: la scomparsa nel 1969 della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio, rubata dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo.
Quel capolavoro non è mai stato recuperato e nel corso dei decenni numerose piste investigative hanno indicato possibili collegamenti con Cosa Nostra.
Il parallelismo rende ancora più inquietante quanto accaduto a Messina.
Due opere abbandonate durante la fuga
Il furto è avvenuto sabato sera, mentre la città era affollata per una festa religiosa.
Due delle opere sottratte sono state successivamente ritrovate da alcuni turisti, abbandonate vicino alla recinzione del museo.
Un dettaglio che solleva altre domande.
Secondo Caruso, i ladri potrebbero aver sottovalutato il peso delle tavole lignee. A differenza di una tela, infatti, queste opere non possono essere semplicemente tagliate o arrotolate e richiedono particolare attenzione nel trasporto.
L’abbandono di alcuni dipinti e il modo poco accurato con cui sarebbero stati maneggiati potrebbero quindi indicare anche errori nella pianificazione del colpo.
Allarmi e telecamere funzionavano
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha fatto sapere che il sistema di videosorveglianza e gli allarmi del museo risultavano regolarmente funzionanti.
È stata comunque avviata un’indagine interna per verificare ogni aspetto della sicurezza e accertare anche l’eventuale coinvolgimento di personale interno.
Uno dei grandi interrogativi resta proprio questo: come è stato possibile realizzare un furto così rapido in un museo dotato di sistemi di protezione attivi?
Arrivano gli specialisti dei furti d’arte
A Messina sono attesi gli specialisti italiani impegnati nel recupero delle opere d’arte rubate.
Le forze specializzate italiane vantano una lunga esperienza nel rintracciare capolavori scomparsi, anche a distanza di anni.
Soltanto pochi giorni fa sono state recuperate opere di Renoir, Cézanne e Matisse rubate precedentemente da un museo vicino Parma.
La speranza è che la stessa sorte tocchi ai capolavori di Antonello.
La pista dello Stretto
Un’altra possibilità è che i responsabili abbiano rapidamente trasferito le opere fuori dalla Sicilia.
Il Museo Accascina si trova infatti relativamente vicino allo Stretto di Messina, aprendo teoricamente anche l’ipotesi di una fuga via mare.
Caruso ritiene però possibile che i dipinti siano ancora nascosti, in attesa che l’attenzione mediatica e investigativa diminuisca.
Per ora non ci sono certezze.
C’è però una convinzione: opere così famose difficilmente possono sparire senza lasciare traccia.
Messina spera quindi che la storia non diventi un nuovo caso Caravaggio e che i capolavori possano presto tornare nel museo della città che diede i natali al loro autore.
